Entertainment One Music – 2020

Gli Avatar pubblicano il loro ottavo album dal titolo “Hunter Gatherer” a due anni di distanza dall’ultimo concept album “Avatar Country”. Il gruppo svedese è uno dei gruppi più scenografici ed eclettici dell’intero panorama metal, una band capace di creare dei pezzi che non sono paragonabili a nessun altro gruppo e ancor più difficili da caratterizzare in un solo genere. I loro brani, infatti, anche se parzialmente orientati nel genere melodic death metal, sono delle vere metamorfosi di stili, arricchiti da costanti cambiamenti di ritmo e da impressionanti cambiamenti di vocalità da parte dell’emblematico cantante Johannes Eckerström. Inoltre, la band gioca moltissimo sull’aspetto teatrale dei loro concerti, entrando in piena simbiosi con le tematiche dei loro album al punto di creare dei veri e propri personaggi fantascientifici che sono poi interpretati anche nei live. Prima di quest’ultimo album, la band aveva infatti raggiunto il culmine di questa loro entusiasmante caratteristica pubblicando nel 2018 l’album “Avatar Country”, un concept album assolutamente sbalorditivo dove oltre che a creare dei personaggi immaginari di un regno distopico (che la band ha interpretato per ben 2 anni), si possono apprezzare dei pezzi tanto folli quanto straordinari, che è veramente la pura genialità del concetto degli Avatar.

Con “Hunter Gatherer” ci troviamo di fronte ad un totale ribaltamento tematico rispetto a “Avatar Country”. Siamo di fronte ad un album molto più tetro che ha come tema principale quello del decadimento dell’umanità e quindi un tema molto meno orientato verso tematiche fantasiose. Ritroviamo quindi un disco che sicuramente conferma le qualità tecniche indiscusse di una band composta da musicisti sensazionali e senza dubbio tra i migliori rappresentanti di artisti metal dell’intera Svezia, ma che non può non lasciare qualche piccolo sentimento di perplessità…

Mi è estremamente difficile esprimere questa sensazione che si percepisce ascoltando “Hunter Gatherer” perché sono un grandissimo fan degli Avatar e veramente il tipo da essere alla transenna a tutti i loro concerti… ma quest’album, per quanto tecnicamente e qualitativamente validissimo, ha forse il difetto di aver causato una rottura troppo brutale con quello che sono sempre stati gli Avatar fino ad ora… certo, album eccezionali come “Black Waltz” o “Hail The Apocalypse” non avevano neanche loro tematiche fantasiose estreme come “Avatar Country”, ma avevano tutta l’essenza camaleontica ed incredibilmente geniale dei pezzi degli Avatar, con una composizione che presentava delle metamorfosi continue senza uguali e che trasmettevano delle dosi di adrenalina da far veramente perdere la testa…

Ho ascoltato “Hunter Gatherer” una quantità di volte indecifrabile per cercare di cogliere ogni essenza dell’idea che avevano gli Avatar dietro quest’album… e se è vero che le capacità vocali di Johannes in questo album raggiungono un apice indiscusso e davvero sbalorditivo, è anche vero che è un album difficilmente decifrabile… questo perché è senza dubbio un buonissimo album ma troppo “negli schemi” per un album degli Avatar…

E questo lo si nota fin da subito con l’opening track di quest’album “Silence in the Age of Apes”. L’attacco del riff di chitarra molto rapido è sicuramente incisivo ed heavy, ma molto sorprendentemente davvero semplice rispetto a quello a cui ci hanno abituato gli Avatar… anche perché non c’è una particolare evoluzione di questo riff o di melodie durante questo pezzo, solo un assolo, sicuramente molto ben eseguito, con una combinazione di tapping e pedale wah-wah. La parte più originale ed efficace è sicuramente il pre-chorus dove Johannes si cimenta in un growl su note molto più basse e dal carattere decisamente macabro, a creare quindi forse l’unico contrasto di un pezzo sicuramente aggressivo e diretto, ma a mio avviso non estremamente originale.

