Toto – XIV

Frontiers Records – Marzo 2015

Devo per forza di cose concordare – per carità, non che la cosa mi dispiaccia – con la disamina critica e ‘tematica’ dello stimato collega australiano Andrew McNeice, il quale saluta il nuovo album dei Toto, “XIV”, dalle pagine del suo Melodicrock.com, come un ‘party in un locale tra “Falling In Between” e “Hydra” con “Farheneit” e “The Seventh One”’.

Concordo, e mi permetto di aggiungere al ‘festoso incontro musicale’ di cui sopra, il nome di un altro partecipante, ovvero “Isolation”, disco di cui perlomeno gli ultimi Toto sembrano intenti a far rivivere il ricordo.

“XIV” segue a distanza di ben 9 anni il precedente, affascinante, “Falling In Between”, disco per il quale confesso di aver provato –e di provare – un amore viscerale e profondo. Sincera devozione per un disco che, a parer mio, è stato capito a metà, a volte persino bistrattato.

Non credo sorprenderò nessuno dicendo che questo nuovo album della band di Steve Lukather e David Paich ce li restituisce in scintillante forma, capaci di soprendere recuperando strutture propriamente progressive in brani più duri come la splendida opener “Running Out Of Time” e “Orphan”, o in “Unknown Soldier” (molto pomposa e vicina anche a certe sonorità di un’altra grande band americana, i Kansas), così come di scrivere classici pezzi ‘alla Toto’ (ballad come la delicata “Burn”, o la cangiante “Chinatown”, vicina al sound del capolavoro “Hydra”).

Ci sono anche delle piacevoli ‘soprese’ come, ad esempio, “21st Century Blues”, elegante excursus un po’ ‘retrò’ nel sound afroamericano a 12 battute (ovviamente riveduto e corretto ‘alla Toto’), e persino un inatteso debutto dietro al microfono ad oltre 30 anni dall’esordio, con Steve Porcaro che interpreta “The Little Things”, cavandosela egregiamente, e ricordando un po’ l’attuale voce solista dei Toto, Joseph Williams.

La vera ‘bomba’, tuttavia, esplode solo all’ultima traccia, che è anche la migliore di tutto l’album: “Great Expections”, 7 minuti di autentica estasi sonora costantemente in bilico tra AOR, progressive ed hard rock (specie nelle accelerazioni imposte da un Steve Lukather al solito ispiratissimo).

Insomma, un disco praticamente scevro da punti deboli o incertezze, in cui i nostri danno prova di tutta la loro straordinaria vena compositiva nonché della loro assoluta perizia strumentale. La scelta di sostituire un defezionario Bobby Kimball con Joseph Williams alla fine si rivela vincente, e i Toto possono guardare con rinnovato entusiasmo al proprio futuro. Sperando solo che riescano a regalarci almeno altri due dischi di questa caratura…!

P.S.: arrivederci Mike…

totoofficial.com

Tracklist:
1. Running Out of Time
2. Burn
3. Holy War
4. 21st Century Blues
5. Orphan
6. Unknown Soldier (For Jeffrey)
7. The Little Things
8. Chinatown
9. All the Tears That Shine
10. Fortune
11. Great Expectations

Band:
Steve Lukather – voce, chitarra, basso
Joseph Williams – voce
David Paich – voce, tastiere
Steve Porcaro – voce, tastiere
Keith Carlock – batteria

Toto - Band 2015

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