Van Halen I – Il forte terremoto che ha sconvolto il mondo del rock

L'esordio fulminante dei Van Halen

 

Ero ragazzino, a casa di mio zio, in un piccolo borgo di montagna. Una giornata uggiosa, il pomeriggio sembrava non finire mai e così iniziammo ad ascoltare un po’ di musica. All’epoca non conoscevo praticamente nulla di rock, avevo qualche cassetta ma niente di più.
Mi bastarono poche note per capire che la musica sarebbe diventata parte della mia vita, non un semplice diversivo alla quotidianità, ma una presenza costante e rassicurante che mi avrebbe accompagnato fin dentro la tomba (tocco ferro per scaramanzia).
Eruption’ uscì dalle casse dello stereo in tutta la sua bellezza e poesia, una forza irrefrenabile che scalpitava come un giovane purosangue. Rammento di averla voluta risentire un bel po’ di volte prima di chiedere chi era che suonava in quel modo.

Il mondo della musica nel 1978 era in fermento, il punk era nato da pochi anni, e nell’aria c’era una gran voglia di novità. Raramente un album di debutto ha avuto un così forte impatto sulle persone, il rock duro stava lentamente prendendo piede e ormai da qualche anno veniva considerato per l’effettiva e grande qualità delle proposte.

Poi arrivano i Van Halen dei fratelli Alex (batterista) e Eddie (chitarra), assieme all’istrionico cantante David Lee Roth e al bassista Michael Anthony, e pubblicano il 10 febbraio del 1978 il primo omonimo album. La leggenda vuole che sia stato un certo Gene Simmons a scoprire le enormi potenzialità della band, che poi si accasa con la Warner Bros.

Avevo qualche anno quando uscì quel disco, del mondo non conoscevo praticamente nulla e non immaginavo che la musica potesse essere tanto bella e così energica, l’ho scoperto un po’ di anni dopo.
Un disco di debutto così non si sentiva da almeno dieci anni, una scossa di terremoto di forte magnitudo che riecheggia ancora oggi a distanza di quarant’anni.
Trentacinque minuti di musica che hanno cambiato il mondo della chitarra rock, Eddie Van Halen stupisce con la sua tecnica e un suono inimitabile, portando il tapping (tecnica già in uso nel lontano 1932 da Roy Smeck sull’ukulele, poi utilizzata negli anni cinquanta da Jimmie Webster, da Vittorio Camardese nel 1965 e negli anni settanta da Steve Hackett, Brian May e Glenn Tipton) alla massima espressione.

Dunque Eddie Van Halen non è stato l’inventore del tapping, ma sicuramente colui che ha saputo valorizzare di più questa tecnica chitarristica, portandola all’estremo delle sue potenzialità e all’apice dello splendore.
L’assolo di ‘Eruption’ viene inserito da Guitar World al secondo posto nella classifica dei 100 assoli più belli della storia, ma non bisogna commettere l’errore di pensare che i Van Halen siano solo Eddie e i suoi virtuosismi.
Il merito di questo fulminante successo è da attribuire anche alle performance del funambolico cantante David Lee Roth (ho provato a fare la spaccata come fa lui, ma con risultati disastrosi), magari non in possesso di una voce fenomenale, ma autentico showman e atletico interprete, sorretto da una band di assoluti fuoriclasse.

Il disco in questione non ha punti deboli, è diventato nel corso degli anni una pietra miliare dell’hard rock, riuscendo a vendere (e le vendite continuano…) circa più di dieci milioni di copie nel mondo.
Tre singoli estratti, ‘You Really Got Me’ (cover dei Kinks del 1964 che supera di gran lunga la versione originale), ‘Runnin’ With The Devil’ e la storica ‘Ain’t Talkin’ ‘bout Love’ banco di prova fondamentale per tutti i chitarristi. Proprio quest’ultimo brano presenta uno dei riff (non so se il termine è esatto) di chitarra più famosi, inimitato e imitato da molti.

Van Halen I’ è un disco carico di adrenalina e di ottimi brani, ‘I’m The One’ semplicemente devastante, l’ammaliante e spensierata ‘Jamie’s Cryin’, ‘Atomic Punk’ il titolo è tutto un programma anche se di punk non ce né neanche l’ombra, le meno conosciute ‘Feel Your Love Tonight’ e ‘Little Dreamer’ comunque sopra la media e nella parte finale la cover di ‘Ice Cream Man’ di John Brim e ‘On Fire’ traccia conclusiva di un disco strepitoso.

Il 3 marzo del 1978 parte il World Tour per le date americane di supporto a Black Sabbath e Journey mentre in Europa e Giappone la band è headliner, per un totale di 174 concerti, una lunga maratona che conferma i Van Halen una delle migliori live band.
Eddie sarà fonte di ispirazione per moltissimi chitarristi, basti citare Reb Beach, Nuno Bettencourt, Vito Bratta e tanti altri, suonerà con Michael Jackson prestando la sua chitarra e le sue dita per l’assolo di ‘Beat It’, e come spesso accade, la fama e il successo porteranno anche dei seri problemi che oggi, il chitarrista di origini olandesi, sembra aver superato.

Sono passati quarant’anni, lo spazio per elencare tutti i cambiamenti che il nostro mondo ha subito è troppo poco. Come dice qualcuno, noi esseri umani siamo tutti di passaggio, ma quello che creiamo in alcuni casi rimane per sempre.

Siamo ancora qui a parlare dei Van Halen, e non ci stancheremo mai di ascoltare la loro musica, che come recita il titolo di questo editoriale è stato un “terremoto che ha sconvolto il mondo del rock”.

 

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1 Commento su Van Halen I – Il forte terremoto che ha sconvolto il mondo del rock

  1. Una band incredibile!!!!….diciamo la migliore innovativa del 20esimo secolo!!!!….questo debutto fu veramente sconvolgente ma i van halen a mio avviso lo surclassarono con 1984!!!!….band veramente devastante e david lee roth veramente unico!!!!!!!!!!!!!!!!

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