Lo scorso dicembre è stato pubblicato il secondo full-lenght dei romani AETHERNA, dal titolo EVATHOR. Difficile catalogare e costringere la band all’interno di un genere musicale, ma potremmo cavarcela inserendo il quintetto in un progressive metal con molte fughe alternative. Di questo e della loro carriera musicale ho avuto modo di parlare con la cantante TAMARA SECCI, il chitarrista solista ENZO ZAPPATORE e il batterista GIOVANNI ‘JOEY’ DEL GIUDICE

Benvenuti agli AETHERNA sulle pagine di Long Live Rock’n’Roll, è un piacere avervi con noi…

ENZO: Grazie, piacere nostro ti assicuro!

JOEY: Grazie per l’invito, è un vero piacere.

Poiché è la prima volta che ci ‘incontriamo’ vi chiedo di parlare di voi… una tortuosa strada iniziata nel 2015, molti cambi di formazione, anche il cambio del nome, lo stile che proponete e poi… lascio a voi continuare…

ENZO: Effettivamente è stato un percorso lungo e non privo di difficoltà. Abbiamo iniziato questo progetto senza obiettivi particolarmente importanti, suonando principalmente cover da proporre nei locali e per nostro puro diletto. Diciamo che lo start up di tutto è iniziato con l’idea di proporre materiale nostro, cosa che ci ha trainati lentamente verso il punto dove siamo ora. Attraverso questo cammino, anche grazie ai cambiamenti nella formazione, abbiamo scoperto la nostra reale identità artistica e credo che non sia finita qui.

JOEY: questa band ormai la consideriamo un’entità vivente. Come chiunque ha avuto alti, bassi, cadute e crisi ma si è sempre rialzata in qualche modo. E dopo ogni crisi acquisiva una esperienza che la faceva mutare e maturare. Oggi gli Aetherna sono qualcosa di diverso dalla primissima band (che aspirava a fare Rock) e da quella successiva che aveva una forte aspirazione Gothic Metal. Ma ogni persona che ne ha fatto parte ha posato un piccolo mattone che la hanno resa quel che oggi avete davanti.. nel bene e nel male ahaha…

Tutti questi cambi di formazione, di certo, inizialmente lasciano un vuoto che viene colmato dall’apporto del “nuovo” che entra e che spesso rinfresca la linfa vitale del gruppo… come avete vissuto queste esperienze pensando al passato e guardando al presente…

ENZO: Gli avvicendamenti vissuti, motivati da ragioni varie, fanno parte dell’esperienza di qualsiasi band musicale e consolidano l’esperienza sia artistica che umana di ciascuno di noi. Vediamo con piacere tutto il nostro passato come elemento fondamentale della nostra crescita, ma siamo profondamente incentrati su quello che sta succedendo ora.

JOEY: io personalmente ho vissuto solo l’ultimo cambio di cantante. Sicuramente è un momento difficile e molto triste. Perché come sempre ci sono due aspetti che si intrecciano. Uno inevitabilmente umano, fatto di esperienze condivise, duro lavoro e condivisione dei momenti belli e brutti che siano. Questa roba crea legami che inevitabilmente lasciano un enorme vuoto quando vengono recisi. Però purtroppo pesa molto anche l’aspetto più “professionale”, che ti porta a dover prendere talvolta decisioni difficili anche a discapito del cuore. Ai molti arriva semplicemente il gossip dell’uscita o del cambio di un membro della band. Ma dietro c’è uno stravolgimento di equilibri che inevitabilmente lasciano il segno.

