StOp, sToP! @Bluerose Saloon 9.01.2016

Il terzetto spagnolo glam metal composto da Jacob A.M. (voce e basso), Vega (chitarra) e Danny Stix (batteria) ha una storia davvero affascinante alle spalle, di quelle che ispirano i film sul rock’n’roll e sui i sogni infranti.

Tutto comincia con un ragazzo che sogna di fare la rockstar, che ha nelle vene quell’adrenalina tipica del musicista ribelle e tanta voglia di spaccare il mondo, talmente tanta da essere disposto a vivere di stenti pur di non mollare la sua passione. Questa è la storia di Jacob A.M., nato a Minorca, assolata isola delle Baleari, e di come a fine anni 90 lasciò tutto per partire all’inseguimento del suo sogno, formare una rock band e diventare qualcuno. Vagabondando tra Barcellona e Milano, mai stanco di suonare, anche se appena per qualche moneta in strada, sempre alla ricerca di qualcuno abbastanza folle da seguirlo in questa avventura. Un bel giorno decise di tentare la fortuna anche in America, finendo a Los Angeles nel 2006, per ritrovarsi a vivere in un furgone in Sunset Boulevard a pochi passi dal celebre “Whiskey a Go Go”, sognando la fama e i mostri sacri del rock’n’roll.

Gli anni passarono, e molti musicisti si alternarono nella creazione di quella che sarebbe poi stata la versione definitiva della band che oggi conosciamo; nel 2009 la formazione trovò finalmente un assetto stabile con Vega – chitarra, Mak G.G. – chitarra e Danny Stix – batteria. La storia di come Danny sia entrato a fare parte della band ha dell’incredibile: pare fosse un grande fan, e che dal suo paese di origine, la Bulgaria, si fosse innamorato della loro musica appena trasferitosi in Spagna, a Barcellona. Cominciò a seguire la band in tour e ad avvicinarsi a loro, finchè un giorno, proprio come in un film, agli StOp, sToP! servì un nuovo batterista. Vennero aperte le audizioni, e dopo molti “no” Jacob e Vega si accorsero che quel ragazzo mingherlino dalla capigliatura vaporosa che li amava tanto sapeva anche picchiare come un dannato fabbro e senza pensarci due volte gli diedero il lavoro!

Nell’inverno del 2010 venne finalmente registrato “Unlimited” ma poco dopo Mak G.G. lasciò la band. In compenso fioccarono ottime recensioni dalle riviste rock spagnole, passaggi radiofonici e sold out shows come quello di Barcellona, al ​​’Mephisto’. Tuttavia, a dispetto dei consensi di stampa e fans locali, il tour successivo costrinse la band a constatare che la risposta in patria non gli avrebbe mai garantito il “grande salto”, e così a fine ottobre 2011, i ragazzi decisero di lasciarsi la Spagna alle spalle, comprarsi un furgone e andare alla conquista del Regno Unito vivendo come zingari (appunto nel furgone) e continuando a credere nel proprio obiettivo. Dopo l’ottima accoglienza e un paio di tour in UK, rientrarono in patria per registrare il secondo lavoro nel luglio 2012, “Join The Party”. Ed eccoci finalmente ai giorni nostri, e più precisamente al 9 gennaio 2016, sul palco del Bluerose di Bresso, in una piovosa serata invernale, pronti per goderci dal vivo l’epilogo di tutto questo in una promettente esibizione.

I ragazzi salgono sul palco con una grinta e una positività contagiose: il pubblico è piacevolmente numeroso, si tratta della loro primissima esibizione italiana, e c’è perfino un piccolo gruppo di fans venuti appositamente dall’ Inghilterra con tanto di bandiera per supportare la formazione. La magia degli StOp, sToP!,  incarnazione stilistica delle sonorità storiche glam metal made in L.A. di metà anni ’80, (Motley Crue, Poison, Hanoi Rocks, Tigertailz) con riffs potenti e orecchiabili, un look coloratissimo e un’energia senza freni – si propaga all’istante nel locale, come se tre personaggi fantastici si fossero materializzati da un libro illustrato dai vivacissimi colori. Jacob ha il viso iper espressivo dipinto completamente di bianco, un pò Jocker un pò Paul Stanley, Vega sembra uscito da “Pirati dei Caraibi” in versione rock e Danny un incrocio tra Telespalla Bob e il Cappellaio Matto in versione Johnny Depp, quella migliore. Per iniziare manca solo il sottofondo perfetto, che parte appena Jacob afferra l’asta del microfono con un sorriso sornione e il fare da mattatore mettendo in chiaro che: “we are here to have a party motherf***ers!” e noi di certo non ci vogliamo lamentare. La loro setlist è a dir poco pirotecnica;  prevede i pezzi tratti dai loro due album – spettacolarmente eseguiti con tanto di coreografie sincronizzate come nei migliori videoclip – e cover sapientemente personalizzate che mettono in risalto la loro indiscutibile bravura.

