Non è facile avere la possibilità di intervistare i torinesi Black Flame, loro non sono la classica band da rivista, promozione, foto, etc… sin da quando esistono, hanno sempre fatto (quasi) tutto in sordina lasciando la musica a parlare al loro posto. Lontano dai riflettori hanno lavorato duramente per proporsi al meglio, all’interno di un genere musicale ostico come quello da loro proposto, accompagnato da uno stile di vita che da sempre non ama i bagni folla.

Dopo l’uscita di “The Origin of Fire”  album uscito su Avantgarde Music, ho pensato che finalmente una bella intervista per spiegare l’universo Black Flame fosse doverosa, perché la qualità di quest’album è talmente elevata che è un onore poter dare spazio e voce a questa band.

L’occasione propizia è arrivata domenica 5 aprile al Cafè Liber di Torino dove ho assistito ad un loro concerto organizzato proprio per promuovere il disco.

Mi sono intrattenuto con Il Cardinale (voce e chitarra) e m:A Fog (batteria) approfondendo molteplici discorsi legati alla loro visione sulla scena musicale, del loro ultimo lavoro e altri ancora.

Quello che ho constatato di persona è stata l’ulteriore conferma del valore di questi musicisti.

Persone umili con grande passione per il Black Metal ed una costanza ineccepibile che da sempre  contraddistingue i loro lavori. Ed anche come musicisti, per l’ottima preparazione tecnico/compositiva, che negli anni sono riusciti a raffinare.

Ma adesso passiamo la parola a loro: Black Flame!

“The Origin of Fire”.Questo titolo può avere diverse chiavi di lettura, ma cosa rappresenta e cosa significa  per i Black Flame l’origine del fuoco?

Il CARDINALE: E’ un titolo molto evocativo,  racchiude metaforicamente diversi  concetti.  E’ la chiave di apertura dell’ Io primordiale, di quella forza che brucia e che avvampa da dentro e che nel nostro caso, nel mio caso, viene trascesa nella musica, come espressione e come liberazione di energia distruttiva e caotica. Preciso che non seguo nessuna filosofia particolare, quindi il titolo dell’ album è semplicemente quello a cui abbiamo pensato e  senza essere influenzati da nessuna corrente mistica. C’ è anche un gioco di parole che si collega al fatto che l’ album, musicalmente e liricamente, racchiude tutto quello che i black Flame hanno fatto e sono stati nel tempo e per l’ appunto fin dalle origini.

blackflame_banner2

Il vostro ultimo album credo che musicalmente sia il più completo e maturo sotto ogni punto di vista. Trasuda sincerità, devozione e passione da ogni singola nota. Siete completamente soddisfatti del risultato finale?

Il CARDINALE: Sì, sono assolutamente d’ accordo con te, è sicuramente un lavoro maturo e completo. Io sono completamente soddisfatto di questo album, mi piacciono molto gli arrangiamenti e l’ intera aura del disco. E’ stato un lavoro veramente impegnativo, ma che sta portando i suoi frutti.

m:A FOG: Credo che sei risucito a descrivere in poche parole quelle che sono tutte le caratteristiche principali del nostro ultimo album. Ad ogni nuovo album abbiamo sempre cercato di offrire qualcosa in più, prima di tutto a noi stessi e poi al pubblico: se un musicista non impara ad essere esigente con sé stesso e non impara a mettersi in discussione allora finirà con lo stagnare artisticamente e finirà con lo stancare il pubblico. “The Origin of Fire” rappresenta il nostro animo , rappresenta la nostra continua costanza volontà di creare qualcosa di nuovo ma sempre riconducibile al nostro sound. Spesso la mancanza di idee o l’accodarsi a qualche pseudo carrozzone viene fatto passare per “evoluzione” e “cambiamento”. Penso di poter dire senza esser tacciato di superbia che i Black Flame hanno sempre saputo evolversi con ottimiu risultati rimanendo fedeli a sé stessi ed al proprio sound.

Parlando invece dei testi, quanto sono importanti per voi e quali argomenti avete trattato in questo disco?

Il CARDINALE: Ovviamente sono molto importanti, questo l’ ho sempre detto per ogni disco. E come sempre spiego in questi casi, trovo che sia un’ impresa difficile e molto lunga poter spiegare il significato di ogni singolo testo. I testi sono come sempre una sorta di ricerca dentro me stesso. Penso si tratti di una manifestazione di inquietudine e di “ribellione” da tutto ciò che  rappresenta una barriera o un confine di pensiero. Il black metal, come molti altri generi è un cliché. Penso che se qualcuno legge attentamente i nostri testi si renderà conto che noi siamo sempre stati molto particolari e molto lontani dalle solite tematiche. Da quando esiste la ragione umana, esistono gli interrogativi, le religioni, le credenze e via dicendo. Forse io faccio la stessa cosa, ma con la mente sgombra da ogni dottrina o forma di pensiero.  L’ atroce destino della carne, il dubbio che qualsiasi forma di spirito non sia altro che un’ illusione partorita dalla mente, sono concetti distruttivi ed estremi che fanno parte di ogni essere in grado di pensare.  Ognuno ha il proprio modo di esorcizzarli, forse il più frequente è la religione. Ma anche certe forme di agnosticismo ti portano in un vortice nero di terribile consapevolezza, che nel mio caso trova sfogo in The Origin of Fire.

