Whitesnake: 1987, il settimo sigillo

 

Immagino David Coverdale, seduto davanti allo specchio, con le mani conserte e la mente che vaga attraverso le numerose strade che la sua carriera straordinaria ha attraversato.
Grande personaggio, grande cantante, grande artista. A trentasei anni, nel 1987 esce il suo più grande successo commerciale.
Con la sua band, gli Whitesnake, pubblica ‘1987’ (o ‘Whitesnake’) un disco che vanta dei numeri impressionanti, numerose imitazioni nel corso degli anni (tanti anni), ma soprattutto un disco che rimarrà impresso nella storia del rock, niente e nessuno potrà mai cancellarlo.

Il 1987 è un anno di grazia per l’hard rock e l’heavy metal, basti pensare che sono usciti album come ‘Appetite For Destruction’ dei Guns n’Roses, ‘Hysteria’ dei Def Leppard, ‘Pride’ dei White Lion, ‘Into The Pandemonium‘ dei Celtic Frost, ‘The Legacy’ dei Testament, ‘Under The Sign Of The Black Mark’ dei Bathory, ‘Back For The Attack’ dei Dokken, ‘Speed Metal Symphony’ dei Cacophony, e tanti altri, la lista è infinita.
Certo a pensare alla musica di oggi un velo di tristezza mi si dipinge sul volto, ma concentriamoci sulle cose positive e sui bei ricordi.
Verso la metà degli anni ottanta l’hair metal è il genere predominante, nascono gruppi ogni giorno, l’immagine è diventata fondamentale per emergere, i video clip sono un mezzo di promozione al quale nessuno si può sottrarre.

I Whitesnake, dopo aver pubblicato ‘Slide It In’ nel 1984 si prendono una lunga pausa forzata, e superati alcuni problemi di formazione ma non solo, lavorano al quello che possiamo definire il disco ‘definitivo’.
Per capire e apprezzare appieno ‘1987’ bisogna andare oltre i video sexy-patinati e l’immagine cotonata della band. Non fidatevi quando leggete l’etichetta hair metal appiccicata ai Whitesnake. Niente di più falso.
Certo la band ha cavalcato l’onda del momento, volutamente o spinta da qualche manager in cerca di dollari cladi e freschi di stampa, ma bisogna ascoltare attentamente quelle canzoni per rendersi conto che la definizione hair metal va molto stretta ai Whitesnake.

Il team che lavora con Coverdale è di prim’ordine. Dietro le quinte troviamo Mike Stone e Keith Olsen alla produzione, Greg Fulginiti mastering e John Kalodner a&r della Geffen Records.
Parliamo ora dei musicisti coinvolti, i chitarristi John Sykes e Adrian Vandenberg, Neil Murray al basso, Aynsley Dunbar alla batteria, Don Airey e Bill Cuomo alle tastiere. Purtroppo per il tour di promozione cambiò la formazione, infatti Coverdale licenziò tutti (a parte Vandenberg) in seguito a dissapori e incomprensioni e reclutò Vivian Campbell alla chitarra, Rudy Sarzo al basso e Tommy Aldridge alla batteria.

1987’ non ha sicuramente avuto vita facile, in particolar modo prima della sua pubblicazione avvenuta il 7 aprile 1987, ma finalmente, una volta uscito, sbanca subito le classifiche e diventa una pietra miliare, un punto di riferimento per chi vuole suonare hard rock.

Con questo album si apre una nuova fase della carriera del serpente bianco, abbandonati quasi del tutto gli elementi blues rock e alcuni richiami ai Deep Purple degli album precedenti, si punta tutto su riff di chitarra rocciosi, melodie accattivanti e arrangiamenti molto curati.
La differenza con gli altri gruppi la fa ovviamente la voce di Mr. Coverdale, che qui trova la sua massima espressione raggiungendo limiti molto elevati in quanto a espressività ed estensione, una sfida vinta senza dubbio.

Ma la musica com’è?

Basterebbe l’opener ‘Still Of The Night’ a darvi una risposta. Un brano epico e maestoso, un tributo (volontario?) ai Led Zeppelin, un concentrato di energia, classe, tecnica. Più di sei minuti che mettono in chiaro che i Whitesnake non sono una hair metal band…
Le vendite del disco decollano anche e soprattutto grazie alla nuova versione di ‘Here I Go Again’ (originariamente presente nel disco ‘Saints & Sinners’ del 1982) e alla ballata per eccellenza, ‘Is This Love’ lentone da brividi che per anni veniva inserito nelle varie compilation per innamorati.
Complice anche i video in linea con i gusti e la produzione dell’epoca, il successo era dietro l’angolo, che aspettava solo di esser preso per mano.
Ma ‘1987’ è tanto altro ancora, e non solo tre canzoni e nulla più. L’heavy rock di ‘Bad Boys’ e l’hard shuffle di ‘Give Me All Your Love’ mantengono le radici nel vecchio sound dei Whitesnake, attualizzandolo e rendendolo più granitico e corposo.

Sempre parlando di passato, troviamo una nuova versione, che supera di gran lunga l’originale, di ‘Crying In The Rain’ (dall’album ‘Saints & Sinners’ del 1982), stellare e con Coverdale sugli scudi come non mai.
Anche nei momenti più leggeri e spensierati come ‘Straight For The Heart’ e ‘Don’t Turn Away’, la classe di questi musicisti fa la differenza, non si scade mai nel banale come spesso succede in altri prodotti dello stesso genere.
Dunque ‘1987’ è un disco pieno di belle canzoni (non dimentichiamo le conclusive ‘Children Of The Night’ e ‘You’re Gonna Break My Heart Again’), arrangiamenti di classe, tanta energia.

Provo un misto di nostalgia e orgoglio pensando a quegli anni. Nostalgia perché sono consapevole che il mondo musicale è cambiato (in peggio) e non si torna più indietro. Orgoglio perché ho avuto la fortuna di vivere in pieno quegli anni riuscendo ad andare ai concerti e a godermi ogni giorno quella musica e quelle atmosfere.

Insomma il destino o qualcun altro, ha voluto che tutti gli elementi necessari per creare un grande successo si incontrassero assieme a David Coverdale per fare qualcosa di unico e irripetibile…1987!

Geffen Records – 7 aprile 1987

Tracklist:

1.Still Of The Night
2.Bad Boys
3.Give Me All Your Love
4.Looking For Love
5.Crying In The Rain ‘87
6.Is This Love
7.Straight For The Heart
8.Don’t Turn Away
9.Children Of The Night
10.Here I Go Again ‘87
11.You’re Gonna Break My Heart Again

Band:

David Coverdale – voce
John Sykes – chitarra, cori
Neil Murray – basso
Aynsley Dunbar – batteria

Special Guest:

Adrian Vandenberg – chitarra
Don Airey – tastiere
Bill Cuomo – tastiere

 

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