W.A.S.P. + Lucky Bastardz – Live Music Club, Trezzo s/A (MI) – 6 Novembre 2015

 

Quella di questa sera è l’ultima delle quattro date italiane previste nella leg europea del “The Bloody Road To Golgotha Tour”, intrapreso da qualche mese dagli W.A.S.P. a supporto del nuovo spettacolare album intitolato appunto “Golgotha” (Napalm Records, 2015), uscito lo scorso mese ed unanimemente ben accolto da pubblico e critica (qui trovate la recensione).

Ad aprire i concerti di Blackie e soci nel nostro paese (nonché in Germania, Austria e Svizzera) è stata orgogliosamente chiamata la band alessandrina dei Lucky Bastardz, che, giunti alla loro ultima data, non ci mettono troppo a dar fuoco alle polveri e ad investirci con la potenza del loro sound d’impatto. La setlist del quartetto è improntata principalmente sui brani tratti dal loro ultimo album “Alwayz On The Run” (Sleaszy Rider, 2015 – qui la recensione) che, con l’ingresso del nuovo cantante Titian alla voce, ha segnato una decisa svolta verso sonorità più complesse e dure rispetto al Rock n’ Roll privo di fronzoli col quale li avevamo conosciuti anni fa; purtroppo la loro esibizione viene in parte penalizzata da suoni confusi e non proprio pulitissimi, che non ci hanno consentito di apprezzare pienamente l’indubbia perizia tecnica della sezione ritmica composta dal bassista TNT e dal batterista Mark (anche nei Secret Sphere), nonché del bravo chitarrista bergamasco Pacio degli Anticlockwise, chiamato per queste date a sostituire il quasi omonimo Paco, impossibilitato a partecipare per motivi personali.

L’atmosfera è surriscaldata a dovere ed il pubblico comincia ad affollare le prime file in attesa del piatto forte della serata: l’esibizione degli W.A.S.P.. Dagli speakers parte l’oramai classico intro caratterizzato da un mix dei maggiori successi della band americana e, non appena appaiono sullo stage le ombre dei quattro musicisti, l’entusiasmo erompe senza freni.

L’attacco è devastante grazie alla doppietta costituita dal medley “On Your Knees / Inside The Electric Circus” e dalla cover degli Who “The Real Me”; il gruppo appare sin dall’inizio in ottima forma e mette in mostra il tiro dei giorni migliori: Mike Duda al basso e Doug Blair alla chitarra sono inarrestabili ed il nuovo batterista Randy Black (ex Annihilator e Primal Fear) riesce ad essere al tempo stesso preciso e potente. Ma le ripetute ovazioni del pubblico non possono che essere tutte per il carismatico Blackie Lawless ed il suo sguardo magnetico: dopo il suo avvicinamento alla fede Cristiana, non è più tempo per lui di lanciare carne cruda dal palco o di bere sangue direttamente da un teschio, bensì è arrivato il momento, col passare degli anni, di scegliere altre vie per scioccarci o, meglio, per farci riflettere sulle distorsioni del mondo attuale.

L.O.V.E. Machine”, eseguita con un impatto tale da far tremare i muri del Live Club, è accompagnata dal video originale del brano, che viene trasmesso sugli schermi posti alle spalle dei musicisti. L’efficacia della combinazione dei filmati con musica e testi si esplica poi in maniera assoluta soprattutto nei due pezzi seguenti: nella bonjoviana “Last Runaway” le immagini della città di Los Angeles evocano la voglia di sfondare e la paura di non farcela del giovane Blackie al momento del suo arrivo in California, mentre in “Crazy” i volti di celebrità scomparse come Elvis, Jim Morrison e Michael Jackson sembrano come metterci in guardia, invitandoci a non affidarci ai falsi miti creati dal music business.

Arena Of Pleasure” tratta da “The Crimson Idol” apre la strada a “Miss You”, uno dei brani più intensi che ci sia capitato di ascoltare negli ultimi anni e la cui composizione sembra risalire proprio all’epoca del capolavoro incentrato sulla storia di Jonathan, stando almeno a quanto ha raccontato Blackie a inizio concerto: le corde vocali del Reverendo Lawless questa sera sembrano non perdere un colpo e la sua prestazione su questo pezzo regala brividi a tutti i presenti, tanto che, al termine del brano, chiuso egregiamente da un sentitissimo assolo di chitarra da parte dell’ottimo Doug Blair, non possiamo fare a meno di notare la pelle d’oca di chi ci sta vicino.

Il secondo medley della serata “Hellion / I Don’t Need No Doctor” scatena boati nei cori e introduce il brano posto in chiusura della parte ordinaria della show, ossia la title track dell’ultimo album “Golgotha”, ispirata alla passione di Cristo: impossibile non notare l’analogia tra il numero 33 (indicante gli anni di carriera degli W.A.S.P.) esibito con orgoglio sulla T-shirt da Blackie e gli anni di Gesù al momento della sua crocifissione. Il brano è sofferto come una Via Crucis e coadiuvato dalle evocative immagini in rosso e nero proveniente dagli schermi: la disperata richiesta di aiuto (“Jesus I need you now”) si conclude con un altro spettacolare assolo di chitarra in classico W.A.S.P. style e con la preghiera sussurrata da Blackie guardando verso l’alto.

Il quartetto è richiamato a viva voce sul palco ed il rumore della sega elettrica introduce l’inattesa e micidiale “Chainsaw Charlie (Murders in the New Morgue)”, inizialmente non prevista in scaletta, al termine della quale gli W.A.S.P. tornano di nuovo dietro le quinte.

Ma ovviamente non si può lasciare lo stage senza aver eseguito i classici che ancora mancano all’appello e così Blackie raccoglie tutte le energie che ha ancora in corpo per chiudere lo show con la sempre splendida “Wild Child” e con l’altrettanto celebre cavallo di battaglia “I Wanna Be Somebody”, al termine della quale si congeda tra l’entusiasmo generale.

In definitiva un concerto davvero intenso anche se un po’ corto, in linea comunque con gli standard ai quali la band da qualche anno ci ha abituati: vista anche la non più giovanissima età, meglio sicuramente suonare un po’ meno ed offrire uno spettacolo di ottimo livello per tutta le date piuttosto che arrivare a metà tour già spompati (anche se magari almeno “Blind In Texas” avrebbero anche potuto suonarla).

Come hanno ammonito gli schermi questa sera, state attenti ai Falsi Profeti: l’unico vero profeta del rock ha suonato questa sera a Trezzo e il suo nome è Blackie Lawless!

Band:
Blackie Lawless – voce, chitarra ritmica / Doug Blair – chitarra solista, cori / Mike Duda – basso, cori / Randy Black – batteria

Setlist:
On Your Knees / Inside The Electric Circus – The Real Me – L.O.V.E. Machine – Last Runaway – Crazy – Arena Of Pleasure – Miss You – Hellion / I Don’t Need No Doctor – Golgotha – Chainsaw Charlie (Murders in the New Morgue) –  Wild Child – I Wanna Be Somebody

 

Articoli Correlati

About Andrea Donati 93 Articoli
All you need to know about me is that I was born and raised on Rock 'n' Roll. We'd better let the music do the talking, as Joe Perry used to say...
Contact: Facebook

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com