Warmblood: quando il death metal incontra il cinema horror

 

Suonare death metal non è una cosa per tutti. Ci vuole passione e tanta perseveranza. I Warmblood hanno tutte le caratteristiche per piacere a un pubblico intelligente e alla ricerca di qualcosa di originale.
Putrefaction Emphasis’ è stata una piacevole sorpresa ma al tempo stesso una conferma delle enormi qualità della band italiana.
Ecco una piacevole intervista con Giancarlo Capra, chitarra e voce dei Warmblood.

Ciao ragazzi, benvenuti su Long Live Rock ‘n’ Roll. Innanzitutto volevo farvi i complimenti per il nuovo album ‘Putrefaction Emphasis’.

Ciao a tutti e grazie.

Raccontateci come sono nati i pezzi, come e dove sono stati registrati e se ci sono aneddoti particolari riguardante il lavoro in studio.

Di norma io compongo le parti di chitarra, le propongo a Davide e poi con l’aiuto di Elena cerchiamo di trovare le giuste soluzioni per quanto riguarda la batteria per poi passare ai vari arrangiamenti, assoli ecc. Una volta che siamo soddisfatti della parte strumentale compongo il testo e creo la metrica per le parti vocali, per quest’ultimo album mi sono fatto dare una mano da un amico inglese che si chiama Tom Bramall che è stato veramente di grandissimo aiuto. Abbiamo registrato all’Elfo studio, così come per gli album precedenti, lavorando con Daniele Mandelli, fonico bravissimo e molto disponibile, e poi siamo andati a Roma ai 16th Cellar Studio dove Stefano Morabito ha fatto un grandissimo lavoro in fase di missaggio e mastering. Siamo veramente soddisfatti del risultato finale e stiamo riscontrando parecchi pareri positivi a riguardo.

Siete un trio, suonate death metal. Di primo acchito pensando a voi mi son venuti in mente i Master. Vi ritrovate in questo accostamento?

Fa sempre piacere quando si viene accostati a un nome storico del panorama death metal mondiale ma voglio essere sincero non siamo mai stati grandi fans dei Master. Con tutto il rispetto, i Master sono sicuramente una grande death metal band ma non trovo molte similitudini tra loro e noi.

Tra i tanti aspetti positivi del vostro album, mi è piaciuta molto la produzione, abbastanza scarna ma dannatamente vera e lontana dalle produzioni fotocopia che ormai stanno appiattendo la scena musicale. A mio avviso i vostri brani suonano molto dinamici e non stancano mai.

Grazie, ci tenevamo molto ad ottenere un risultato “naturale” e Stefano ha fatto un lavoro davvero eccezionale in fase di produzione e alla fine l’album suona proprio come volevamo, potente ma molto “vero”, la batteria soprattutto non suona per niente “plasticosa” o “artificiale” e questo è abbastanza raro nelle produzioni odierne.

Altro complimento che mi premeva farvi, riguarda l’esecuzione strumentale e la preparazione tecnica di ogni singolo componente, altra arma in più che vi differenzia da tante band dedite allo stesso genere
Un drumming mai banale così come le parti di chitarra, sia ritmica che solista.

Grazie mille, non siamo certo dei “virtuosi” nei nostri rispettivi strumenti e non cerchiamo a tutti i costi la soluzione tecnica ad effetto, però diamo molta importanza all’esecuzione e alla stesura dei vari riff, soli, ecc. Davide in particolare essendo un musicista professionista riesce sempre a stupirmi soprattutto nelle parti soliste. In ogni caso cerchiamo di suonare quello che ci piace e che ci diverte senza preoccuparci se suona troppo tecnico, troppo melodico, troppo moderno o troppo old school.

Se non erro dal vostro debut album ‘Necrocosmos Destination’ del 2008 la formazione è rimasta invariata fino ad oggi. Secondo voi è facile mantenere unita e stabile una band? Siete mai scesi a compromessi tra di voi per il quieto vivere?

No, fortunatamente andiamo veramente d’accordo e siamo molto legati tra di noi. Per questo ci riteniamo davvero fortunati e non abbiamo mai dovuto discutere sul da farsi ne in sala prova ne in fase di registrazione.

Tornando al nuovo disco, c’è un brano al quale siete maggiormente legati, e nel caso per quale motivo.

