The Quireboys + Acid Muffin + rebelHot – Legend Club, Milano – 9 novembre 2016

A pochi mesi di distanza dalla loro ultima apparizione nel nostro paese, tornano in Italia i Quireboys, impegnati questa sera al Legend di Milano nel concerto di apertura di una serie di cinque date (che toccheranno poi Verona, Cesena, Pisa e Torino), in cui si esibiranno esclusivamente in versione acustica.

La band di Spike, formatasi a Londra negli anni ’80, ha rappresentato, insieme ai The Dogs d’Amour, il gruppo di punta della scena sleaze britannica che, sul finire di quella decade, riuscì a sfruttare per un breve periodo l’onda lunga del successo internazionale dei Guns n’ Roses, ottenendo anche ottimi consensi a livello di vendite. Rispetto alle altre band del genere, i ragazzi del coro (a inizio carriera noti col controverso monicker “The Queerboys”) hanno però sempre avuto le proprie radici saldamente ancorate nella tradizione del rock n’ roll squisitamente “made in the UK” (Rolling Stones e, soprattutto, Faces su tutti) e non hanno mai mollato il colpo, restando fedeli al proprio sound e continuando a suonare in giro per il mondo, nonchè a sfornare album di ottima fattura, come il recente “Twisted Love” (Off Yer Rocka, 2016).

Per questo tour italiano, come detto, il gruppo si esibisce in un’affascinante veste unplugged, per di più in una formazione privata della sezione ritmica, e per l’occasione anche le due band poste in apertura dello show si propongono al pubblico regolarmente “stripped to the bone”. Ad inaugurare la serata tocca ai lombardi rebelHot, già ammirati in versione elettrica lo scorso settembre in apertura agli Y & T e freschi di pubblicazione del loro omonimo album d’esordio (del quale a questo link potete trovare la recensione): i quattro ragazzi riescono a colpire nel segno anche con gli strumenti acustici e dimostrano ai presenti di trovarsi perfettamente a proprio agio anche in questo contesto per loro piuttosto inusuale. I sette brani presentati in questa veste, tutti estratti dal loro esordio, mettono in mostra l’anima più squisitamente “rootsy” della band, anima che emerge sia nei brani più decisi, come l’iniziale “Free” o la coinvolgente “Holy Is My Beer”, sia nella ballatona “Everywhere You Go”, nella quale il vocalist Husty riesce a destreggiarsi egregiamente, risultando alla fine ancora più convincente che su disco. Il pezzo di apertura del loro album “Shake It” chiude l’esibizione dei rebelHot in maniera più che efficace; la band ha ora in programma alcune date in Germania ed in Inghilterra, ma tornerà ad esibirsi in Italia il prossimo febbraio: sarà di sicuro interessante tornare a rivederli anche in versione elettrica.

SETLIST REBELHOT: Free – Love – Everywhere You Go – Pray For The Rain – Holy Is My Beer – Hands Up – Shake It

4304-copiaSeconda band in cartellone questa sera sono i romani Acid Muffin, che accompagneranno i Quireboys anche nelle successive quattro date di questo mini-tour. Il trio, con sonorità più alternative che sembrano trarre ispirazione dalla scena grunge più melodica, potrebbe sembrare un po’ fuori contesto in una serata “classic rock” come questa: invece la loro proposta funziona. Impossibile non tornare con la memoria agli anni ‘90 e alle esibizioni dei Nirvana o degli Alice In Chains agli MTV Unplugged, con i tre ragazzi seduti sugli sgabelli, accompagnati solo dalle loro chitarre e dal basso acustico: mancano solo le candele a ricreare l’atmosfera delle esibizioni sopra citate. La voce del cantante Marco Pasqualucci evoca a tratti quella del più sofferto Kurt Cobain (come nell’affascinante “Frozen Shiver”), ma anche quella di Gavin Rossdale dei Bush, per un risultato tutto sommato convincente. Un consiglio: se siete amanti di queste sonorità, andate a recuperarvi il loro nuovo album “Bloop”, appena pubblicato per K2 Records.

SETLIST ACID MUFFIN: Broken Dreams – Bones – Wicked Woman – Overload – Frozen Shiver – Tears Of Fire – My Heart Is On The Right Side

4325Il Legend, nel corso dell’esibizione dei due supporting act, ha intanto iniziato pian piano a riempirsi ed il pubblico è ora in fremente attesa dell’ingresso sul palco degli headliners: quel burlone di Spike fa capolino per un paio di volte sorridente sul palco, ma solo per attraversarlo ed andare a riempirsi il bicchiere nel backstage, mentre i due chitarristi finiscono di accordare gli strumenti.

