L’Epic Apocalypse tour era forse uno degli ultimi tour rimasti da recuperare da questo maledetto periodo di Covid… un tour con un nome tanto scontato quanto efficace per combinare due mostri sacri della scena metal come gli Apocalyptica e gli Epica. Un accostamento che tuttavia rimaneva comunque un po’ strano visto la grande differenza di generi suonati dalla band finlandese e quella olandese… va anche detto però che il genere degli Apocalyptica è talmente particolare che diventa sicuramente difficile legare alla perfezione un’altra band per fare un co-headline tour con loro… in ogni caso, questo tour prevedeva (come tanti altri tour a cui abbiamo potuto assistere quest’autunno), l’alternanza delle due band come ordine di esibizione, con il supporto invece fisso della band finlandese Wheel. Ecco, l’alternanza delle due band ha quindi voluto che per la tappa italiana ci fossero gli Apocalyptica a chiudere la serata… il che onestamente, con tutto il rispetto per una band che ammiro, non è sembrata una scelta logica vista la maggior fama degli Epica e soprattutto l’affascinante coreografia portata sul palco dalla band olandese in paragone alla performance un po’ minimal degli Apocalyptica…

Tuttavia, andando per ordine, la serata inizia in modo convincente con la solidissima performance dei Wheel, band di progressive metal finlandese carica di elementi stoner davvero intriganti… già, perché di progressive onestamente non c’è tanto (non in senso negativo, anzi…) ma si percepisce piuttosto una tendenza allo stoner molto pronunciata, così come un gran numero di elementi che ricordano anche il metalcore. Cambi di ritmi progressivi abbastanza sorprendenti e una sicurezza sul palco davvero rimarchevole permettono alla band di Helsinki di dare la giusta carica alla serata con una performance nobile ed estremamente solida.

Setlist

Blood Drinker
Movement
Vultures
Wheel

Ci si prepara al momento clou della serata (senza girarci troppo interno) in quanti il palco degli Epica viene preparato dalla crew con una precisione maniacale per permettere agli enormi muri a schermi LED su due piani di essere settati per l’inizio della performance. Sulle note dell’intro strumentale “Alpha – Anteludium” dell’ultimo album capolavoro della band “Omega” (leggi qui la nostra recensione), entrano sul palco Simone Simons & Co. Parte quindi il brano simbolo di questo ultimo disco “Abyss of Time – Countdown to Singularity” e il pubblico acclama a gran voce ogni membro della band. Le luci e gli schermi LED sono stati impostati su delle coreografie estremamente vivaci, con immagini e rappresentazioni non tanto ricercate ma estremamente efficaci, il che crea una cornice sensazionale per permettere agli Epica di dimostrare tutto il loro talento musicale con un background davvero spettacolare. Che dire… a mio parere siamo al cospetto del miglior interprete del genere symphonic metal, punto. Senza nulla togliere a band iconiche come i Nightwish, i Delain o i Within Temptation… ma gli Epica hanno davvero una marcia in piu’. Quello che fa una grande differenza, a mio avviso, è questa loro componente heavy molto più pronunciata rispetto alle altre band citate, soprattutto anche grazie agli harsh vocals di Mark Jansen che si alternano perfettamente alle bellissime vocalità dolci della sensazionale Simone Simons. Ovviamente, non si può che rimanere ammaliati di fronte alla performance vocale della cantante olandese, che si destreggia come sempre su canti lirici in tonalità da soprano con una disinvoltura e una facilità disarmante. Simone dimostra per tutto il set di divertirsi come non mai, godendosi a pieno il calore del pubblico ed interagendo spesso con esso, anche con qualche parola d’italiano e qualche battuta davvero divertente. Anche questo fa la differenza di un vero artista a 360 gradi, dimostrando la capacità di poter creare quella connessione tra pubblico e artista necessaria affinché un live sia un’esperienza unica dove anche il pubblico può sentirsi coinvolto. E su questo gli Epica sono davvero maestri. Un altro membro che partecipa senza alcun dubbio in modo davvero significativo all’intrattenimento del loro set è il tastierista Coen Janssen. Estremamente carismatico e pieno di energia, Coen è capace di deliziarci con un atteggiamento davvero adrenalinico per tutto il set. Oltre all’aspetto scenografico di avere una tastiera “mobile” capace di ruotare a 360 gradi e addirittura di essere spostata facilmente sul palco come se fosse un monopattino, Coen ama davvero interagire ed incitare il pubblico e lo fa a varie riprese in modo molto divertente, tutto questo senza mai smettere di suonare melodie di tastiera estremamente efficaci. In scaletta c’è spazio per molti pezzi dell’ultimo album come “The Skeleton Key”, “Rivers” (da pelle d’oca) e la bellissima “Code of Life”, di cui invito davvero andare a vedere il testo per chi non conoscesse il tema di questo brano. Peccato solo non aver sentito “Freedom – The Wolves Within” che era ormai diventato un pezzo fisso in tutte le scalette precedenti alle date del tour avvenute prima di quella di Milano. In ogni caso, non potevano ovviamente mancare pezzi degli Epica diventati ormai storici come “The Essence of Silence”, “Victims of Conmtingency”, “Cry for the Moon”, “Beyond the Matrix” e l’immancabile chiusura del loro set come da tradizione su “Consign to Oblivion”, con l’altrettanto consueto wall of death del pubblico incitato da Mark. I pezzi degli Epica sanno davvero elevare la bellezza del metal sinfonico ad un livello ancora più alto e coinvolgente di quanto non lo sia già di per sé. Ci sono davvero tante armonie, tanti elementi orchestrali e tanta inventiva di composizione nei loro brani… il che rende il loro progetto davvero solido ed estremamente affascinante, sia dal punto di vista musicale che coreografico. Set monumentale di una bellezza unica!