Non so se posso parlare a nome di tutta la band ma personalmente amo molto la trilogia di “Cloister of the dead” forse perchè è il brano più anomalo che abbiamo mai scritto ed è pieno di parti strumentali che ci hanno impegnato molto sia in fase di composizione che di esecuzione. Un brano lungo ma molto vario dove thrash, death, prog e metal classico si fondono tra loro in maniera, credo, molto naturale. Forse il brano che meglio rappresenta i Warmblood attuali.

Con ‘Putrefaction Emphasis’ pensate di aver trovato la quadratura del cerchio riguardo al vostro sound, o in futuro avete in mente di sperimentare nuove soluzioni?

Non so cosa faremo in futuro, abbiamo appena terminato quest’album e per il momento non stiamo pensando a comporre nuovo materiale ma di sicuro faremo come abbiamo sempre fatto cioè lasciando una porta aperta a qualsiasi soluzione tecnica o stilistica. Ci piace sperimentare, nel limite delle nostre possibilità, ovviamente, e continueremo a farlo. Credo che quest’album riassuma molto bene il lavoro che abbiamo fatto negli ultimi anni e rappresenta perfettamente il nostro stile attuale.

Vorrei ora parlare di Lucio Fulci, indimenticato maestro del cinema horror, al quale, mi pare di aver capito, siete molto legati, visto che ‘Timor Mortis’ del 2010 è totalmente ispirato ai suoi film e anche nel nuovo disco non manca una citazione di un suo capolavoro che è ‘Paura nella città dei morti viventi’. Volete raccontarci da dove nasce questa passione per il cinema horror, in particolar modo quello di Fulci?

Tutti i nostri 4 album sono dedicati a Fulci e tutte le nostre liriche prendono spunto e ispirazione dai suoi film. Il fanatico di Fulci sono io, è tutta mia la colpa!! ahahaha! Sono sempre stato attratto dalla cinematografia horror in tutte le sue forme e in maniera particolare dai film di Fulci, soprattutto dal periodo zombie con capolavori come ‘Zombie 2’, ‘Paura nella città dei morti viventi’ e ‘L’aldilà’, ma amo un po’ tutta la sua filmografia a parte alcune commedie di quando era giovane.

Oltre al maestro romano, quali sono i registi horror che maggiormente vi piacciono o che vi hanno ispirato? Personalmente reputo Argento, Mario e Lamberto Bava (quest’ultimo principalmente per i primi film realizzati), Romero, Raimi, Hooper e Lenzi i maggiori esponenti del cinema horror.

Sono cresciuto con le pellicole della Hammer e della American International Pictures, amavo guardare i film di R. Corman, ero un fan di attori come Vincent Price, Peter Cushing e Cristopher Lee. In seguito ho scoperto il gotico all’italiana di Mario Bava e Antonio Margheriti e ho cominciato ad apprezzare e a seguire con interesse anche il cinema di casa nostra arrivando poi negli anni 80, periodo d’oro per il nostro cinema horror, a scoprire moltissimi registi davvero talentuosi. Tra questi, come ti dicevo, quello che da sempre riesce maggiormente a coinvolgermi è Lucio Fulci ma ovviamente vanno citati anche grandi registi come Argento, Deodato, Lenzi, Lamberto Bava e Joe D’amato, ma anche Sergio Martino, Michele Soavi e Luigi Cozzi. Ovviamente ho sempre seguito con molto interesse anche il cinema internazionale ed essendo un amante del filone zombie non posso non citare il grandissimo Romero, così come Armando de Ossorio, Carpenter, Hooper, Clive Barker e Sam Raimi.

Io sono un appassionato di questo genere, ma purtroppo negli ultimi anni (troppi) sto soffrendo la mancanza d’idee e di film di qualità. Mi sembra ci sia un impoverimento, soggetti troppo spesso banali, eccesso di effetti speciali e una tendenza al peggioramento. Cosa ne pensate?

