Strana Officina – Rock & Roll Prisoners

 

Metal Master Records – 1989

Uno dei motivi che mi spinge a credere ancora nella musica heavy metal è sicuramente l’esistenza di una band come la Strana Officina, orgoglio italiano al 100%.
Un fiume di emozioni mi passa accanto ogni qualvolta mi accosto al loro nome, mi capita spesso di sentirmi in cuffia ‘Vittima’ una delle canzoni più emozionanti di sempre, chiudere gli occhi e pensare alla vita, a tutto quello che mi ha regalato e a tutto quello che purtroppo spietatamente toglie ogni giorno.

Rock & Roll Prisoners’ uscito nel 1989 è il primo full lenght (dopo la pubblicazione di due ep, ‘Strana Officina’ del 1984 e ‘Ritual’ del 1987) della band toscana, il disco che li identifica e li rappresenta come ‘la band’ italiana hard & heavy definitiva.
Sembrava l’inizio di un meritato successo, l’inizio di una carriera che poteva regalarci ancora tantissime soddisfazioni, e invece nel luglio del 1993 un incidente stradale spezza la magia. Fabio e Roberto Cappanera muoiono, la Strana si scioglie.
Fortunatamente dopo anni durante i quali nessuno ha mai dimenticato la loro musica, il nome Strana Officina torna a circolare nel mercato discografico con Dario Cappanera (nipote) e Rolando Cappanera (figlio di Roberto).

Rock & Roll Prisoners’ è la testimonianza che anche in Italia, si poteva fare dell’ottimo heavy metal che nulla aveva da invidiare alle grosse produzioni e ai nomi blasonati, bastava crederci di più e mettere da parte quei sensi di inferiorità che da sempre ci contraddistinguono non solo in ambito musicale.
Otto canzoni dove l’heavy, l’hard rock, e tante tante emozioni si fondono alla perfezione, un disco che vale la pena di avere e riascoltare fino alla nausea.

Si inizia con la trascinante ‘King Troll’, un riff ossessivo, la voce grintosa e possente di Daniele ‘Bud’ Ancillotti che ci guida. Il classico pezzo che dal vivo miete vittime.
Da notare la cura per gli arrangiamenti e la presenza delle tastiere che di certo non ammorbidiscono il sound ma lo completano.
War Games’ presenta un sound più maturo e patinato (non scandalizziamoci), una versione personale di un certo tipo di heavy metal melodico che all’epoca aveva il suo periodo più fertile. Uno dei miei brani preferiti dell’intero disco.
The Kiss Of Death’ punta molto sulla velocità, mai fine a se stessa. L’irruenza degli esordi incontra la maturità e la solidità arrivate con anni di esperienza e lavoro.
Arriviamo a uno dei brani più emozionanti del disco, ‘Black Moon’ (già presente nel ep di debutto col titolo italiano di ‘Luna Nera’), sette minuti davvero superbi, un mix di cuore ed energia, qui più ragionata e sempre contenuta.
La title track risente dell’influenza di un certo tipo di rock blues, rivisitato splendidamente dalla band in chiave più hard.

Burnin’ Wings’ (nell’ep di debuto si intitolava ‘Piccolo Uccello Bianco’) è ancora una volta una song molto incisiva, con un bel break centrale d’atmosfera e l’aggiunta delle tastiere da quel qualcosa in più rispetto alla versione originale.
Il finale con ‘Falling Star’ e ‘Don’t Cry’ conferma che stiamo parlando di un disco di altissimo livello qualitativo, che negli anni è stato rivalutato e apprezzato per il suo vero valore artistico.

La Strana Officina è e rimarrà una delle più grandi band dell’heavy metal italiano, una delle poche capace realmente di emozionare e di toccare il cuore, con semplicità e con la musica.

www.facebook.com/StranaOfficinaBand

Tracklist:

1.King Troll
2.War Games
3.The Kiss Of Death
4.Black Moon
5.Rock & Roll Prisoner
6.Burning Wings
7.Falling Star
8.Don’t Cry

Band:

Enzo Mascolo – basso, tastiere
Daniele ‘Bud’ Ancillotti – voce
Roberto Cappanera – batteria
Fabio Cappanera – chitarra

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