Vexovoid – Call Of The Starforger

 

Earthquake Terror Noise – Dicembre 2017

Finalmente i Vexovoid giungono al debutto discografico su lunga distanza, una band italiana (proveniente dalla Toscana) realmente interessante che si inserisce nel filone più tecnico e progressive del thrash metal.
Call Of The Starforger’ questo il titolo dell’album realizzato dal terzetto italiano, sancisce l’ottimo momento del thrash metal tricolore in tutte le sue diramazioni. Partendo da Voivod (primo periodo) e Pestilence (a mio avviso le influenze maggiori della band), il sound dei Vexovoid riesce a prendere la propria strada e a essere riconoscibile e abbastanza personale. Molto bella la copertina dal taglio futurista, azzeccata la scelta dei colori, che danno il giusto impatto a un’opera di notevole pregio e ricca di particolari.
La buona tecnica individuale dei singoli musicisti è sempre al servizio del pezzo, e non prevarica mai il lato più emozionale della musica, aspetto non da poco tenendo presente che parliamo di un genere leggermente diverso dal punk…(adoro il punk).

Omega Virus’ è la prima traccia in scaletta, sei minuti che chiariscono sin da subito come stanno le cose. Ottimo l’impatto sonoro, merito di una produzione per niente artificiosa, più old che new e del lavoro in fase di composizione da parte dei ragazzi. La voce di Danny Brunelli si amalgama bene con la parte strumentale, la chitarra di Leonardo Bellavista alterna momenti ritmici ricercati (ma senza strafare) a parti soliste di notevole gusto.
Infinite Collector’ si presenta un po’ più snella nella struttura, mantenendo intatte le caratteristiche dei Vexovoid.

Quantic Rupture’ dimostra come questi ragazzi non si pongano limiti e mostra una notevole padronanza del songwriting, notevolmente ricercato, un brano che inizia con un giro di basso d’atmosfera e che poi successivamente con l’entrata degli altri strumenti, diventa una scheggia impazzita e imprevedibile. Chi ha i Voivod nelle orecchie lo sa ed è abituato a queste sonorità.
Waking Mars’ è più standard, anche se la parola “banale” nel vocabolario dei Vexovoid è stata bandita.
Giungiamo a ‘Galaxy’s Echoes’ sicuramente la traccia più complessa (vuoi anche per la lunga durata) dell’intero lavoro. Si parte con un arpeggio di chitarra molto delicato, che dopo circa un minuto lascia il posto al drumming sincopato di Mattia Mornelli che pare inarrestabile nella sua corsa contro il tempo.
Tra cambi di tempo, momenti esplosivi e altri più atmosferici arriviamo alla fine del brano, di quelli che lasciano qualcosa dentro e che viene voglia di riascoltare.
La successiva ‘Prophet Of The Void’ risulta essere più aggressiva soprattutto nel cantato di Danny, devastante nell’urlo iniziale.
Non ci sono cali di tensione nel finale, come a volte accade. ‘Hexaspark Fortress’ (con un drumming molto vario e in alcuni punti quasi tribale), ‘Dead Planets Throne’ e la lunga e conclusiva ‘The Starforger’ (altra gemma di techno thrash) confermano che siamo al cospetto di un disco che non può lasciare indifferenti.

Siamo solo al primo album, ma la strada per i Vexovoid appare già in discesa, la prima cima Coppi è stata scalata senza sbagliare una pedalata.
Faccio dei sinceri complimenti a questi ragazzi per aver realizzato un lavoro per niente facile, molto curato e destinato a lasciare un segno.

Vexovoid, fieri di essere italiani.

www.facebook.com/vexovoidscifi

Tracklist:

1.Omega Virus
2.Infinite Collector
3.Quantic Rupture
4.Waking Mars
5.Galaxy’s Echoes
6.Prophet Of The Void
7.Hexaspark Fortress
8.Dead Planets Throne
9.The Starforger

Band:

Danny Brunelli – voce, basso
Mattia Mornelli – batteria
Leonardo Bellavista – chitarra

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