Due album. Il primo nel 2019, DARKNESS LAND, e il secondo, EVATHOR, del dicembre 2025. Di certo hanno la stessa matrice, ma differenze non solo nei membri che hanno partecipato alla lavorazione dei due ‘prodotti’, perdonate l’uso del termine non del tutto adatto quando si parla di musica…

ENZO: Sono 2 album profondamente diversi, sia per la differenza di formazione sia per la maturità e consapevolezza artistica da parte di tutti noi. Un album è lo specchio di quanto abbiamo dentro e, senza dubbio, dal 2019 al 2025 abbiamo avuto tutti, sia al livello personale che collettivo, tante vicissitudini ed esperienze (non solo musicali…) da interiorizzare e raccontare. Da qui capisci quanto Evathor possa essere diverso dall’altro album sia dal punto di vista espressivo sia da quello inerente i contenuti.

JOEY: E’ un po’ come cambia il modo di sentire, di vivere e anche di esternare le proprie sensazioni. Si è passato dall’adolescenza all’età adulta. Evathor è un album che esterna consapevolmente ciò che noi 5 abbiamo dentro. Luci, ombre e soprattutto demoni interiori. Messo tutto sotto un riflettore e domato per essere esternato in maniera chiara e netta.

Divido la domanda in due parti:

Ascoltando EVATHOR noto una notevole complessità sia nell’aspetto compositivo, molto attento e preciso, sia nella varietà stilistica. Atmosfere che si aprono, ma sempre un po’ cupe, a tratti con un incedere epico. Tutto molto interessante e la musica molto diretta e curata. Mi complimento. Com’è nato EVATHOR?

ENZO: EVATHOR (il nome) è nato da una folle idea di mia figlia, in preda ad una sua illuminazione adolescenziale! (HA HA HA). E’ un album che esprime la nostra voglia di raccontarci e farlo seguendo la nostra propensione verso le storie fantastiche, miti e leggende che ci raccontavano tanto tempo fa e che non abbiamo mai dimenticato. Un po’ come autenticare noi stessi con strumenti che ci appartengono da sempre. Abbiamo curato molto i dettagli delle atmosfere perché era nostra intenzione avvolgere l’ascoltatore con le nostre sensazioni più intime.

JOEY: Comporre un album “di pancia” come EVATHOR non è stato facile. Man mano che decidevamo di affrontare una tematica, le emozioni fluivano in maniera incontenibile. Ci trovammo nel punto in cui, ogni sensazione, veniva trasformata in musica con il rischio che venisse fuori un caos sonoro incontrollabile. Ci abbiamo lavorato molto e con molta attenzione. Senza fretta di finire e analizzando con precisione chirurgica ogni singola nota e cambio di ritmica.

L’album è descritto come un percorso introspettivo che esplora il contrasto tra luce e oscurità e la lotta tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare. Che connotazione date a questa descrizione, un aspetto che può raffigurare un’idea positiva o il contrario, oppure… poiché la mia superficialità mi porta a non aver colto il senso delle vostre idee artistiche, mi aiutate a comprendere, please?

ENZO: Il fatto è che io credo che non abbia senso parlare di ‘positivo’ o ‘negativo’. Parliamo di noi e di tutto ciò che racchiudiamo. Tutto il nostro lavoro è basato sul percorso verso una maestosa consapevolezza, quella di dover affrontare i nostri lati oscuri, paure, vincoli o maschere, accettandoli come parte di noi e armonizzandoli con la nostra parte più limpida. Insomma, essere coscienti che possiamo essere qualunque cosa, il tutto senza pregiudizi o etichette sul cosa sia sbagliato o meno.

TAMARA: Non è una domanda superficiale, anzi! Quando parliamo di contrasto tra luce e oscurità non intendiamo qualcosa di positivo o negativo in senso assoluto. Parliamo di una tensione che esiste in ognuno di noi. La luce non è “bene” e l’oscurità non è “male”: sono parti della stessa identità. L’oscurità è ciò che ci mette alla prova, la luce è ciò che scegliamo di diventare. La lotta tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare non è distruttiva, è evolutiva. È il momento in cui ti guardi dentro e decidi se restare fermo o attraversare il cambiamento. Non è una questione di coglierlo o meno. Alcune cose artistiche parlano in momenti diversi della vita, e magari oggi risuonano in un modo, domani in un altro.