Setlist

Alpha – Anteludium
Abyss of Time – Countdown to Singularity
The Essence of Silence
Victims of Contingency
Unleashed
The Final Lullaby
Fools of Damnation
The Skeleton Key
Rivers
Code of Life
Cry for the Moon
Beyond the Matrix
Consign to Oblivion

Arriva il momento degli Apocalyptica. Per chi non conoscesse la band finlandese, il loro concetto è quello di suonare un genere heavy metal attraverso l’uso di tre violoncelli e una batteria, creando quindi un progetto principalmente strumentale con una tendenza ad utilizzare su certi brani guest vocalists per avere anche delle parti cantate. Il progetto in sé è quindi affascinante, soprattutto vedendo dal vivo quello che questi musicisti riescono a fare con degli archi… generando un bellissimo suono e riuscendo ad ottenere delle vere basi melodiche metal pur utilizzando strumenti di musica classica. Il problema osservato questa sera (e in realtà anche in passato, ma questa sera in modo molto accentuato) è il fatto che gli Apocalyptica non puntino abbastanza sui loro proprio brani strumentali che sono la vera forza di questa band. Mi spiego… i pezzi degli Apocalyptica senza cantante e composti interamente da loro sono dei capolavori assoluti di una bellezza smagliante, sia per l’aspetto tecnico prodigioso che per le melodie affascinanti. Purtroppo (forse per coinvolgere più facilmente il pubblico) le loro scalette sono ormai quasi esclusivamente composte da cover o da pezzi dove vengono accompagnati da quello che possiamo definire come il loro “guest vocalist di riferimento” che è quasi sempre presente ad ogni tour, il californiano Franky Perez. Franky è un bravo cantante ma a mio parere non ha uno stile vocale che si addice al genere degli Apocalyptica… risalta veramente un modo di esibirsi e di cantare che è troppo tendente al pop… il che crea un contrasto con l’elegante parte strumentale degli Apocalyptica che francamente fatico ad apprezzare… un gran peccato. Anche per quanto riguarda le cover… da una parte, chi non si fa prendere da un “Inquisition Symphony” dei Sepultura o un “Seek & Destroy” dei Metallica suonato con dei violoncelli? Ma dall’altra ci si chiede: è quello che vogliamo veramente sentire dagli Apocalyptica? Per quanto mi riguarda, non proprio… questa band ha un talento inestimabile e un portfolio di pezzi composti da loro che meriterebbero assolutamente di essere portati sul palco in maggior numero… e invece abbiamo solo quattro pezzi di quest’ultimi che appaiono nell’intera scaletta… davvero troppo poco per poter davvero apprezzare fino in fondo questa band. Va però sottolineata la simpatia nell’interazione con il pubblico sia di Eicca Toppinen che di Perttu Kivilaakso, che dimostrano di essere anche loro degli artisti capaci di tenere un live con molto carisma ed entusiasmo. Si chiude quindi il set degli Apocalyptica sulle note del famosissimo pezzo di musica classica “In the Hall of the Mountain King” di Edvard Grieg, come sempre suonato cercando di accelerare il tempo ad ogni ritornello fino ad arrivare a velocità di esecuzione estremamente sostenute.

La serata si conclude con una sensazione di enorme entusiasmo per quello che è stato il set degli Epica e un leggero senso di amarezza per quello degli Apocalyptica… ripeto, la band finlandese ha un talento straordinario… mi piacerebbe soltanto che i loro elementi di maggior valore venissero portati sul palco per far vedere a tutti quello di cui sono veramente capaci… anche a costo di coinvolgere meno gente con le consuete cover dei Metallica che sappiamo non possono che arrivare facilmente al pubblico… ma i veri amanti della musica apprezzeranno pienamente il materiale esclusivo degli Apocalyptica che hanno senza alcun dubbio tantissimi elementi degni di essere chiamati capolavori.

Setlist

Ashes of the Modern World
Grace
I’m Not Jesus (with Franky Perez)
Not Strong Enough (with Franky Perez)
Rise Again (with Simone Simons)
En Route to Mayhem
Shadowmaker (with Franky Perez)
I Don’t Care (with Franky Perez)
Nothing Else Matters (Metallica Cover)
Inquisition Symphony (Sepultura Cover)
Seek & Destroy (Metallica Cover)
Farewell
In the Hall of the Mountain King (Edvard Grieg Cover)

Si ringrazia Vertigo Hard Sounds

Sfoglia la Gallery a cura di Monica Ferrari

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