Tanzan Music Festival – Legend Club, Milano – 17 settembre 2017

Bella serata all’insegna della musica rock “made in Italy” quella che oggi – all’interno della manifestazione Rock In Park (che andrà avanti fino al 1 ottobre) – vede alternarsi sul palco del Legend Club di Milano quattro interessantissime band, tutte facenti parte del roster della Tanzan Music, etichetta discografica che questa sera celebra una vera e propria festa per i suoi primi nove anni di attività.

Nonostante sia domenica sera e ci sia messo di mezzo pure un inatteso temporale, alle 21,30 l’affluenza al locale è già più che discreta ed è bello ritrovarsi tra amici, appassionati, musicisti e addetti ai lavori provenienti fin dal Piemonte e dalla Liguria. Così, quando il primo gruppo della serata sale sul palco in perfetto orario si ritrova a suonare davanti a un pubblico già cospicuo ed attento: i Six Impossible Things, giovane duo proveniente dalla bassa lodigiana, non ci mettono molto a catturare l’interesse della gente in sala con una performance davvero sorprendente, ancor più perché eseguita col solo ausilio di una chitarra acustica e della splendida voce di Nicole Fodritto; una voce in grado di regalare forti emozioni, grazie ad un’ottima capacità interpretativa, valorizzata da un gran controllo dello “strumento” e ben coadiuvata dal chitarrismo solo apparentemente semplice di Lorenzo Di Girolamo. Il pubblico dimostra di apprezzare ed i brani tratti dal loro esordio discografico “We Are All Mad Here” (pubblicato la scorsa primavera) lasciano il segno: tutto ciò acquista ancora più valore se pensiamo che il genere proposto dai due affonda le sue radici in sonorità più indie/alternative rispetto a quelle più tradizionali di chi li seguirà poi sul palco e che magari non sono proprio nelle corde di gran parte degli spettatori. Spettatori che a fine esibizione salutano con un meritato applauso i Six Impossible Things, visibilmente emozionati e anche un po’ sorpresi della buona accoglienza ricevuta.

SETLIST SIX IMPOSSIBLE THINGS: I Don’t Know – Why The World Has Gone Mad? – Words – Smiles – Children Forever – Memory

I piemontesi Soul Seller sono i secondi ad entrare in scena, presentando alcuni estratti dal loro secondo ottimo lavoro “Matter Of Faith” (qui ne trovate la recensione), più una trascinante versione del piccolo classico “Wings Of Freedom”, tratto dall’ esordio del 2011 “Back To Life”. Premesso che, per il sottoscritto, chi, come i fratelli Zublena, sale sul palco esibendo t-shirt di Rush e Thin Lizzy ha già vinto prima ancora di suonare una singola nota, è assolutamente da sottolineare la prova eccellente dei sei musicisti. Premiato da suoni una volta tanto davvero perfetti (complimenti al nuovo fonico del Legend) – che ci hanno permesso di cogliere tutte le sfumature di un sound corposo e allo stesso tempo ricercato – il melodic rock proposto dalla band è davvero affascinante per la capacità di intrecciare adeguatamente sonorità moderne su un telaio costruito su solide base classic rock: il gruppo ha tiro, Cris Audisio è un chitarrista tosto e raffinato ed Eric Concas è perfetto nel ruolo di cantante, specie nella title-track del loro ultimo album e nella bella ballad “Memories”. Peccato solo per l’esclusione dalla scaletta di “Get Away From The Light” (la prossima volta la voglio!). Ci auguriamo di rivedere presto i Soul Seller sul palco, una band che merita davvero e che dal vivo non fa assolutamente prigionieri, come si saranno accorti questa sera tutti i presenti.

SETLIST SOUL SELLER: Neverending – Matter Of Faith – Wings Of Freedom – Tide Is Down – Memories – Get Stronger – Given To Live

Cosa dire ancora degli Hungryheart che non sia già stato scritto? La gran parte del pubblico questa sera è qui proprio per loro e anche stavolta non tornerà a casa delusa: Josh Zighetti si conferma un frontman nato, ottimo maestro di cerimonia con la mano costantemente protesa verso il pubblico – come a voler raggiungere anche chi è in fondo alla sala – ed un sorriso stampato in faccia che non può che trasmettere tutta la simpatia del personaggio; la strana coppia Stefano ScolaPaolo Botteschi è una macchina da guerra affiatatissima, dalle ottime capacità tecniche e da un gusto musicale sopraffino; e Mario Percudani? Vi dico solo di provare a guardargli le dita mentre suona “Love Is The Right Way”: la tecnica e la classe – ma soprattutto la passione – con cui accarezza le corde della sua chitarra creano Musica (sì, con la maiuscola) in grado di accarezzare l’anima in tutta la sua purezza e cristallinità. Non mi soffermo sulla scaletta, un po’ più breve del solito, ma comunque intensa e ricca di tutti i loro brani più significativi. Mi limito a citare una “One Ticket To Paradise” che credo avrà fatto ballare anche i pazienti del vicino Ospedale Niguarda e la conclusiva “Shoreline” che oramai è diventata un inno di chi, come noi, andrebbe avanti a cantarne il coro fino all’alba.

SETLIST HUNGRYHEART: There Is A Reason For Everything – Angela – Second Hand Love– Love Is The Right Way – Let’s Keep On Tryin’ – One Ticket To Paradise – Shoreline

La chiusura della serata è affidata agli Smokey Fingers, coi quali ci si sposta decisamente in territori più prettamente southern rock, solo appena sfiorati dalla precedente esibizione degli Hungryheart. Purtroppo l’ora già un pochino tarda costringe parte del pubblico ad abbandonare il locale per tornare a casa (domani si lavora e alcuni sono venuti davvero da lontano): peccato perché gli assenti si perdono un concerto di una band in grado di farci respirare in maniera efficace quelle atmosfere tipiche della provincia americana, condite dal caratteristico sapore di bourbon misto a sabbia. I quattro, che hanno pubblicato lo scorso anno il loro terzo lavoro “Promised Land” hanno attitudine (il chitarrista Diego “Blef” Dragoni sembra fuoriuscito direttamente dai Lynyrd Skynyrd di 40 anni fa) ma soprattutto hanno le canzoni, come l’opener “Black Madame”, “Rattlesnake Trail” e ”The Road Is My Home”. Quadrata la sezione ritmica e convincente il cantante Gianluca “Luke” Paterniti, gli Smokey Fingers lasciano anch’essi un’ottima impressione chiudendo la serata da orgogliosi ribelli (come recita uno dei brani presentati questa sera).

SETLIST SMOKEY FINGERS: Black Madame – Floorwashing Machine Man – Rattlesnake Trail – Damage Is Done – The Road Is My Home – The Basement  – Proud & Rebel – Stage

Appuntamento all’anno prossimo per la grande festa che celebrerà a dovere i dieci anni di questo sogno tramutatosi in solida realtà, grazie alla caparbietà e all’ostinazione di Mario Percudani e di tutti i suoi collaboratori.

Ci voleva proprio una serata come questa, una serata che ci ha ridato speranza, ricordandoci che “volere è potere”. E che i sogni, anche in Italia, possono continuare a vivere.

Grazie Tanzan Music.

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