Sabato 13 giugno 2026 al Ferrara Summer Festival gli A Perfect Circle tornano in Italia con un concerto che, pur inserito nel cartellone della rassegna estiva, si impone sin dall’inizio come una data pienamente “da tour”, costruita con precisione e identità autonoma rispetto alla logica del festival. La band era il giorno prima al Nova Rock, con una setlist più ridotta. L’apertura è affidata a “War Pigs” dei Black Sabbath, e dalle 21.15, i quasi 8mila presenti nella piazza Ariostea dini pronti ad a vivere il viaggio attraverso le diverse anime della band, pescando in modo equilibrato dal repertorio di tutti gli album.

L’attacco con “The Package” dopo il dolce intro segna subito un cambio di registro netto: ritmi serrati, dinamica incalzante e una tensione costante che richiama l’energia più fisica di “Thirteenth Step”. Maynard James Keenan si muove con la consueta misura, lasciando che siano i brani a parlare più che la performance in senso stretto, mentre Billy Howerdel guida l’impianto sonoro con un suono asciutto, stratificato, che valorizza ogni sfumatura della scaletta.

Il percorso prosegue con “Disillusioned” e “The Contrarian”, che mantengono un equilibrio tra costruzione melodica e struttura più articolata, prima dell’esplosione di “The Doomed”, uno dei momenti più intensi del primo segmento del concerto, con Maynard in gran forma vocalmente.

La parte centrale del set si apre invece a una dimensione più riflessiva e rarefatta, con “Weak and Powerless” che rappresenta uno dei picchi di riconoscibilità del repertorio di “Thirteenth Step”. Subito dopo arrivano “Rose” e “Blue”, che spostano ulteriormente il baricentro verso atmosfere più sospese, quasi ipnotiche, prima di “Gravity”, tra i momenti più emotivi dell’intera serata.

A questo punto arriva uno dei passaggi più attesi: “3 Libras (All Main Courses Mix)”, riletta con la tensione più moderna di aMotion, e che spiazza chi non la conosceva. Peccato per chi voleva più materiale estratto da “Mer de Noms”, come una The Hollow non eseguita.

La parte finale del concerto riprende invece una traiettoria più energica e oscura: “The Outsider” riporta la tensione su livelli più alti, preparando il terreno a “Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums”, eseguita dopo una breve intermission che spezza e ricalibra il flusso dello show. Da qui in avanti il concerto assume una progressione quasi narrativa, culminando con “Starless”, nuova composizione già accolta con attenzione e curiosità dal pubblico, che dal vivo acquisisce una forma ancora più densa e cinematografica rispetto alla versione in studio.

Il finale è affidato  a “Judith”, che chiude il concerto con il pubblico che scatena le energie residue e suggellando una performance costruita su equilibrio, dinamica e potenza.

Sul piano esecutivo, una delle prove più convincenti arriva ancora una volta da Josh Freese, la cui batteria rappresenta una colonna portante dello show: precisa, potente ma mai eccessiva, capace di sostenere tanto i momenti più aggressivi quanto le sezioni più sottili. La sua presenza, oggi anche nuovamente legata ai Nine Inch Nails dopo la parentesi controversa con i Foo Fighters, si traduce qui in una prova di assoluta solidità e maturità musicale, perfettamente integrata nel sound della band.

Gli A Perfect Circle confermano così una forma live estremamente solida, capace di tenere insieme repertori diversi, epoche differenti e sensibilità sonore varie senza mai perdere coerenza. L’impressione generale è quella di uno show costruito con grande consapevolezza, dove ogni brano trova il proprio spazio naturale e dove anche le scelte più recenti, come “Starless”, non appaiono come aggiunte ma come evoluzioni organiche del percorso artistico, aspettando sempre il nuovo album.

Resta sullo sfondo, come già emerso in altre date del tour, qualche criticità legata alla gestione della venue, in particolare il divieto di introdurre acqua e cibo anche senza tappo, percepito da parte del pubblico come una limitazione eccessiva in una serata estiva. Un elemento che non intacca la qualità musicale del concerto (si sperava anche in un paio di brani in un più), ma che inevitabilmente incide sull’esperienza complessiva. Dopo le esibizioni dell’anno passato di Slipknot, Lynyrd Skynyrd, Judas Priest e altri si poteva fare meglio? Inutile girarci attorno, e sperare di avere arene e luoghi adatti, visto anche il recente fallimento di un evento mainstream dove ci si aspettava finalmente un cambiamento di atteggiamento nei confronti dei partecipanti, o ancora peggio di alcuni artisti italiani si permettono di bacchettare il pubblico se si permette di chiedere loro di non rimanere fuori o ascoltare decentemente.

Prendiamo comunque per oro colato ciò che viene organizzato per la musica alternativa nel nostro Paese. E oggi 14 giugno tocca al mini Gods of Metal (lacrimuccia) con Megadeth headliner.

 1. The Package

 2. Disillusioned

 3. The Contrarian

 4. The Doomed

 5. Weak and Powerless

 6. Rose

 7. Gravity

 8. Kindred

 9. Blue

 10. TalkTalk

 11. 3 Libras (All Main Courses Mix)

 12. The Outsider

 13. Counting Bodies Like Sheep to the Rhythm of the War Drums

 14. Starless

 15. The Nooose

 16. Judith

 

 

 

 

 

 

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