Proseguiamo con quello che è invece l’unico vero pezzo abbastanza folle da entrare negli standard degli Avatar. “Colossus” è infatti un pezzo estremamente tetro e caratterizzato da ritmi totalmente opposti tra le strofe ed i ritornelli. Una linea di basso messa in primo piano contribuisce a trasmettere un carattere davvero dark a un pezzo che possiede un riff anche in questo caso molto semplice ma molto più incisivo ed azzeccato. Inoltre, Johannes ci delizia con delle variazioni di vocalità davvero impressionanti, dalle note più alte dei clean vocals alle note più basse di un growl tanto tetro quanto entusiasmante. Il ritornello sembra infatti una specie di rito che rimane subito impresso nella mente. Il brano si evolve inoltre in un aumento brutale di intensità verso la parte finale della traccia, grazie anche ad un assolo davvero convincente che dà l’inizio ad un finale in crescendo che entusiasma moltissimo. Un pezzo che dimostra una composizione davvero ricercata e marcato da una metamorfosi continua dal carattere folle, quello che gli Avatar sanno fare meglio e che ci dimostrano in modo egregio con questo pezzo.

Con “A Secret Door” ritroviamo un pezzo meno camaleontico e più centrato su una composizione meno eclettica. Questo brano dispone di un cameo da parte di Corey Taylor, in quanto il fischiettio presente all’inizio e verso la parte centrale della traccia è proprio opera del carismatico cantante degli Slipknot e Stone Sour. Onestamente, avrei davvero voluto sentire un vero e proprio duetto con Johannes, il che sarebbe sicuramente stata una vera goduria sentire due dei più grandi vocalist e leader carismatici della scena metal attuale cantare insieme. In questo modo, con soltanto una corta melodia in fischiettio, si ha un po’ la sensazione di spreco di quella che avrebbe potuto essere un’occasione davvero unica. Anche in questo caso il pezzo è tutto fuorché mal riuscito, perché è davvero heavy e tecnicamente eseguito molto bene, ma non si riesce ad entusiasmarsi più di tanto di un pezzo che manca del carattere eclettico del noto stile di composizione degli Avatar.

“God of Sick Dreams” convince per aggressività ed esplosività, un pezzo dove si nota un aumento notevole delle variazioni delle melodie e che risalta sicuramente maggiormente, grazie anche ad un ritornello cantato su tonalità quasi teatrali che ricordano leggermente il ritornello di “The Eagle Has Landed” dal fantastico album “Feathers & Flesh” del 2016. Ma convince ancora di più “Scream Until You Wake” dove da un riff incisivo in ritmo da cavalcata si arriva al ritornello più efficace di tutto “Hunter Gatherer”. Un pezzo estremamente adrenalinico che presenta inoltre un’altra performance vocale stellare di Johannes ed un assolo in pedale wa-wah davvero incisivo.

“Child” propone un canticchio iniziale di Johannes abbastanza particolare, eseguito ancora una volta in stile teatrale, che aveva sicuramente il potenziale per essere l’avvio di un altro pezzo in perfetto stile Avatar… solo che, dopo l’altrettanto azzeccato pre-chorus in scream vocals, ci ritroviamo con un ritornello composto da una cadenza un po’ blanda che fatica ad essere incisivo tanto quanto le strofe del pezzo… un vero peccato.

La seguente “Justice” raddrizza un po’ il tiro con un pezzo che complessivamente trasmette più energia e voglia di headbanging, con uno degli assoli più virtuosi dell’album ed un finale esplosivo sicuramente convincente… però anche qua si ha sempre quella sensazione che manchi qualcosa… il vero problema è forse che dopo una serie di ben quattro album da 10 e lode come “Black Waltz”, “Hail the Apocalypse”, “Feathers & Flesh” e “Avatar Country” sia difficile ripetersi e che quindi anche pezzi di tutto rispetto vengano inevitabilmente paragonati a capolavori fatti in passato e che quindi si notino più facilmente certe differenze…

