Epitaph Records – 2021

Gli Architects pubblicano il loro nono album studio dal titolo “For Those That Wish To Exist” a tre anni di distanza dal loro ultimo album “Holy Hell”. La band britannica, originaria di Brighton, è ormai diventata una delle band di riferimento mondiale per il genere metalcore. Grazie alle sue fusioni di hardcore punk e metal estremo, così come ai vocals camaleontici ed entusiasmanti di Sam Carter, gli Architects hanno costruito in quindici anni di carriera una solidissima identità che viene ancora una volta confermata con quest’ultimo interessantissimo disco. Per quanto nel tempo la band abbia subito vari cambiamenti di lineup, con il batterista Dan Searle unico membro fondatore rimasto nella lineup attuale, gli Architects hanno sempre percorso un percorso in ascesa, con una consacrazione definitiva nel 2014 grazie all’album “Lost Forever//Lost Together”. Non accontentandosi di tale raggiungimento, e dopo la tragica scomparsa di Tom Searle (chitarrista e fratello gemello di Dan, nonché co-fondatore della band) a causa di una lunga battaglia contro un cancro alla pelle, la band ha proseguito nel creare musica di grande qualità fino ad arrivare all’attuale “For Those That Wish To Exist”, un album che ha raggiunto le prime posizioni in classifica sia nel Regno Unito che in Australia.

Quest’album, infatti, è senza dubbio il migliore della loro carriera. Un album con ben quindici pezzi che svaria tra tutte le influenze del genere metalcore con molta inventiva e tanta varietà. Riff estremamente heavy, ritmi atipici molto originali e ricercati, influenze progressive e alternative, suoni elettronici inseriti in modo intelligente con le giuste dosi e addirittura qualche strabiliante tocco orchestrale fanno di “For Those That Wish To Exist” davvero un gran disco. È un album che trascrive una lunga riflessione sulle possibilità di cambiare la nostra vita in modo da sostenere l’umanità e salvare il pianeta. Il disco è un costante equilibrio di tematiche cupe che trascrivono da una parte una negatività paralizzante, dove prevale un senso di disfatta con una speranza che ormai sembra persa definitivamente, ma dall’altra anche una positività che spinge a credere che non è ancora troppo tardi e che possiamo ancora correggere il corso degli eventi. Si percepisce una volontà nel sensibilizzare le persone ad intraprendere dei cambiamenti proprio a livello personale, senza aspettare che qualcun’altro lo faccia al posto nostro. Ognuno deve prendere le proprie responsabilità e tutti devono agire per dare il via ad un cambiamento che sia davvero significativo ed efficace. Questo messaggio molto importante è quindi raffigurato in questi quindici pezzi che dimostrano davvero una grande solidità, sia dal punto di vista della composizione che dal suono raggiunto. Per quanto lungo, l’album non si dimostra mai noioso, anzi, proprio grazie al fatto che ogni pezzo gode di una composizione sempre ricercata e originale, c’è sempre una gran curiosità nello scoprire che cosa accadrà nel pezzo seguente.

La traccia d’introduzione “Do You Dream Of Armageddon?” apre fin da subito la riflessione sulla distruzione che stiamo causando al nostro pianeta, mostrandoci come siamo tutti nella stessa barca e che gli errori che commettiamo sono un fardello che dobbiamo portare tutti quanti, nessuno escluso. La voce di Sam intona le parole che trascrivono questo messaggio quasi come un sussurro su una base strumentale di tastiere e suoni elettronici molto profondi che danno una sensazione molto imponente.

Pronti via, si passa subito ad uno dei riff più potenti ed entusiasmanti dell’intero album. “Black Lungs” esplode con una chitarra estremamente heavy e gode di una costruzione davvero entusiasmante. Sam si esibisce in una performance vocale dove espone tutte le sue capacità, dallo scream fino ai clean vocals. È un pezzo che risulta accattivante fin dal primo ascolto e che introduce nel modo più diretto ed esplicito il male che stiamo facendo al nostro pianeta e a tutte le forme viventi che lo abitano. Il video associato a questo brano enfatizza infatti in modo molto significativo questo concetto di distruzione che stiamo creando, con ceneri e braci che piovono dal celo a coprire un mondo desolato e buio dagli aspetti post-apocalittici.

Giving Blood” dispone di un ritmo di batteria molto trascinante e di note di synth costruite su tonalità acute molto incisive, il tutto supportato da chitarre aggressive e molto corpose in sottofondo. Grandi cambiamenti di atmosfera e di accelerazioni, così come uno dei ritornelli più diretti e accattivanti di tutto l’album, ci regalano un altro pezzo di una qualità assoluta. Interessante come Sam si cimenti anche in un falsetto molto particolare che da un ulteriore tocco di originalità al pezzo.