Difficile catalogarvi e ‘incollare’ un’etichetta che possa descrivere uno stile preciso… vero?

ENZO: Effettivamente non è molto semplice, anche perché non scriviamo musica perché ci sentiamo appartenere ad un genere anziché ad un altro. Diciamo che forse il mix tra le nostre tendenze può far definire il nostro filone come un Metal Progressive e assai Aternative.

JOEY: Questa è la sfida delle sfide. Spesso ci chiedono a che genere apparteniamo per capire se un ipotetico ascoltatore può apprezzarci o meno. Non siamo facilmente etichettabili e questa cosa ci piace. Perché vuol dire che noi 5 ci siamo fusi alla perfezione, trovando ognuno il suo posto e il suo spazio nel sound della band. Poi la nostra musica è molto legata al nostro vissuto e alle sensazioni che abbiamo provato a seconda della circostanza. Per definizione non può essere uguale. Ma la cosa bella di tutto questo apparente caos misto ad anarchia è che in qualche modo siamo riusciti a renderlo organico, come una viaggio che ha salite e discese ma pur sempre organico.

TAMARA: Sì, può essere difficile incollarci un’etichetta precisa. Non partiamo da uno stile da difendere, ma da uno stato d’animo da raccontare. E gli stati d’animo, per natura, non hanno confini netti..

Sto appena ascoltando (di nuovo) il brano NEMESIS, che belle estensioni della voce e poi sempre la nota costante riguardante i dettagli sempre attenti e precisi… quali sono i brani che in questo momento credete possano rappresentare AETHERNA?

ENZO: Tutti ci rappresentano, ognuno su una tematica precisa. Nemesis affronta una particolare esperienza di vita vissuta da moltissime persone, me compreso, e vuole essere uno specchio nitido per riconoscersi vittime o carnefici….

JOEY: Ogni brano è una fetta di vita che ognuno di noi ha vissuto. E’ una scatola di ricordi, quindi difficilmente si riesce a sceglierne uno. Sicuramente Nemesis è un brano potente cui siamo molto legati. Non a caso lo abbiamo scelto come apripista dell’intero album e gli abbiamo dedicato il video. Forse come sound è quella che ci rappresenta di più per il nostro attuale stato emotivo segnato dal senso di rinascita.

TAMARA: Grazie! In questo momento per me i brani che ci rappresentano di più sono NEMESIS e EVATHOR: NEMESIS parla della rinascita dopo una caduta e della forza che spinge a rialzarsi, mentre EVATHOR racconta l’affrontare le nostre paure più profonde e imparare a governarle. Entrambi incarnano perfettamente questo momento.

Anche BRIGHT STAR… che mi dite di questo brano?

ENZO: BRIGHT STARè un brano forse un po’ atipico per il trend generale dell’album, ma molto importante per la band ed, in particolare, per me. E’ nato da vicende dolorose che hanno coinvolto me e mia figlia e che coinvolgono tante famiglie. Si tratta di un dialogo interiore tra me e lei, ossia tra un padre che cerca di capire come responsabilizzarsi di fronte ad una figlia che affronta l’ignoto. E in tutto questo percorso, ciò che emerge è che noi adulti, per avvicinarci ai nostri figli, dovremmo mantenere il ‘bambino’ che è in noi e che tendiamo a sopprimere, anche involontariamente, con il passare degli anni.

JOEY: E’ un brano cui siamo molto legati. Racconta in particolare una esperienza che io ed ENZO condividiamo. Insieme a THOUSAND LIES sono le Baby song dell’album (HAHAHHA) perché sono state composte e dedicate ai nostri rispettivi figli. In questi brani possono essere colti tutti i cambi emotivi che si provano in tematiche delicate come queste e quello che ha dentro di se un padre che malgrado tutto cerca di esserci e si domanda se sta facendo bene e come può fare meglio per l’amore della sua vita. Ci sono gioia, tristezza, speranza, rabbia… un bel mix.

