Warlock: la magia dell’heavy metal negli anni ottanta

una breve storia tra leggende e heavy metal

 

I Warlock di Doro Pesch mi ricordano un’epoca oramai lontana, che mi ha segnato indelebilmente e che farà sempre parte di me.
I gloriosi anni ottanta, per alcuni troppo pacchiani e vuoti, per molti un periodo irripetibile, che ha visto l’esplosione dell’heavy metal e tante altre correnti musicali legate ad esso.
Nel 1982 uscivano dischi memorabili come ‘Screaming For Vengeance’ dei Judas Priest, ‘The Number Of The Beast’ degli Iron Maiden, ‘Blackout’ degli Scorpions, ‘Metal On Metal’ degli Anvil, ‘Restless And Wild’ degli Accept, ‘Under The Blade’ dei Twisted Sister e moltissimi altri ancora.

A Dusseldorf nella Renania settentrionale, nascono i Warlock, la creatura musicale di Doro Pesch, cantante che è diventata una leggenda dell’heavy metal.
Una carriera breve quella del gruppo tedesco, quattro album tra il 1984 e il 1987, quanto basta per essere ricordati e apprezzati da un buon numero di persone.
In un mondo, quello metal, prettamente maschile, la figura di Doro riesce a non farsi schiacciare e conquista poco a poco credibilità e pubblico.
L’heavy metal in quegli anni era totalmente diverso da quello odierno. La scena era in continuo fermento, erano gli anni delle toppe dei gruppi sui giubbotti di jeans senza maniche, delle copertine che ti facevano sognare con i loro disegni tra fantasy e horror, tra finzione e realtà, i jeans attillati che ti strizzavano le palle ma che per amore di quella musica indossavi stringendo i denti.

I Warlock rispecchiano in pieno quel mondo, che oggi può apparire così distante e arcaico, soprattutto per i più giovani, abituati alla musica mordi e fuggi, alla realtà “virtuale” della rete, ma che invece esercita ancora un fascino notevole che sfugge al passare inesorabile del tempo.
Le copertine dei Warlock hanno sempre affascinato gli ascoltatori del metal, fatte di personaggi fantasy come streghe e maghi disegnati con dovizia di particolari, colori capaci di catturare l’attenzione.

Analizzando i quattro dischi pubblicati, si può tranquillamente parlare di parabola ascendente che tocca il culmine con ‘Triumph And Agony’, nell’anno di grazia 1987.
Ammirevole la crescita che la band ha avuto in pochi anni.

Burning The Witches’ del 1984 mostra un gruppo con buone idee ma ancora un po’ acerbe e a tratti ingenue anche se non mancano delle belle canzoni come ‘Metal Racer’, ‘Homicide Rocker’ o ‘Signs Of Satan’.
Tanti live che non fanno altro che accrescere la fama della band, comunque sotto osservazione per avere una cantante donna e, per giunta, decisamente bella.

L’anno successivo esce ‘Hellbound’ con una copertina più sobria che raffigura il gruppo nel classico abbigliamento pellato e borchiato.
I Warlock non sono più il gruppo acerbo degli esordi, è passato solo un anno, ma tutta la band, Doro in particolar modo, evidenziano un salto di qualità notevole.
La loro ricetta è semplice ma di quelle che non stancano mai. Rocciosi riff di chitarra, ritornelli che rimangono impressi nella mente, e un’attitudine da veri rockers.

La title track, ‘All Night’, ‘Earth Shaker Rock’, ‘Wratchild’, ‘Time To Die’ e la ballad ‘Catch My Heart’ confermano che la band merita tutto il supporto dei metal kids, e seppur intravedendo il successo planetario da lontano, i Warlock diventano un punto di riferimento e non una presenza sterile e inutile.

