Se giungono ad incontrarsi due autori viscerali e “contro”, contro in ogni senso, quali li abbiamo conosciuti e apprezzati come Sean Penn ed Eddie Vedder,ecco che può accadere qualsiasi cosa: un film ad esempio. La pellicola Into the Wild, sceneggiata e diretta dall’attore californiano che viene presentata in questi giorni in anteprima nazionale alla Festa del Cinema di Roma, nasce anche da questo incontro che non poteva passare inosservato e senza frutti, capace di far scaturire scintille ardenti di creatività e di pura ribellione visto l’ardore poetico e umano della coppia in questione. Può accadere così che si realizzi uno dei film più belli degli ultimi anni e una colonna sonora che si rivela un album con la A maiuscola, una raccolta di canzoni bellissime e potentemente evocative.

Era un po di anni che Penn aveva in mente il progetto in questione, realizzare una storia filmata della parabola esistenziale di Chris Mc Candless, filtrando l’omonimo romanzo di Jon Krakauer. Un ragazzo appena laureato, agiato, apparentemente appagato che alla soglia dell’ingresso da protagonista nella società americana, pronto a scalare i luccicanti gradini del benessere e del riconoscimento sociale, si ferma, compie una scelta inaspettata decidendo di intraprendere una nuova strada, un cammino giudicato folle e incomprensibile da quanti gli stanno attorno. La famiglia, gli amici, le facce consuete e le abitudini consolidate, la società nessuno gli perdona l’atto di rifiuto e ribellione allo stato consolidato delle cose. Una ribellione che lo guida a conoscere la vita da una prospettiva totalmente differente da quella alla quale le convenzioni lo – ci – costringono nelle mille e subdole catene del cinismo e dell’ipocrisia. Il suo no al conformismo è un infinito si alla vita. La sua rivolta si estrinseca nel più appassionante e potente rito di iniziazione che la cultura americana ci ha lasciato: il viaggio. Un viaggio senza limiti in una natura senza limiti, che si svela al ragazzo attraverso una bellezza che spezza il fiato, fa battere il cuore a mille e accoglie ogni creatura nel suo mistico girotondo. Una ricerca di quantità e qualità esistenziale in cui il giovane Chris si tuffa a capofitto fino a pagarne l’ineluttabile prezzo.

Secondo lo stesso Penn, mentre lavorava al progetto e ad una prima stesura del film, man mano che il film e le immagini prendevano forma, nella sua testa si aggirava la voce di un certo Eddie Vedder. Gli serviva uno che potesse evocare l’immenso desiderio di libertà e rabbia di cui la storia bisognava. Qualcuno che dipingesse le sconfinate terre dell’America del nord così come avrebbero potuto disvelarsi agli occhi dei primi esploratori, secoli fa. Con le sue timbriche vibranti e calde come un fuoco acceso nella notte nordica, Vedder accontenta di sicuro le necessità filmiche richieste dal suo amico Penn e fa qualcosa in più. Compone una manciata di canzoni, poco più di trenta minuti, decisamente sopra la media. Non si accontenta di svolgere un compitino come le sue eccelse qualità gli permetterebbero con pochi sforzi, ma si lancia a tutta in una composizione limpida, suggestiva, vigorosa. Ci mette l’anima. Ci mette l’onesta dell’arte.

Penn - Vedder

Qualcuno storcerà il naso non rinvenendo tracce di Pearl Jam nel disco, ma anche questa è la forza con la quale Vedder si mette in gioco in questo lavoro. Che senso avrebbe avuto comporre una colonna sonora con gli spettri, i resti o peggio gli scarti dei Pearl? Anche se un brano come Far Behind sfida chiunque neghi la benefica presenza dei “Jam”. A proposito di spettri o meglio di spiriti, Into the Wild ne evoca tanti e tutti urlati, ululati e invocati a gran voce da Eddie come Guide nel percorso iniziatico intrapreso. Sembra si siano dati tutti appuntamento nel ristretto spazio di un disco di poco più di mezz’ora. Potenza della voce inarrivabile che madre natura gli ha concesso. I suoni e le atmosfere dell’America profonda convengono da ogni sentiero per fare parte di Into the wild. Non manca nessuno. C’è la lucida cantilena di dylaniana memoria, la forza melodrammatica delle armonie alla Bob Seeger, c’è la profondità di sguardo, Society, che solo il più ispirato Springsteen può regalare, ci sono le note incantate di No Ceiling che rimandano ai nuovi poeti dell’ altra America, leggi Micah P.Hinson, c’è la presenza di un cantautore misconosciuto come Gordon Peterson che alla fine degli ottanta compose in perfetto stile lofi, con lo pseudonimo di Indio, un brano bellissimo come Hard Sun, che Vedder innalza verso vette irraggiungibili. C’è la poesia di brani come Long Nights dove lo spaesamento, la meraviglia e la gioia per la nuova vita liberamente scelta dal giovane Chris si placano in una melodia profonda e struggente che ci guida fino al finale estraniante di End of the Road e Guaranteed.

Si ascolta con Into the Wild una colonna sonora che come tale non sfigura come una tra le migliori del genere e che, come lo stesso Penn ha affermato, offre un impatto maggiore al film. Lo rende incisivo, vitale all’ennesima potenza. Un album impreziosito dall’accuratezza con la quale il leader dei Pearl Jam ha scelto i suoi collaboratori: la chittarrista Kaki King, il compositore canadese Michael Brook e il polistrumentista Gustavo Santaolla, già presente nelle musiche di Brokeback Mountain di Ang Lee, Amores Perros e Babel di Inarritu, concorrono alla produzione di un suono tradizionale e moderno allo stesso tempo, mai datato o scontato. Un suono che combinato assieme alle pure sortite vocali di Vedder ammantano i brani di un aurea evocativa completamente in sintonia con la storia narrata.

Il pregevole mestiere cantautoriale di Ed guida lo spettatore, lo accompagna con sapiente suggestione, e in un film che vive della forza delle immagini, le canzoni di Into the Wild sono un bonus prezioso.

Il fervore creativo del nostro trova un largo sfogo anche nei testi. Chiari. Immediati. Cristallini. Diretti contro lo stile di vita degli Stati Uniti odierni – e di tutto l’Occidente ovviamente – ma sarebbe più giusto affermare, diretti contro il modello antropologico in voga nei nostri tempi che ha occultato la grazia di un’esistenza goduta in armonia con i ritmi lenti e profondi della natura.

‘…E’ un mistero per me, abbiamo un avidità che abbiamo accettato. Pensi di dover volere più di quello di cui hai bisogno. Finché non hai tutto non sarai libero. Società sei una razza folle. spero che tu non sarai sola senza di me…’

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