Proseguendo con “Discourse Is Dead”, troviamo un pezzo con una parte vocale molto aggressiva. Sam canta quasi esclusivamente in scream, sfoderando tanta rabbia in un pezzo che ha una linea melodica di synth quasi psichedelica che viene accompagnata da chitarre e basso estremamente corposi. Il messaggio che viene apportato in questo pezzo è una critica nel non sapere abbordare discorsi con gente che non ha lo stesso punto di vista del nostro, in modo da poter andare avanti. La ricerca di compromessi è sempre meno tollerata e la polarità delle persone ci sta portando lontano dal creare un mondo migliore. Si percepisce anche la condanna dell’ipocrisia dei movimenti politici che non riescono ad avere conversazioni costruttive per il bene di tutti.

Dead Butterflies” è una semi-power ballad molto bella che racchiude un messaggio molto significativo. Grazie ad un intro molto maestoso condito da archi, basso e un leggero suono elettronico in sottofondo, si ha questa sensazione di pezzo orchestrale moderno, che riesce ad essere allo stesso tempo contemporaneo e molto elegante. Il pezzo tratta di quanto a volte sia difficile trovare la felicità nella vita di tutti i giorni e di quanto sia difficile coltivarla nel mondo moderno. Il video di questo pezzo è davvero spettacolare in quanto è strato registrato al Royal Albert Hall di Londra e rappresenta quindi molto bene la maestosità di questo brano.

An Ordinary Extinction” ha un inizio in crescendo davvero esplosivo. È un pezzo estremamente heavy che ha un tocco industrial metal molto particolare. La voce di Sam si alterna in un contrasto particolarmente azzeccato di clean vocals e scream che risulta essere molto incisivo. Il tema dell’estinzione si adatta molto bene con il messaggio generale dell’album, mostrando quanto le nostre azioni non solo hanno già portato all’estinzione di tantissime forme di vita, ma rischino di continuare a creare ulteriori tragedie senza controllo.

Segue “Impermanence”, un pezzo che presenta la partecipazione di un altro vocalist di una delle band di riferimento del genere metalcore, ovvero Winston McCall dei Parkway Drive. Inutile specificare che le voci e gli stili di Sam e Winston si completino a meraviglia in una fusione che non può che risultare in altro pezzo aggressivo, incisivo e molto ben riuscito. La performance di Winston McCall si integra sotto forma di un breakdown dopo il secondo ritornello, con il suo scream molto particolare che ha quasi una tendenza al growl, basato su note più basse e dense. Il testo è una riflessione sulla mortalità e sulla natura della nostra esistenza.

Flight Without Feathers” è caratterizzata da una melodia molto più lenta e delicata rispetto agli altri pezzi dell’album. È un pezzo molto particolare, senza percussioni e praticamente costruito soltanto su linee di basso e melodie di synth. Una sorta di rallentamento istantaneo di un album costruito quasi interamente su suoni adrenalinici. Una scelta apprezzabile per contribuire ulteriormente alla varietà di quest’album, sempre basato su componenti malinconiche, ma trasmesse questa volta attraverso una veste completamente diversa.

Little Wonder” è uno pezzo davvero interessante in quanto presenta la partecipazione vocale di Mike Kerr, cantante e bassista dei Royal Blood. In questo caso troviamo un’unione di due band che suonano due stili abbastanza diversi, in quanto i Royal Blood sono una band che suona un rock molto moderno, con la particolarità di non avere chitarre in quanto Mike usa il suo basso insieme e varie pedaliere e diversi amplificatori per avere un suono che risulti allo stesso tempo come una chitarra e un basso. Il pezzo è davvero accattivante perché c’è una componente più leggera e molto meno cupa che si trascrive in un ritornello molto catchy e facile da ricordare. Componente che va ad integrarsi molto ben con le parole del testo, in quanto parla del fatto che tutti siamo a conoscenza delle cose che non vanno nel mondo ma allo stesso tempo evitiamo di vederlo o di fare qualcosa per cambiare questa situazione perché vogliamo tutti vivere una vita semplice e felice, senza preoccuparci dei problemi.

Arriviamo al pezzo che è stato il primo singolo dell’album. “Animals” è un brano che presenta una costruzione più’ diretta degli altri pezzi, con un riff semplice ma estremamente heavy così come un ritornello corto ma capace di trasmettere un messaggio molto forte. Il testo ritrae come si noti la volontà da una parte dell’umanità di intraprendere azioni per la salvaguardia del nostro pianeta, ma che spesso queste azioni sembrano gocce in un oceano perché abbiamo paura di fare di più… dobbiamo continuare a crederci perché ogni piccolo gesto conta e bisogna costruire azioni ancora più importanti proprio a partire da questi piccoli gesti, senza aver paura da chi ci rema contro. Questo pezzo è stato poi riproposto anche in una versione orchestrale registrata agli Abbey Road Studios di Londra in un modo davvero sensazionale. In questa versione il pezzo prende una forma davvero imponente ed entusiasma moltissimo, con una fusione inedita del genere metalcore con gli strumenti di un’orchestra che genera davvero una bellissima simbiosi.