Ma è solo questione di attimi e quando i quattro salgono finalmente on stage, accolti dalle urla del pubblico, l’esordio è esilarante: siamo circa alle 23 e Spike ci saluta con un bel “Good Morning!” prima di lanciarsi nella classica “There She Goes Again”. E’ ovvio che il nostro sia già bello “su di giri” e che quindi la serata sia pronta a prendere la giusta piega: d’altra parte che concerto dei Quireboys sarebbe senza il loro vocalist in stato di euforica ebbrezza?

L’atmosfera non può che essere infatti quella di un normale sabato sera in un fumoso pub londinese, con la birra che scorre a fiumi tra gli avventori: i quattro sul palco, tra un pezzo a l’altro, si improvvisano a turno oltretutto anche provetti barman, servendosi reciprocamente da bere grazie ad una variegata collezione di alcolici, strategicamente posta al fianco del piano, sopra uno sgabello sul quale troneggia una caraffa di una decina di litri di birra.

Spike è il solito mattatore, padrone assoluto della scena, col suo fascino a metà strada tra un pirata ed un poeta bohémien e con una sfilza di battute scherzose ad inframmezzare i brani presentati: il passo a tratti un po’ incerto alla Ozzy ed il continuo occhieggiare in direzione della scaletta non ne scalfiscono minimamente lo charme, mentre decisamente più timidi sembrano i restanti tre membri del gruppo (lo storico chitarrista Guy Griffin, il pianista Keith Weir e l’altro chitarrista Paul Guerin, dai tratti paciosi che ricordano una sorta di Benny Hill coi capelli lunghi), messi un po’ in ombra dell’esuberante personalità del loro leader.

Le storiche “Misled” e “Roses & Rings” (mai come questa sera così emozionante) non perdono nulla del loro fascino anche in questa chiave acustica, con la voce roca di Spike sempre più simile in alcuni passaggi a quella di Rod Stewart. “Devil Of A Man” è scherzosamente dedicata dal cantante, col suo consueto fare sornione, ai protagonisti dell’Election Day Donald Trump e Hillary Clinton, prima che, introducendo la successiva “Hello”, lo sgargiante garofano rosso portato all’occhiello della sua giacca prenda il volo, con un gesto da consumato entertainer, in direzione di una fascinosa fan delle prime file, i cui capelli bianchi dimostrano che la passione per il rock n’ roll non ha davvero età.

Mona Lisa Smiled” è, al solito, un altro degli highlight dello show, grazie al suo andamento accattivante che conduce a quel ritornello che non ti lascia scampo e che non puoi esimerti dall’intonare. Il piano di Keith dà un tocco di colore – particolarmente evidente nella bella “Whippin’ Boy”- a tutte le composizioni, mentre le due chitarre di Guy e Paul dimostrano un affiatamento consolidato da centinaia di date dal vivo.

L’atmosfera allegra della serata viene per un momento messa da parte con la proposizione di “Have A Drink On Me”, una “sad drinking song” (così definita dallo stesso Spike) sentitamente dedicata dal gruppo al loro ex drummer Paul Hornby – per un breve periodo anche nei rivali The Dogs d’Amour – scomparso lo scorso anno a causa di un maledetto cancro. Le canzoni più recenti, come “Beautiful Curse” e la rollingstoniana “Gracie B” si integrano bene nella scaletta, ma è ovvio che la gente voglia soprattutto i classici del gruppo: così ecco arrivare prima “Hates To Please” che – come ricordato dal cantante – pur essendo inclusa nel loro secondo album, è in realtà uno dei primissimi brani composti dalla band, e poi le indimenticabili “Sweet Mary Ann” e, introdotta dall’armonica a bocca di Spike, “7 O’Clock”, entrambe tratte dal loro fantastico esordio “A Bit Of What You Fancy” del 1990. L’aria di festa è nell’aria, ma per la band è il momento di rientrare nel backstage, non prima che Spike si ricordi di portar via con sé la restante birra ancora presente nella caraffa.

Ovviamente il pubblico ha però ancora voglia di divertirsi e allora i quattro ritornano in scena per due encores finali che non possono essere altro che la triste e soffertissima ballad “ I Don’t Love You Anymore” (brividi!) e la scanzonatissima “Sex Party” che mette fine allo show con Spike che, ovviamente col bicchiere in mano, si congeda da tutti facendo gli auguri di Buon Natale.

Anche questa sera, i Quireboys si sono confermati una garanzia dal vivo: sia che si esibiscano in elettrico che in acustico, questi quattro (ex-)ragazzi inglesi sono sempre in grado di regalare una serata spensierata a chiunque si rechi ad un loro concerto: This Is Rock n’ Roll… Lunga Vita ai Quireboys.

SETLIST THE QUIREBOYS: There She Goes Again – Misled – Roses & Rings – Devil Of A Man – Hello – Mona Lisa Smiled – Beautiful Curse – Whippin’ Boy – Have A Drink On Me – Gracie B – Hates To Please – Sweet Mary Ann – 7 O’Clock – I Don’t Love You Anymore – Sex Party

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