La cosa si fa seria, lavoro e musica iniziano a non essere più compatibili e la scelta è inevitabile, al cuore e alla passione non si comanda.
Le vendite iniziano a essere rilevanti e la credibilità della band aumenta, grazie anche ai numerosi concerti.
Il vero salto di qualità avviene l’anno successivo. Siamo nel 1986 e nel mese di agosto si tiene uno dei concerti metal più importanti, il Monsters Of Rock di Donington (la prima edizione risale al 1980).

I Warlock vengono inclusi nel bill che vede mostri sacri del calibro di Motorhead, Def Leppard, Scorpions e Ozzy Osbourne. Un concerto che ancora oggi Doro definisce uno dei più importanti della sua carriera così come il tour europeo con i Judas Priest che parte il 28 settembre da Zwolle (Olanda) per concludersi il 29 ottobre a Helsinki in Finlandia.

Qualche giorno dopo il Monsters Of Rock, esce ‘True As Steel’ un nuovo capitolo della storia dei Warlock ormai stabili e inarrestabili sulla via del successo. Se ne accorge anche la casa discografica che tenta di ammorbidire leggermente il sound per renderlo più radiofonico e appetibile, siamo negli anni di MTV.

True As Steel’ è uno dei migliori album usciti negli anni ottanta, un vero e proprio classico che resiste all’usura del tempo.
La produzione rispetto ai due dischi precedenti è nettamente migliorata così come il songwriting, più maturo e completo.
La scaletta è piena di anthem e di brani che ancora oggi sono presenti nelle esibizioni dal vivo.
Mr. Gold’, ‘Fighting For Rock’, ‘Speed Of Sound’, ‘Midnite In China’, la title track e ‘Lady In A Rock ‘n’ Roll Hell’ fanno parte della storia dell’heavy metal, magari all’epoca nessuno ci avrebbe creduto, ma la storia passa anche dai Warlock.

Arriviamo al 1987, un anno fenomenale. Nelle sale cinematografiche escono ‘Angel Heart – Ascensore Per L’inferno’, ‘Arma Letale’, ‘La Bamba’, ‘Dirty Dancing’, ‘Full Metal Jacket’, ‘Good Morning, Vietnam’, ‘L’impero Del Sole’, ‘Nightmare 3’, ‘Le streghe Di Eastwick’ e tanti altri.
La musica rock partorisce capolavori come ‘Back For The Attack’, ‘Appetite For Destruction’, ‘Hysteria’, ‘Abigail’ e…’Triumph And Agony’ dei Warlock.

Siamo al capitolo conclusivo di questa storia, Doro proseguirà da sola producendo album di buona fattura, diventerà un’icona, collaborerà con molti artisti della scena metal (Lemmy diventerà un grande amico della cantante), ma ‘Triumph And Agony’ rimane il loro capolavoro.
La band vola a New York per le registrazioni, segno anche questo della crescita e del livello elevato ormai raggiunto.
Il disco si apre con l’inno ‘All We Are’ ancora oggi il pezzo forte dei concerti di Doro, un brano semplice e diretto che ha nel coro da stadio il suo punto culminante.
Ma tutto l’album è costruito su grandi pezzi come ‘Three Minute Warning’, ‘Kiss Of Death’ (curiosità: nello stesso anno i Dokken pubblicano una canzone con il medesimo titolo), ‘Touch Of Evil’, ‘Metal Tango’ e la ballad ‘Für Immer’ cantata interamente in tedesco, senza paura di sembrare nazionalisti.

Gli anni ottanta stanno volgendo al termine e la carriera dei Warlock finisce con quest’album e purtroppo per motivi legali e quant’altro non ci sarà nessuna reunion nonostante i buoni e continui rapporti tra Doro e alcuni ex componenti.
Ho scritto questo editoriale con un pizzico di nostalgia per un periodo irripetibile che mi manca come un caro amico che non vedo da troppi anni.

Il metal è cambiato e tutti noi cerchiamo di capire e seguire le novità, ma detto tra i denti, in alcuni momenti faccio una fatica tremenda.
Metto su piatto del giradischi un vinile dei Warlock, e mi sento più sereno, nella mia rassicurante e calda dimora.

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