TAMARA: BRIGHT STAR è quel punto di luce nell’oscurità del mondo Aetherna. È la canzone che ti riporta a ricordare il bambino che è dentro di noi: durante l’assolo, la melodia ci fa riscoprire quel senso di spensieratezza e libertà. Ci ricorda che non dobbiamo dimenticare chi siamo stati per poter vivere meglio, per noi stessi e per gli altri..

Quando si ascolta il lavoro finito, si guarda la copertina e ci si siede per avere un’idea generale c’è sempre una certa emozione, credo. Quali sono state le vostre sensazioni nel momento in cui, a mente fredda, avete avuto modo di ‘vedervi’ e ‘ascoltarvi’? quale grado di soddisfazione e cosa realmente avete pensato?

ENZO: La produzione innanzitutto è stata, come già detto, complementare alle nostre aspettative. Diciamo che quando ascolti un tuo brano ad occhi chiusi e riesci ad estraniarti da tutto quello che c’è intorno, allora capisci che l’obiettivo è stato raggiunto!

JOEY: E’ stato un momento che difficilmente dimenticheremo. Il primo ascolto è stato carico di emozione, tutti concentratissimi e a testa bassa non muovevamo un muscolo per paura di interrompere la concentrazione. Finito l’ascolto io e Marco (bassista) piangevamo come bambini. Enzo era vicino al coma. Vittorio aveva accennato un sorriso di soddisfazione (conoscendolo equivale all’allineamento di tutti i pianeti dell’universo) e Tamara ha smesso di parlare per due giorni. Eravamo consapevoli di aver fatto un buon lavoro, ma non avremmo mai pensato di tirare fuori un album così soddisfacente e bello (quantomeno per noi 5).

TAMARA: Ovviamente c’è sempre una grande emozione nel vedere il proprio lavoro finito e finalmente condiviso con tutti. Poi arriva il momento dove devi riuscire ad ascoltarti come se a cantare e suonare fosse un’altra persona, senza farti sopraffare dai dubbi. Solo così puoi capire se le emozioni e i dettagli che volevi trasmettere arrivano davvero. In quel momento, a mente fredda, la soddisfazione è stata enorme: ci siamo resi conto che il lavoro finale rispecchiava pienamente quello che volevamo esprimere.

Volcano Records & Promotion… Conosco Alessandro. Come vanno le cose con questa interessante etichetta e realtà italiana?

ENZO: Va tutto molto bene. Alessandro è una persona concreta e costruttiva e con lui abbiamo aperto un capitolo molto importante, in virtù della nostra voglia di accrescere qualità e visibilità, supportati da chi di esperienza ne ha tanta.

JOEY: Quando sei sulla strada giusta, il destino ti invia i compagni di viaggio giusti!. Entrare nel roster della Volcano Records & Promotion è stato un vero e proprio privilegio. Alessandro è un grande professionista e una persona che umanamente apprezzo tantissimo. Mi ha insegnato molto su questo mondo e su come si struttura una band e la si rende commercialmente spendibile. Sta facendo con noi un lavoro fantastico che sta dando risultati oltre le nostre aspettative.

Noto con molto piacere che la realtà musicale italiana migliora di produzione in produzione e voi fate parte di questa mia considerazione. Come vi inserite nel nostro panorama e quali difficoltà incontrate nella possibilità di portare a tutti la vostra proposta artistica sia in campo di promozione e di date dal vivo?

ENZO: Lasciare il segno nel settore musicale è impresa non facile. Siamo tantissimi, immersi in un contesto a volte molto dispersivo e per nulla meritocratico. Le redini di questo sistema sono spesso in mano a persone che prediligono il mero business, senza attenzione verso qualità e impegno e ci si trova a volte alle prese con ingranaggi che non girano a dovere. Ma siamo ormai intenti a dire la nostra e continueremo a farlo senza scoramento, proprio per la nostra determinazione nel credere nella nostra musica, proponendola con umiltà ma senza troppi filtri.

