AC/DC – Dodger Stadium, Los Angeles – 28 Settembre 2015

 

 

Per farmi guidare nell’ora di punta a downtown Los Angeles, pagare uno sproposito il biglietto e infilarmi nella calca infernale dell’entrata in un grande stadio americano ci vogliono proprio solo gli AC/DC.

E’ la mia terza volta con le cornette rosse in testa, ma oggi ci sono delle incognite, la più grossa delle quali è come si comporterà Steve Young, nipote di Angus e del malcapitato Malcolm nel ruolo per nulla facile e scontato di tenere su il banco a tutta la baracca. Di buono c’è che Phil Rudd, impegnato in numerose risse entrando ed uscendo di galera, lascia il posto al mio preferito, il muscoloso Chris Slade che 25 anni fa con la sua performance di Thunderstruck ha scosso l’intero pianeta. Poi c’è l’ultima incognita, il mio adorato Brian Johnson ha appena compiuto 67 anni e sono decenni che vorrebbe ritirarsi a vita privata, ora non dico che io dubiti, ma incrocio le dita…

Chi sia il gruppo di spalla lo si scopre solo all’ultimo momento: Vintage Trouble, ed ecco entrare in scena 4 assatanati di rock’n’roll con un cantante funky/soul, sicuramente incrociato in laboratorio tra  James Brown e Chuck Berry, che magnifica sorpresa! Nati 5 anni fa ad Hollywood sconquassano la città degli angeli e finiscono invitati in televisione anche da David Letterman nel 2013  guadagnandosi un tour mondiale a tempo record. Finisce che l’ultima canzone “Angel City, California” la canto anch’io assieme ai 50.000 del Dodger Stadium.

Pochi minuti ed arriva lo spettacolo come lo si vede da numerosi decenni;  c’è tutto: il fuoco, i megaschermi, i petardoni, i laser, tutto il circo che riesci ad immaginare e ben oltre. Ma non mi faccio distrarre, io voglio sapere qual è la scaletta e come si comportano Phil, Brian e Steve. La prima mezzora per la mia gioia scorre con canzoni non più giovani di 30 anni  (pare che anche il pubblico apprezzi); ci sono tutte quelle che puoi nominare: back in black, for those, you shook, persino una inaspettata TNT. Non me ne voglia Malcolm, ma il nipotino si e’ calato benissimo nella parte, anzi sta molto nell’ombra e martella a grandi manate la chitarra (autentica) di suo zio  appartandosi quando deve lasciare scena agli altri 3 pazzi. Chris suona con le clave, si sa, è proprio lui. Tocca al buon 67 enne, che dire? Non stona, ma non urla, corre, ma non troppo, ce la fa ancora? Secondo me può tirare avanti ancora 8 anni, lo dico sinceramente,  non importa che si arrampichi sulla campana di Hell’s Bell o meno, lui è ancora lì a dettar legge e lo fa da professionista. L’unica differenza che ho notato dalle altre due performance alle quali ho avuto la fortuna di assistere sono quei 40 secondi di pausa tra una canzone e l’altra, sicuramente utili per riprendere fiato dopo che dal 1973 tutti i fottuti anni o quasi riempiono stadi in ogni maledetto angolo del pianeta.

Un appunto e un addizionale plauso ai pazzi anglo/australiani: l’attenzione che hanno verso il loro pubblico e lo show è magnificamente riassunta dal ciclopico impianto audio; con ben 16 punti di ascolto sono riusciti a trasformare uno stadio in una sala di ascolto HI-FI, tutto perfetto, ovunque, ogni frequenza, ogni canzone, ogni dettaglio. Prendano appunto altri vecchiardi con produzioni miliardarie le cui attenzioni si rivolgono solamente a quanto siano grandi i megaschermi fregandosene della risposta in fase del PA.

Setlist:
1. Rock or Bust
2. Shoot to Thrill
3. Hell Ain’t a Bad Place to Be
4. Back in Black
5. Play Ball
6. Dirty Deeds Done Dirt Cheap
7. Thunderstruck
8. High Voltage
9. Rock ‘n’ Roll Train
10. Hells Bells
11. Baptism by Fire
12. You Shook Me All Night Long
13. Sin City
14. Shot Down in Flames
15. Have a Drink on Me
16. T.N.T.
17. Whole Lotta Rosie
18. Let There Be Rock
(With Angus Young Guitar Solo)
Encore:
19. Highway to Hell
20. For Those About to Rock (We Salute You)

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