Black Crowes – Amorica

American Recordings – 1994

Terzo lavoro della storica band di Atlanta, passato in sordina un po perché i fan, ben abituati ai due precedenti di stampo spiccatamente hard rock, ‘Shake Your Moneymaker’ e ‘The Southern Harmony and Musical Companion’, non apprezzarono molto il cambiamento di sonorità, ma anche a causa di uno dei tragici eventi a cui la storia del rock c’ha abituato: la  morte di Kurt Cobain dei Nirvana. Comunque, l’album vende 500.000 copie guadagnando anche il disco d’oro. E non dimentichamo la copertina. Scandalosa a causa del pelo pubico che fuoriesce dallo slip con la bandiera americana (tratta da una foto scattata nel 1976 ed inserita nella rivista americana Hustler)… scandalo. Sostituita e cambiata con uno sfondo nero in cui viene solo ‘ripeigata’ la bandiera…

Correva l’anno 1994 e l’uragano mediatico che s’abbattè fu devastante e molti gruppi musicali ne pagarono la dura conseguenza in termini di ascolti e di vendite.

Sebbene poco distante, a mio parere, a livello di sound, dai precedenti due album che ne sancirono la definitiva affermazione, Amorica presenta delle sfumature che ad un ascolto odierno, invece, lo rendono un piacevolissimo revival di southern rock misto ad atmosfere zeppeliniane. Le prime tracce (Gone, A cospiracy) lasciano senza parole sia il neofita  che il più incallito dei rockettari… Esse sono un puro concentrato di ritmica esplosiva che, con la mia preferita High Head Blues, tengono con il fiato sospeso l’ascoltatore per quasi un quarto d’ora. Di pregevole fattura le ballads tipiche del south rock, stile Allmann Bros, per intenderci, come Cursed diamond, Nonfiction, She gave good sunflower, Wiser time e Downtown money waster. Quindi le zeppeliniane P.25 London e Ballad in urgency, dove sono evidenti i riferimenti alla classica Rain Song ed a certi riff propri di Jimmy Page, già proposti nel 1993 nell’ unico frutto della collaborazione del chitarrista con il cantante ex Deep Purple e Whitesnake David Coverdale. Da notare, in modo massiccio ma intelligente, l’utilizzo di strumenti a percussione e la conferma, come membro permanente del gruppo, del tastierista Eddie Harsch, il quale fa sentire la sua presenza in tutto l’album, mentre nel precedente il suo è stato soltanto un ruolo da turnista session man. Chiude la ballad stile Post/Carpenter Descending, che è un po il cavolo a merenda di tutto il progetto… Ma se non ci fosse si parlerebbe di perfezione… Il che non è proponibile nel rock!

Un album, quindi, da apprezzare, magari riascoltandolo più volte, adesso, per quanti, come me, non l’hanno fatto allora…

Tracklist:
1. Gone
2. A Conspiracy
3. High Head Blues
4. Cursed Diamond
5. Nonfiction
6. She Gave Good Sunflower
7. P.25 London
8. Ballad in Urgency
9. Wiser Time
10. Downtown Money Waster
11. Descending

Band:
Chris Robinson – voce
Rich Robinson – chitarra
Marc Ford – chitarra
Eddie Harsch – tastiere
Johnny Colt – basso
Steve Gorman – batteria

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