Venerdì 7 febbraio 2020 al Campus Music Industry di Parma si sono esibiti ABBATH, VLTIMAS, 1349 e NUCLEAR. Ecco il report della serata. Qui la gallery fotografica completa.

Vltimas

Dopo qualche anno di assenza dalla scena black metal, il chitarrista Rune Eriksen (Aura Noir, Earth Electric, Mayhem) ritorna in scena portando con sé veterani del metal estremo: David Vincent (Morbid Angel) alla voce e Flo Mounier (Cryptopsy) alla batteria.

Gli Vltimas, gruppo quindi formato molto di recente e fresco del loro primo album “Something Wicked Marches In”, uscito nella primavera del 2019, mettono in scena un set di assoluta qualità. Una combinazione coinvolgente di ritmi di black metal alternati a passaggi più veloci in perfetto stile death.

La scaletta si compone di tutti i brani del loro unico album nello stesso ordine della tracklist del CD. David Vincent si presenta sul palco in stile becchino, con un mantello nero ed un cappello cowboy (rigorosamente nero) a ricordare una figura macabra ed imponente. Il suono è regolato in maniera impeccabile fin dal primo pezzo e c’è grande entusiasmo nel pubblico che invoca il nome del gruppo praticamente alla fine di ogni pezzo. Si nota una gran sinergia tra i membri della band e sembra davvero che gli Vltimas siano una band con già vari anni di carriera alle spalle. Il Growl di David è preciso e decisamente d’impatto, con le note di Rune e Flo suonate con precisione maniacale.

C’è da far notare inoltre quanto sia incredibilmente profonda ed imponente la voce di David Vincent nei momenti in cui interagisce con il pubblico tra un brano e l’altro! Sembra davvero una voce cinematografica inserita all’interno di una sinossi all’inizio di un film horror. Letteralmente da brividi!

David saluta infine il pubblico alla fine del set con un:

“Mantenete il fuoco che brucia nel vostro cuore e non lasciate che nessuno lo spenga!”

Un progetto davvero interessante impossibile da non apprezzare per qualità ed originalità. Si sentirà sicuramente parlare molto di questa band nella scena black metal nei prossimi anni.

Setlist

  1. Something Wicked Marches In
  2. Praevalidus
  3. Total Destroy
  4. Monolith
  5. Truth and Consequence
  6. Last Ones Alive Win Nothing
  7. Everlasting
  8. Diabolus Est Sanguis
  9. Marching On 

1349

Riconosciuti tramite i veterani del black metal norvegese, i 1349, composti da Ravn (voce), Archaon (Chitarra), Frost (Batteria) e Seidemann (Basso), s’impossessano del palco truccati come sempre con lineamenti spettrali bianchi e neri sul viso dietro a 4 getti di CO2 a creare un’atmosfera decisamente tetra. Ravn porta dei grandi spuntoni sugli avambracci e Seidemann una lunga toga marrone incappucciato. Un look che non può che ricordare i leggendari connazionali Gorgoroth. Dal 2001 la band ha prodotto 2 EP e 7 album, di cui l’ultimo “The Infernal Pathway”. L’anno che da nome alla band, 1349, fu l’anno in cui la peste arrivò in Norvegia e contagiò 2/3 della popolazione, ponendo quindi fine all’età d’oro della Norvegia dell’epoca.

Lo stile dei 1349 è un black metal dai ritmi abbastanza sostenuti e quindi più veloci rispetto a quello di altri gruppi dello stesso genere. Una musica violenta, che colpisce sicuramente per l’atmosfera macabra che riesce a creare e per le melodie tetre alternate a tratti di brevi assoli ripetuti a varie riprese nei brani. In alcuni pezzi, Ravn inserisce anche dei passaggi in clean vocals che assomigliano a delle invocazioni di rituali satanici.

L’unico problema di questa band è che tutte le canzoni sono molto simili tra loro…si fa molto fatica a distinguerle l’una dall’altra…ci sono melodie che sembrano ritornare quasi ad ogni pezzo…e questo purtroppo crea molto rapidamente un abbassamento dell’entusiasmo del pubblico che da metà set in poi smette di pogare e diventa molto statico…un gran peccato.

Ribadisco il fatto che stiamo parlando di una band con esperienza che suona un black metal decisamente di alto livello. È solo che manca quel tocco di varietà ed originalità che permetterebbe a questa band di distinguersi molto di più.

Setlist

  1. Sculptor of Flesh
  2. Through Eyes of Stone
  3. Slaves
  4. I Am Abomination
  5. Striding the Chasm
  6. Manifest
  7. Atomic Chapel
  8. DØdskamp
  9. Abyssos Antithesis

Abbath

È il momento del tanto atteso Abbath (Olve Eikemo, conosciuto anche come Abbath Doom Occulta), storico membro fondatore degli Immortal, una della band più influenti della storia del black metal.

Dal 2015, Abbath ha fondato la sua nuova band omonima, composta attualmente da Abbath Doom Occulta alla voce/chitarra, Ukri Suvilehto alla batteria, Ole André Farstad alla chitarra solista e Rusty Cornell al basso. Rusty ha rimpiazzato Mia Wallace dall’inizio del tour Europeo iniziato a metà gennaio in maniera totalmente inaspettata, senza nessuna comunicazione ufficiale della band. L’unica notizia che si ha a riguardo è un post di Mia pubblicato a fine gennaio dove racconta di essere stata forzata ad abbandonare la band, essendo stata chiamata dal manager di Abbath per comunicarle che la band non aveva più bisogno di lei…malgrado questo recente episodio sicuramente sgradevole da quello che si è potuto leggere, gli Abbath suonano un set davvero convincente ed esplosivo.

Abbath Doom Occulta è reduce da una terapia di riabilitazione dalla dipendenza dall’alcool. Una dipendenza che lo ha forzato a cancellare il tour sudamericano che era in corso quest’autunno quando si presentò a Buenos Aires ubriaco e non in grado di finire il set.

Oggi, quell’Abbath sembra davvero lontano, perché il growl di Olve è pressoché impeccabile, perché l’atteggiamento sul palco è decisamente adrenalinico e perché i pezzi sono suonati in modo impeccabile! C’è spazio per brani dei due album della band, l’omonimo “Abbath” ed il recente “Outstrider”, ma anche per pezzi cult degli Immortal come “One by One” e “The Rise of Darkness”.

Il set diventa una vera goduria. Un ritmo trascinante, un suono carico di assoluta qualità ed un Abbath volenteroso di dare il massimo per dimostrare il suo status di leggenda vivente rendono la serata perfetta.

“Count the Dead”, “Harvest Pyre”, “Calm in Ire (Of Hurricane)” e “Outstrider” rendono davvero bene dal vivo e ci si lascia andare in un headbanging continuo.

L’unica critica che si può fare è che gli Abbath suonano per appena più di 1 ora, senza nessun encore e finendo in modo un po’ brusco su “To War!”.

A parte questo, siamo tutti entusiasti di rivedere un Abbath in piena forma e così carico di adrenalina capace di tirar fuori una performance di altissimo livello.

 

Live report di Metal Dan
Fotografie di La Dame Blanche Photography
Si ringrazia Vertigo

redazione
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