“Gun” è un pezzo che in tutta sincerità non capisco più di tanto… una ballad molto lenta condotta da una melodia in pianoforte non era mai stata fatta dagli Avatar e per quanto il tema delicato sia sicuramente legato benissimo al decadimento dell’umanità, e quindi in linea con gli altri pezzi dell’album, non è un pezzo che ti dà voglia di essere riascoltato tantissime volte… l’esecuzione è senza dubbio impeccabile e Johannes si destreggia benissimo anche su queste tonalità più dolci… ma non è un pezzo da Avatar. Sicuramente ci sta sperimentare per una band con così tanta creatività, ma dubito che sentiremo altre ballad degli Avatar in futuro…

“When All But Force Has Failed” ha senza ombra di dubbio il riff più entusiasmante di tutto l’album e la velocità del growl di Johannes in questo pezzo e pressoché sensazionale! Un pezzo dai bpm di batteria impressionanti che da una carica pazzesca e che trasmette davvero tanta energia. A livello tecnico la velocità di esecuzione di questo pezzo è davvero sbalorditiva e impeccabile. Ci si fa davvero prendere da questo pezzo di cui l’unico vero aspetto negativo è che duri appena 2 minuti e 48 secondi…

L’album si conclude con “Wormhole”, un altro pezzo purtroppo non estremamente esaltante… dopo un intro in stile doom metal, le chitarre ed il basso si cimentano in un riff caratterizzato da un suono estremamente saturo e non particolarmente ricercato. L’intero pezzo mantiene una tendenza doom che a mio avviso fatica e combinarsi nel migliore dei modi con lo stile degli Avatar. Anche in questo caso è da apprezzare la volontà di sperimentare della band di Gotebörg, ma anche questo pezzo non risalta in modo particolare più di tanto…

“Hunter Gatherer” è un album che sicuramente mostra il lato più dark e heavy degli Avatar. Un album che tecnicamente ci presenta dei pezzi eseguiti in maniera egregia e dove la componente del suono aggressivo non manca praticamente mai. Alcuni di questi pezzi hanno anche una composizione che ricorda molto i più bei pezzi camaleontici che hanno reso gli Avatar una band straordinaria ed unica nel suo genere. E questi pezzi, che hanno combinato l’atmosfera tetra di quest’album allo stile Avatar, sono sicuramente dei pezzi molto ben riusciti e sicuramente incisivi.

Il problema, a mio avviso, è che “Hunter Gatherer” rischia di essere un album di cui ci dimenticheremo molto rapidamente… in mezzo a tanti album degli Avatar che hanno un carattere ed un timbro fenomenale quest’ultimo disco pecca un poco di originalità… in particolar modo è difficile entusiasmarsi più di tanto sui pezzi di “Hunter Gatherer” perché arriva proprio dopo il loro album “Avatar Country” che era il più folle di tutti ed anche uno dei più belli in assoluto a mio parere.

Bisogna davvero sottolineare il fatto che quest’album è tutt’altro che un brutto album, e se bisognasse assegnare un voto darei tranquillamente un 7… ma il problema è che sappiamo che gli Avatar possono fare molto di più. E’ sicuramente da apprezzare la volontà di sperimentare (ed all’ottavo album ci sta assolutamente) ma quello che si può trarre da quest’album è che o gli Avatar fanno pezzi da Avatar semi teatrali al limite dalla pazzia, composti da un death metal mostruoso ed incredibilmente catchy, o si rimane purtroppo con questa sensazione di mancanza di un marchio di fabbrica che ha fatto la grandezza di questa band… e posso dire che questo problema lo hanno solo le migliori band in assoluto, che sono state capaci di distinguersi dalle altre con un genere unico e letteralmente creato da loro.

Tracklist

Silence in the Age of Apes
Colossus
A Secret Door
God of Sick Dreams
Scream Until You Wake
Child
Justice
Gun
When All But Force Has Failed
Wormhole

Band

Johannes Eckerström – Vocals
John Alfredsson – Drums
Kungen – Guitars
Tim Öhrström – Guitars
Henrik Sandelin – Bass

Sito Ufficiale: https://avatarmetal.com/

Metal Dan
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