Difficile scrivere qualcosa di nuovo di un disco che ha venduto ben 49 milioni di copie nel mondo e che ha polverizzato praticamente ogni record in ambito rock ma non solo. Mi piace tornare indietro nel tempo, quando un giorno d’estate mio zio mi diede una cassetta a lui molto cara. Avevo iniziato da poco ad ascoltare musica rock metal e conoscevo solamente gruppi come Iron Maiden, Ted Nugent, Metallica, Slayer e pochi altri.

Il rintocco delle campane colpì subito la mia attenzione, e nota dopo nota rimasi rapito da quella stupenda musica. Da quel giorno penso di aver ascoltato “Back In Black” almeno mille volte, senza mai annoiarmi e sentendo ogni volta nelle vene il rumore del rock sanguigno e immortale. Il destino a volte è beffardo, la tua band è in continua crescita ma nel momento in cui tutto sta per decollare, la morte di un componente fa precipitare la situazione. Non tutti si perdono d’animo, anzi, la morte di un compagno di musica può essere uno stimolo ad andare avanti, anche solo per onorare la sua memoria. Beh “Back In Black” è stato pubblicato dopo un episodio tragico, la morte di Bon Scott, avvenuta il 19 febbraio del 1980, e invece che diventare il testamento della band, è stato il disco che ha segnato un’epoca ma che ha resistito all’incedere inesorabile del tempo, ai tentativi sterili di imitazioni e a tanto altro.

Curioso pensare a come tutto sia apparentemente semplice e senza fronzoli all’interno di questo album, a partire dalla copertina semplicemente nera, ai riff e alle melodie. Però dal primo momento che si ascoltano le 10 canzoni, si capisce che nulla sarà come prima, e che questa musica ci accompagnerà fino alla morte. A differenza di altri album milionari, Back In Black ha un qualcosa di speciale che permea tutte le songs, un qualcosa di indefinibile che si riesce a percepire solamente ascoltandolo dall’inizio alla fine. A volte solo dalla copertina si capisce che si ha a che fare con qualcosa di grande. Una copertina nera con il logo del gruppo e il titolo del disco non è niente di particolare o che salta subito all’occhio, però in questo caso bisogna leggerla come un discreto ma sentito omaggio all’amico scomparso. Per quanto riguarda la musica, quella presente tra questi solchi conquista al primo ascolto. Basta il rintocco delle campane e le prime note di “Hells Bells”, per far innamorare chiunque dell’hard rock.

ACDC - Band 1980
All’epoca, quando ascoltai questa canzone, mi sembrava pervasa da un qualcosa di suggestivo, da un’atmosfera particolare e per me (giovane metallaro alle prime armi), unica e affascinante. Impressionante la sequenza di brani fenomenali e dirompenti che si susseguono in 42 minuti di musica. “Shoot To Thrill”, “What Do You Do For Money Honey”, “Given The Dog A Bone”, “Shake A Leg”, sono delle piccolo grandi gemme che chiunque vorrebbe scrivere. Ma I due brani che faranno entrare questo disco nella storia e che fino ad oggi centinaia di band hanno copiato, imitato, sono sicuramente “Back In Black” e “You Shook Me All Night Long”. A chi non ha mai ascoltato musica rock, consiglierei di iniziare proprio da queste due canzoni per capire che l’hard rock e’ una faccenda seria. Un riff e una sequenza di accordi che sono entrati di diritto nella storia del rock. Qui non ci sono i barocchismi e le scale virtuose del grande Richie Blackmore o la tecnica raffinata ed innovativa di Eddie Van Halen, ma solamente della musica che dal sangue arriva direttamente sui tasti della chitarra di Angus Young, chitarrista a mio avviso a volte sottovalutato, ma fondamentale. A volte mi chiedo se un giovane di oggi possa apprezzare e capire l’importanza e la bellezza di un disco come “Back In Black”. Oggi la musica è diventata al 90% mordi e fuggi e poca sostanza, per cui, nonostante siano passati 30 anni dalla sua uscita, se dovessi consigliare ai giovani qualcosa da ascoltare anche nel corso degli anni e perchè no, da far ascoltare ai figli e ai nipoti, beh quel disco sarebbe Back In Black. Certo ce ne sarebbero tanti altri, ma oggi siamo qui ad omaggiare una band e il suo capolavoro assoluto, picco inarrivabile di una carriera straordinaria. Ovviamente c’è chi ha speculato su questo disco, come quei negozi che lo vendono ancora a 20,00 euro (francamente mi sembra un prezzo esagerato), o chi ha cercato di copiare spudoratamente (e non ispirarsi) e spacciarsi per la new sensation di turno. Ma se siamo ancora qui ad esaltarci e a parlarne, ci sarà un suo perchè. Fosse uscito oggi, come sarebbe cambiato il panorama musicale? Difficile dirlo, ma penso che un disco del genere, vista la mancanza di idee e la pochezza dei nuovi gruppi, avrebbe avuto si successo, ma non come nel 1980, epoca in cui si aveva una cultura musicale diversa e ci si appassionava di più alle band. Vado nei locali ed ai concerti, e vedo tanti metallari esaltarsi appena sentono dei chitarroni ultra distorti, ma lasciatemi dire che li vedo muovere il culo e sbattere la testa quando sentono “Hells Bells” o “Back In Black”. La vita va avanti e il panorama musicale odierno è profondamente cambiato, lo sappiamo tutti, ma nonostante questo nel cuore del vero rocker ,Back In Black occupa un posto speciale. Magari non lo ascolta ogni giorno, ma chi ama la musica vera, possiede una copia di questo capolavoro custodita gelosamente nel cassetto, da far ascoltare ai figli, ai nipoti e da portarsi nella bara o chissà dove.

Back In Black è nato nel 1980 e sicuramente non morirà mai. Sta a noi pero mantenerlo sempre in vita e conservarlo nella memoria, in modo che tutti prima o poi possano conoscere e ascoltare… Dimenticavo…forse non tutti lo sanno, ma gli AC/DC, hanno scritto questa pietra miliare, e se ancora oggi calcano i palchi di mezzo mondo un motivo ci sarà…

 

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