AC/DC – For Those About To Rock (We Salute You)

Atlantic – Novembre 1981

È il 1981, gli AC/DC sono reduci dall’anno di tour intenso dopo la morte di Bon Scott e la successiva uscita di “Back in Black” nel 1980 con Brian Johnson alla voce che ha sostituito il compianto Bon in modo esemplare, senza imitarlo, portando all’interno del quintetto una voce dannatamente alta e graffiante e senz’altro inconfondibile. Non un attimo di riposo alla fine del Back In Black World Tour ed ecco che i nostri sfornano un’altra pietra miliare: “For Those About To Rock (We Salute You)”.

Metto il vinile sul piatto e dopo qualche scricchiolio della testina e dopo aver portato le casse dello stereo a un volume adeguato si sente la ‘diavoletto’ di Angus infrangere il silenzio con un riff di chitarra solista che passerà solo poi alla storia. Quando poi si uniscono gli altri strumenti si ode un attacco a dir poco fragoroso, scolpito nel granito.

…we roll tonight to the guitar’s bite…” urla Brian Johnson, mai frase più vera, che fa partire l’inno del rock’n’roll, e come dice il titolo della canzone: “A quelli che fanno rock, noi rendiamo onore.” E via con dei colpi di cannone sparati a salve per sancire il tutto, non ci sono altre parole. Si prosegue con “Put The Finger On You” in cui la fa da padrone il tipico riff alla Angus Young molto plettrato (o fingerpicking?… non l’ho mai capito ma mi fa comunque impazzire) che dà spazio poi a un ritornello pieno di cori ‘a muro’ di Malcolm e Cliff che svolgono sempre il loro mestiere di coristi alla grande mentre gettano le fondamenta della canzone con le loro ritmiche rocciose, tipico tratto del sound AC/DC.

Al numero 3 una canzone che consiglio di cercare live, “Let’s Get It Up” poichè viene eseguita molto più veloce e fumante. La versione in studio invece è decisamente più “classica” ma comunque meritevole di essere ascoltata centinaia di volte.

Convincenti e molto belle anche “Inject the Venom” e l’urlatissima “Snowballed” che ci portano poi all’ascolto di “Evil Walks” che è una delle canzoni degli AC/DC che preferisco in assoluto! Un intro che è la potenza allo stato puro con Malcolm che ti straccia i timpani con i suoi accordi giganti ed i colpi del charleston di Phil Rudd a dare il tempo che lanciano il fraseggio chitarristico di Angus, molto bello e azzeccato a parer mio, al resto poi ci pensa Brian che ci ricorda che “…il male cammina dietro di te, il male dorme accanto a te, le parole del male ti svegliano, il male cammina dietro di te…”. Il botta e risposta di chitarra e voce che c’è nella seconda metà della canzone mi fa impazzire.

Con “C.O.D.“ invece ritroviamo il lato del ‘poeta di strada’ che è in Brian, il quale grida e rivolge le sue parole alle ‘cagne’, dicendo loro di preoccuparsi del diavolo che risiede in lui (questo è rock’n’roll ragazzi) e,  seppur si rischi di intraprendere tematiche sessiste, il bello e proprio questo ovvero: i riferimenti alle donne sono fondamentali, a patto che essi siano sporchi…

Se siete invece alla ricerca della canzone da ‘peggiore bar di Caracas’ rimarrete estasiati da “Breaking the Rules”, un blues duro e pesante che conduce per mano in un ambiente ricco di fumatori di sigari economici e puzzolenti, teppisti e puttane di un quartiere malandato di un qualsiasi posto malandato, dove i signorini in giacca e cravatta non sono ben accetti…

L’album sta per finire, e dopo una fulminante “Night of the Long Knives” il gran finale spetta a “Spellbound” in cui ritorna la formula del riff  di chitarre marcio e pesante alla AC/DC condito alla perfezione dalla voce dannatamente indiavolata del frontman Brian Johnson, con un assolo che dà spazio a tutto l’intuito di Angus, che fa gridare la sua Gibson SG come nessuno mai.

Tirando le somme finali, ho voluto recensire questo album, l’ottavo per la band australiana in 7 anni di carriera ed il secondo album dell’era Brian Johnson, perchè è il tipico grande album in pieno stile AC/DC, anche se meno conosciuto (ma non inferiore) di album più famosi come “Back in Black” e “Highway to Hell” e sinceramente credo che avrebbe meritato migliori apprezzamenti. Il consiglio è di acquistarlo e ascoltare tutti questi riff di chitarra tipici del rock’n’roll con quel retrogusto di blues che va sempre bene, pieno di assoli infuocati come solo Angus Young può e sa fare, il tutto scandito da una batteria bella incisiva con quei 4/4 che non ti fanno smettere un attimo di battere il piede a tempo, un basso lineare che fa da spina dorsale ai pezzi e una voce graffiata e maledettamente alta che mi manda in visibilio.

È un album rock’n’roll, non c’è da aspettarsi roba alternativa o diversa, non c’è assolutamente spazio per perdersi in seghe mentali quando si parla della più grande rock’n’roll band attualmente in attività. Questo album va ascoltato a volume alto, e se vi piacciono i binomi di chitarra tonante e voce assatanata, avete trovato pane per i vostri denti.

Fatevi un regalo, compratevi questo album, compratevi questa lezione di rock’n’roll !!!

Tracklist:

1. For Those About to Rock
2. Put the Finger on You
3. Let’s Get it Up
4. Inject the Venom
5. Snowballed
6. Evil Walks
7. C. O. D.
8. Breaking the Rules
9. Night of the Long Knives
10. Spellbound

Band:

Brian Johnson – voce
Angus Young – chitarra
Malcolm Young – chitarra
Cliff Williams – basso
Phil Rudd – batteria

ACDC - Band 1981

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