Libertine” è un altro gran pezzo che inizia con un intro in basso dal carattere spaziale davvero intrigante. C’è una melodia molto articolata che rimane impressa e che va a combinarsi molto bene con uno dei ritornelli più’ belli di tutto l’album. C’è anche una connessione stretta con “Animals” dal punto di vista del testo perché troviamo anche qua il concetto di volontà di agire per fare in modo che le cose cambino, ma ci troviamo da soli, senza forze e con un bisogno di aiuto per poter davvero portare le cose ad un cambiamento significativo per il mondo intero.

Proseguendo con “Goliath”, troviamo un’altra collaborazione intrigante in quanto troviamo come guest vocalist Simon Neil dei Biffy Clyro. E proprio come accade spesso nei pezzi nella band scozzese, ci sono molti ribaltamenti di ritmo e cambi di strumenti improvvisi. È un pezzo metalcore condito da tanti elementi di rock contemporaneo che spiccano e danno tanta originalità al pezzo. Troviamo anche la presenza di archi che vanno a fondersi con le chitarre in un modo molto particolare. Breakdown improvvisi e bridge che presentano bruschi cambiamenti di melodie completano un pezzo estremamente camaleontico ma sicuramente molto interessante.

Demi God” è forse l’unico pezzo che fatica a risaltare… in mezzo a tanta inventiva e a tanti elementi particolari presenti in ogni brano dell’album, questo risulta leggermente meno di rilievo senza un vero elemento di spicco… inevitabile in ogni modo trovare una traccia leggermente più debole in un album con ben quindi pezzi e tanti cavalli di battaglia.

Con “Meteor” ci si rilancia su un pezzo dalle sonorità molto più “arena rock contemporaneo”, con una tendenza ad allontanarsi molto dal genere metalcore. Un esperimento che tutto sommato può anche starci, perché la melodia rimane piacevole ed il ritornello accattivante. Un pezzo che tratta di una fine del mondo sotto forma della caduta di una meteora, con un riferimento a tutti i disastri ambientali che abbiamo causato al nostro pianeta, con una frase molto significativa a simboleggiare a che punto abbiamo davvero raggiunto il limite del male che l’umanità potesse fare alla Terra: “Dicono che abbiamo fatto cadere l’ultima tessera del domino prima dell’apocalisse”. Un’immagine decisamente significativa…

Dying Is Absolutely Safe” conclude l’album in un modo inaspettato in quanto è un pezzo quasi interamente in acustico dove solo nella parte finale viene aggiunta una parte orchestrata e un delay di chitarra elettrica a concludere la traccia. Gli Architects ci presentano quindi un ulteriore versione della band che non avevamo ancora sentito e che si avvera essere il modo migliore per concludere un album così vario e pieno di inventiva. Il brano e il testo rimangono a tema malinconico ma con un tocco di speranza che spinge a vivere la vita senza paure, con il titolo di questo pezzo che è un’adattazione di quanto evocato dall’insegnante spirituale Ram Dass sul tema della morte e sull’inevitabilità che questo accada un giorno, con un riferimento quindi a vivere e a godersi la vita nel migliore dei modi.

For Those That Wish To Exist” è un album che mostra la maturità e la solidità di una band che è ormai diventata una colonna portante del suo genere. Una band fedele al suo stile che però trova sempre nell’inventiva la volontà di fare comunque evolvere il metalcore in pezzi che hanno ognuno delle caratteristiche uniche e particolari. Non c’è quindi mai banalità nei loro brani e c’è sempre curiosità nello scoprire l’evoluzione di ogni nuova traccia. Le componenti heavy non mancano mai e c’è sempre un messaggio profondo legato a tematiche cupe, dark o malinconiche che bisogna sconfiggere e su cui bisogna agire per cambiare le cose. Gli Architects ci regalano quindi un album molto convincente che sicuramente rimarrà tra i più significativi e simbolici nella band anche negli anni a venire.

Tracklist

Do You Dream Of Armageddon?
Black Lungs
Giving Blood
Discourse Is Dead
Dead Butterflies
An Ordinary Extinction
Impermanence
Flight Without Feathers
Little Wonder
Animals
Libertine
Goliath
Demi God
Meteor
Dying Is Absolutely Safe

Band

Sam Carter – Lead Vocals
Dan Searle – Drums / Percussion / Programming
Alex “Ali” Dean – Bass /Keyboards / Drum Pad
Adam Christianson – Rhythm Guitar / Backing Vocals
Josh Middleton – Lead Guitar / Backing Vocals

Sito Ufficiale: https://architectsofficial.com/
Pagina Facebook Ufficiale: https://www.facebook.com/architectsuk

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