Foto by Marco Epi
Foto by Marco Epi

L’asta del microfono è coperta da un boa di piume fucsia, le chitarre di Vega sono leopardate e glitterate a dovere, e la batteria di Danny non teme il freddo avvolta in una glammosissima pelliccia zebrata di un bel punto di rosa. La loro esibizione propaga decibel e passione per il rock’n’roll da ogni amplificatore: cantatissimi i pezzi “Born to rock”(click per vedere il video) – che vi consiglio caldamente per svegliarvi il lunedì mattina – e “Join the party” (click per vedere il video). Spassosissimi i siparietti con cui Jacob presenta le canzoni come un cantastorie: “sapete conoscevo questa ragazza…lei era davvero pazza di me…così tanto che avrebbe voluto tenersi un pezzo di me…(ndr ridiamo tutti) però vedete, io non possiedo nulla di materiale, non si trattava di soldi, di quelli non ne ho mai avuti…e così si è presa il mio **** (ndr ridiamo tutti) ecco, adesso non ne ho più uno, ma sono fiducioso che ricrescerà, davvero!Il suo nome era Lola!” Super trascinanti “Love machine” e “Poser” tratti dall’ultimo album (Ndr JOIN THE PARTY –  2014 Metalapolis Records), assolutamente perfetta la cover di “Proud Mary” di John Fogerty – Creedence Clearwater Revival che con qualche piccolo ritocco si trasforma in “Thunderstruck” degli AC/DC in una sorta di battaglia all’ultimo riff tra Jacob (basso) e Vega (chitarra), che finiscono distesi sul pavimento tra gli applausi scroscianti e l’entusiasmo generale. Una vera e propria festa per gli occhi e per le orecchie, questi tre scatenatissimi pazzi indiavolati, con la voce di Jacob – un pò Brian Johnson (AC/DC) un pò Dee Snider (Twisted Sister) – sempre al massimo nonostante l’impressionante quantità di salti e acuti che spettinano, come se esibirsi al meglio non fosse mai in discussione.

Foto by Marco Epi
Foto by Marco Epi
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Si prosegue con “Bad hair day” che racconta degli alti e bassi e delle difficoltà della vita di chi fa musica per passione, e “In’n’out”, pezzo super sexy e dal testo “bollente”, come dire…d’ispirazione. Prima dell’ultimo pezzo Jacob si fa improvvisamente serio, e con aria grave spiega che il titolo della canzone, che da anche il nome alla band – StOp, sToP!– rappresenta in pieno tutto ciò che lui e i ragazzi vorrebbero veder sparire dal mondo per il nostro bene: “Stop wars, stop racism, stop religion” e l’applauso spontaneo ci riempie il cuore. A fine show i ragazzi si prendono una lunghissima e meritatissima ovazione, e ci salutano commossi precisando che “se ci capitasse di sentire gente dire che il rock’n’roll è morto, gli diremo di venire in Italia, cazzo, perchè questi ragazzi sanno ancora come rockeggiare!”. A me guardandoli viene da pensare che valga sempre la pena aspettare, lavorare, sperare e resistere in nome di un sogno, non importa quanti “no”, “impossibile”, “lascia perdere” ci sentiremo dire. Prima di andare saluto Jacob che mi ringrazia calorosamente abbracciandomi entusiasta per aver condiviso una serata da ricordare, e la sua ultima frase è quanto di più perfetto e significativo potrei mai pensare di scrivere per chiudere questa recensione: “voi ragazzi amate il rock’n’roll, si vede, e questo non è strano per me, perchè anch’io lo amo, quindi ci sembra una cosa normale. Ma vedete, in tempi come questi, amare davvero la musica e il rock’n’roll non è affatto banale, ci vogliono passione e coraggio, perciò grazie di cuore per quello che fate”.

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Foto by Marco Epi
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