Nella musica, esattamente nella vita, vi sono persone dotate di un talento talmente cristallino, tale da rendere praticamente impossibile non accorgersi di loro.

Ve ne sono tuttavia altre, che recuperano attraverso sforzo, abnegazione, e duro lavoro, ciò che manca loro in termini di talento e creatività. E Blaze Bayley, all’anagrafe Bayley Alexander Cooke, 53 anni compiuti lo scorso Maggio, è molto più probabilmente artista da collocarsi –ciò ovviamente senza voler affatto sminuire la credibilità artistica e I successi fin qui ottenuti in carriera- nella seconda delle due sopracitate categorie.

Il concerto di stasera, svoltosi presso una venue ormai arcinota agli appassionati di rock così come di heavy metal locali quale il Titty Twister di Parma, ha ancora una volta ribadito che, a 33 anni dall’esordio (i primi demo tapes dei Wolfsbane risalgono addirittura al 1984), erano e fondamentalmente 3 sono rimaste le coordinate su cui il nostro ha saputo costruirsi un seguito e una reputazione all’interno del mondo dell’hard’n’heavy: passione, onestà, coerenza.
Per il tour promozionale del suo recente “Endure And Survive”, Bayley ricorre ai servigi di tre giovani musicisti, Karl Schramm (basso), Chris Appleton (chitarra) e Martin McNee (batteria) -questi ultimi due già visti con gli inglesi Absolva, discreta band inglese con all’attivo 3 album- ed è preceduto sul palco da due giovani band locali, Arcadia e Wox.

I primi, giovanissimi, sono momentaneamente ancora una cover band con all’attivo già pezzi propri, di cui stasera ne viene presentato uno, “Wings Of Liberty”, pomposo e piacevole, che può ricordare i Dare di “Blood From Stone”. Nonostante la giovane età ed alcuni limiti dovuti più che altro all’inesperienza, l’esibizione dei sei ragazzi parmensi può definirsi nel complesso soddisfacente. Spiccano in particolar modo, le due cover di “Prisoners In Paradise” degli Europe posta in apertura, e “Wild Child” dei WASP.

Una notizia senz’altro positiva riguardante il gruppo, è che sono attesi all’esordio con il primo full-length tra la fine dell’anno in corso, e l’inizio del 2018. E non è poca cosa, visto lo scarso interesse delle band odierne, soprattutto quelle più giovani, nello scrivere ed incidere materiale originale…forza, ragazzi!

Giusto il tempo di un rapido cambio di strumenti e regolazioni dei volumi, ed ecco comparire sul palco le Wox, all-female band di Parma in attività dal 2008, stasera protagoniste (come già accaduto presso l’ARCI Taun di Fidenza non molto tempo fa) di un’esibizione che ha raccolto consensi unanimi. La loro setlist è imperniata su un improbabile ma tutto sommato ben riuscito mix di cover che spaziano dal metal classico (“Holy Diver”,”The Trooper”) al suono della Los Angeles anni ’80 (“Metal Health”,”Welcome To The Jungle”).

Due i brani originali proposti, “Shadows” e “Creeping”, molto distanti dal materiale proposto dalle ragazze sul palco a livello di cover. Pezzi sostanzialmente abbastanza simili, contraddistinti dal costante richiamo al lavoro del maestro George Lynch (Dokken) e di Alex Skolnick (Testament), da sempre grandi influenze di una delle due chitarriste della band, Marta Vix. Ma c’è anche spazio per delle aperture sinfoniche un po’ gotiche e malinconiche in questi due brani, certo interessanti ma su cui sarebbe –credo- opportuno esprimersi in termini più precisi una volta ascoltate nelle versioni incise in studio. Tra l’altro, le Wox sono attese a breve all’esordio discografico vero e proprio, e si parla con una certa insistenza dei primi mesi del 2018 come data di pubblicazione del loro primo cd. Mentre un gustoso “antipasto” potrebbe già vedere la luce entro l’estate, in forma di EP.