Sono abbastanza d’accordo, difficile puntare su idee nuove, si preferisce andare sul sicuro riproponendo vecchi classici o storie già collaudate. Secondo me l’horror ha perso completamente il suo aspetto “fantastico”, la fantasia è sempre stata un elemento fondamentale per una buona storia, ora si punta molto sul realismo, l’importante è fare film veloci e pieni di effetti speciali che devono “infastidire” più che spaventare. Personaggi come Jason e Freddy Krueger non nasceranno più, sono troppo surreali, troppo poco legati al mondo reale, l’aspetto fantastico non spaventa più, ora bisogna puntare sul vicino di casa serial Killer che violenta o ammazza nelle maniere più fantasiose giusto per mostrare la scena ad effetto ma trita e ritrita le storie sono sempre uguali.

Avete mai preso in considerazione l’idea di realizzare un concept album ovviamente di stampo horror?

Il nostro penultimo album “God of zombie” era a tutti gli effetti un concept. Abbiamo creato una storia che si sviluppa in parallelo alle vicende di Zombie 2. Come tu sai il film inizia con una nave abbandonata che entra nel porto di New York e tramite il morso di uno zombie, che si trovava a bordo, l’epidemia inizia a diffondersi per la città. Il film si sposta però quasi immediatamente sull’isola di Matool nei Caraibi dove i vari protagonisti dovranno fronteggiare e riuscire a fuggire dalla minaccia zombie per tornare infine in una grande mela ormai completamente popolata dai morti viventi. In “God of zombie” raccontiamo praticamente tutto quello che succede a New York intanto che i protagonisti del film sono a Matool e come tutto inizia a diffondersi velocemente e lo facciamo attraverso gli occhi di uno zombie che nonostante la trasformazione riesce ad avere ricordi del passato e a raccontare così gli avvenimenti che lo circondano. In tutto questo abbiamo inserito vari personaggi, il mio preferito è un prete ancora umano, che, in chiesa, tiene calmi gli zombi offrendo loro pezzi di carne in una sorta di eucarestia.

Quali sono le band che reputate fondamentali e che vi hanno spinto a suonare death metal?

Probabilmente i Death di Chuck sono stati una grande fonte di ispirazione, così come Atheist e Pestilence prima, Suffocation poi, Necrophagist, Spawn of Possession, Decrepit Birth e molti altri. Attualmente ascoltiamo molta musica anche al di fuori del death metal ma del genere siamo tutti grandi fan di Obscura e Dying Fetus!

Perché questo genere e non un altro?

Bella domanda, non saprei…ci piace, ci da emozioni che altri generi non riescono a dare, personalmente poi adoro cantare in growl e nonostante il pensiero di molti trovo il genere molto vario. Penso che nel death si possano inserire molte influenze da altri generi senza però andare a snaturarlo. Prendi ad esempio i Cannibal Corpse e gli Obscura, tanto per fare dei nomi, fanno entrambi death metal, fanno parte dello stesso genere eppure tra loro sono diversissimi, questo ci piace, la varietà della proposta.

Avete già in cantiere del materiale per un nuovo album?

Sinceramente no, per il momento pensiamo a suonare il più possibile live e poi vedremo…

Secondo voi la scena death metal attuale in che stato si trova? Le band non mancano di certo, anche se il periodo d’oro è passato da un pezzo. Trovo che l’underground stia fornendo un sacco di materiale interessante. Avete delle band emergenti e non da consigliarci?

La musica in generale non sta attraversando il suo miglior periodo questo è certo e il metal non fa sicuramente eccezione però nonostante le difficoltà stanno uscendo realtà veramente molto valide. Il panorama musicale è sempre più ristretto, ed è sempre più difficile farsi notare e ritagliarsi un proprio spazio. Per farlo occorre distinguersi, essere davvero preparati e con idee originali e trovo che molte nuove leve siano proprio sulla strada giusta. Non mi piace fare nomi ma ho sentito molte cose interessanti recentemente e questo fa ben sperare per il futuro della scena.

Volete lasciare un messaggio ai lettori di Long Live Rock’n’Roll?

Certo, vorrei solo ricordare agli amanti del genere di supportare le piccole realtà, non solo i piccoli gruppi ma anche i locali, senza palchi la musica non si può esprimere! Non limitiamo il nostro supporto a seguire le band su Facebook e su Youtube, i like fanno piacere ma non servono se quando si suona i locali sono vuoti! Continuate a seguire la musica dal vivo e la musica non morirà!!!! Infine grazie a Long Live Rock’n’Roll e a tutti quelli che hanno perso un po’ del loro tempo leggendo questa intervista. Stay Tuned!!

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