JOEY: Purtroppo il mondo della musica è cambiato e – a mio parere – ormai destituito dei suoi fondamenti. Prima si faceva musica per lasciare una traccia indelebile nella storia. Oggi sembra che tutto sia veloce, privo di consistenza e valore, insomma un mondo usa e getta. Non si ascoltano più album ma singoli. Durano un paio di mesi (se tutto va bene) e la maggior parte degli ascoltatori non si prende nemmeno la briga di vedere chi sta suonando quella canzone che gli sta piacendo. E questo si riverbera su tutto. Fare live è diventato complicato, perché i locali vogliono le Tribute Band. Per partecipare ai festival devi pagare slot forsennati. Io vedo (e mi rattristo) che in giro ci sono tantissime band che danno la vita per tirare fuori materiale di grandissima qualità. Ma se non sei strano, trash o imbarazzante, difficilmente avrai uno spazio tuo per portare la tua musica al mondo.

TAMARA: Grazie mille per il tuo riconoscimento, ci fa davvero piacere. Sicuramente non è facile per una band emergente far conoscere la propria musica, e per “conoscere” intendo davvero comprenderla. I nostri brani sono complessi: bisogna sedersi comodi e viverli, altrimenti non si riescono a capire. Come dico sempre, gli AETHERNA non si possono ascoltare mentre si cucina…

A proposito di concerti, ho visto che vi siete esibiti con Lambstone, Pino Scotto, Lacuna Coil, Dave Ellefson, niente male. Quali ricordi di queste esperienze?

ENZO: Avere a che fare con i Big, è sempre un’esperienza meravigliosa. Si impara da loro professionalmente e umanamente e ci si immerge in contesti fantastici in cui la passione va oltre il genere o sottogenere a cui appartieni. E poi, alla fine, ascolti e vivi in prima linea, la musica che ascoltavi solo su CD… Con i Lacuna Coil, ad esempio, siamo stati proiettati su un palco da infarto secco, con service e attrezzature che ci hanno permesso di essere parte di una vera e propria detonazione!

E soprattutto cosa bolle in pentola, riferendomi a futuri concerti ed esibizioni dal vivo?

ENZO: Su questo manteniamo, ancora per poco, un certo riserbo…Ma stiamo lavorando per vedere dall’alto i confini di un certo stivale….

TAMARA: Per quanto riguarda i futuri concerti ed esibizioni, con la nostra agenzia stiamo pianificando alcune date sia in Italia che all’estero, ma al momento non possiamo svelare troppo.

Ragazzi vi ringrazio per la vostra disponibilità. Mi auguro di incontrarvi presto, ma adesso vi invito a chiudere questa chiacchierata aggiungendo qualcosa che non ho messo in evidenza su di voi e il vostro lavoro e con un saluto agli amici di Long Live Rock’n’Roll…

JOEY: Venite ai nostri live. Venite a conoscerci, condividete con noi quel momento. Tornerete a casa con un pezzo di noi. Ciao Francesco, grazie per questo invito, è stato un vero piacere. Non vediamo l’ora di vederti scapocciare e pogare sotto il palco. Ciao agli amici di Live Rock’n’Roll, grazie per il vostro supporto. Esistiamo e resistiamo anche grazie a voi.

TAMARA: Vi invito a guardare il video di NEMESIS perchè ricco di simboli: ogni immagine e ogni dettaglio raccontano il significato più profondo del brano. Ciao e grazie a te per le belle parole e per averci intervistati, a presto! Salutiamo tutti gli amici di Live Rock’n Roll! Grazie per il vostro supporto!

In bocca al lupo e grazie ancora!!!

 

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Born to Lose, Live to Win | Rock'n'Roll is my life, so... long live rock'n'roll !!!

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