Alle 22:15 circa, accompagnato da una meritata ovazione, soprattutto visto e considerato che questa è la sua ‘prima assoluta’ in quel di Parma, irrompe sul palco alla guida della sua band, Blaze Bayley.
Confesso come faccia un certo effetto rivederlo dopo 16 anni (l’ultima fu al Kulturbolaget di Malmo di supporto ai Judas Priest nel lontano 2001), con le sole, ormai inconfondibili ‘basette alla Wolverine’ rimaste dell’antica criniera corvina.

Ma il nostro non ha perso nulla quanto a grinta, passione e spontaneità che da sempre lo animano, tanto dal vivo quanto in studio. Ed è qui per dimostrarlo.

Si parte subito con la title-track del recentissimo “Endure And Survive”, pubblicato, ancora una volta, in ‘splendida autarchia’ dall’etichetta personale di Blaze, la Blaze Bayley Recordings.

Inutili i ‘comodi’ paragoni cercati dai fans più incalliti dell’era Dickinson degli Iron Maiden (che sono poi anche tra i più accesi detrattori di Blaze): il cantante di Birmingham appare in buona forma. Altrettanto si può dire della band che l’accompagna, giovane ma già ben amalgamata e pronta a dare il meglio di sé.

Soprende la scelta di proporre addirittura come terzo brano una canzone tratta dal repertorio dei Maiden, “Futureal”, dal mai troppo amato “Virtual XI”. La passione però, non manca. E la voce è –credeteci o meno- la stessa (quanto a estensione e resa) del 1998.

La temperatura si scalda ulteriormente sulla ottima “Ten Seconds” (da “Blood & Belief” del 2004), in cui si scatena un pogo selvaggio che per poco non pregiudica ulteriormente le condizioni fisiche di un incolpevole spettatore, presentatosi al concerto con un braccio ingessato…

C’è ancora spazio per il buon album “Blood & Belief” con le note della ‘groovy’ e ‘modernista’ “Alive”, mentre “Eating Lies” ci riporta ancora al nuovo album, seconda parte di una trilogia che troverà la sua conclusione con la terza parte, data già in uscita per il 2018.

Un autentico ‘tuffo al cuore’ l’avranno avuto tutti i presenti che, al pari del sottoscritto, presenziarono all’edizione 2000 del Wacken Open Air, in cui Blaze Bayley si rese protagonista di un’esibizione a dir poco incendiaria, che mise a tacere tutti, persino i più scettici riguardo alle sue effettive capacità (anche come autore) su “Silicon Messiah”, title-track dello splendido album omonimo che restituì al pubblico un Blaze letteralmente rinato dopo la non certo facile né tantomeno troppo fortunata parentesi con gli Iron Maiden.

“Calling To You” è probabilmente uno dei brani più riusciti del penultimo “Infinite Entanglement” (2016), su cui Chris Appleton si produce in due ottimi assoli, ma la vera ‘bomba’ della serata è costituita da un’inaspettata “Man Hunt”, in assoluto una delle canzoni più note dei Wolfsbane, proveniente dal primo album “Live Fast, Die Fast”.
Esauriti i brani del proprio repertorio solista, c’è ancora spazio per un po’ di nostalgia ‘maideniana’ con “The Clansman” e una quasi ‘obbligatoria’ “Man On The Edge”, ultimo sussulto da pogo (che infatti non tarda ad arrivare) prima del bis, ridotto ad un solo brano, “1000 Years”.

Al termine del concerto, pur dimostrandosi estremamente disponibile nei confronti dei fans firmando autografi e facendo foto con tutti i presenti, Blaze si dimostrerà talmente stanco da riuscire a stento a scambiare qualche parola con i presenti accorsi a vederlo, sottoscritto incluso.

Prova che, per quanto a volte ingiustamente sottovalutato o comunque genericamente e sommariamente ‘stroncato’ come il ‘cantante meno da Maiden della storia degli Iron Maiden’, a 53 anni suonati, Blaze Bayley continua a dare il 100% ogni sera.

Onore al merito, perché di artisti così coerenti ed animati da sincera passione, non importa se ‘inferiori’ (ma di questo si potrebbe disquisire per dei mesi) a certi ‘mostri sacri’, il mondo della musica continua ad avere un pressochè disperato bisogno.

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