Nella mia recensione ho scritto che in “The Origin of Fire”, siete riusciti a bilanciare perfettamente come mai in passato gli elementi più violenti e fisici del Death Metal con le atmosfere feroci, sinistre e occulte del Black Metal più evoluto e ricercato, senza che uno prevalga sull’altro. Creando del puro Orthodox Death Black Metal. Siete d’accordo? E’ stata una scelta voluta o è frutto di una naturale evoluzione / maturazione?

Il CARDINALE: Sì, è vero, ma semplicemente questo è il nostro stile. Del resto le mie influenze musicali devono molto al death metal e penso quindi che anche il riffing ne risenta molto, se pur in maniera involontaria. Diciamo che su “The Origin of Fire” siamo andati a recuperare quelle aperture e quelle atmosfere che forse erano  venute a mancare su “Septem” che era un album granitico, dall’impatto molto cupo e monolitico.

m:A FOG: “The Origin of Fire” è nato nel momento in cui abbiamo preso coscienza di alcuni aspetti legati a “Septem” e “Imperivm” che non ci hanno pienamente convinto nel tempo. Forse complice il fatto che questo album ha avuto un tempo di gestazione più lungo rispetto agli altri, ha fatto sì che le scelte instintive spontanee si siano sposate quasi alla perfezione con degli aspetti più legati ad una sorta di consapevole maturazione evolutiva.

Com’è stato il processo di scrittura dei nuovi pezzi? Naturale e immediato oppure particolarmente difficoltoso e complicato? Quanto tempo avete impiegato per completare l’album?

Il CARDINALE: No, fondamentalmente abbiamo lavorato come sempre. L’unica difficoltà forse l’abbiamo riscontrata nel lavorare spesso a distanza. E’ ovvio che questo ha rallentato leggermente i lavori, ma abbiamo imparato anche in questo e per il futuro sapremo già come muoverci. Per quanto riguarda il tempo vero e proprio in studio di registrazione ci abbiamo messo meno che le volte precedenti. Questo in un certo senso ha sorpreso anche me!

Parlatemi della registrazione che ho apprezzato veramente molto, e trovo perfetta per questi brani. Naturale e senza effetti, al contrario di come invece, va molto di moda in questi ultimi anni purtroppo…

m:A FOG: C’era un vecchio detto tra musicisti che diceva: ‘Su album un vero musicista fa circa il 90% di quello che sa fare, in maniera da offrire di più in sede live’. Credo che l’avvento, l’esplosione e l’abuso delle tecniche digitali abbiano creato dei musicisti dove di musicale non c’è nulla, oltre ad avere moltiplicato a dismisura il numero delle bands. Quando siamo entrati in studio ci siamo prefissati di non abusare di trucchi, scorciatoie e soprattutto di non frammentare troppo le take dei pezzi durante le riprese. Ad esempio la batteria è suonata non con più di due take a pezzo. Il che significat che è suonata live come avrei potuto suonarla in sala prove o sul palco. Se ci pensi bene, in un genere che dovrebbe essere scevro da ogni sorta di  orpello, che dovrebbe essere diretto e primordiale… perché sovraprodurlo ? Perché aggiungere dell’artificio a quella che è la visione e la creazione iniziale ? Per questo abbiamo cercato il suono più naturale e reale possibile… che non si ottiene con molti sforzi… se lo si ha in partenza e soprattutto si hanno intenzioni oneste e non troppo strutturate.

 Nel pezzo “On the Trail of the Serpent” troviamo in veste di special guest PK dei grandi Abigor. Com’è nata la collaborazione con questa leggenda del black metal?

m:A FOG: PK ha anche collaborato in “My Temple of Flesh” per la cronaca… guarda, conosco PK da molti anni, direi dalla fine degli anni ’90. Esattamente dieci anni fa, prima delle registrazioni di “Conquering Purity”, gli Abigor erano momentaneamente sciolti e gli chiedemmo di scrivere dei pezzi per l’album. Il risultato fu la traccia “Totalitarian Satanic Monolith”, presente appunto su “Conquering Purity”. Durante la fase finale della composizione di “The Origin of Fire” ci siamo appunto resi conto che si avvicinava il decennale dalla nostra prima collaborazione con PK… il resto è quindi avvenuto in maniera estremamente naturale: gli abbiamo proposto dei nostri pezzi e lui ha deciso su quali avrebbe aggiunto le sue parti di chitarra. Credo che il risultato sia fantastico in quanto lo stile di PK, tipico nel sound degli Abigor, si è sposato alla perfezione con lo stile Black Flame creando qualcosa di irripetibile per chi apprezza entrambe le band.

“The Origin of Fire” è stato stampato dalla Avantgarde Music. etichetta che non ha bisogno di presentazioni perché i prodotti che ha fatto uscire parlano da soli: Katatonia, Carpathian Forest, Mayhem tra i tanti. Siete soddisfatti di questa scelta e del loro lavoro svolto fino ad ora?

m:A FOG: Molto. Roberto Mammarella si è dimostrato molto serio e competente, cosa che già dopotutto sapevo visto che nel 2014 ho lavorato con lui per “Nigredo” degli Janvs. C’erano altre etichette interessate al nostro album, la nostra scelta è ricaduta su Avantgarde non per una sorta di preferenza personale, ma esclusivamente perché Roberto ha manifestato il suo interesse al momento giusto, basandosi su dei semplici demo e quindi dandoci una enorme fiducia per il completamento dell’album. Si è quindi instaurato un ottimo clima di fiducia, che ha dato origine ad un rapporto di lavoro molto trasparente e sereno.

“Non si suona Black Metal perché piace lo stile musicale, si compone determinata musica perché tali sonorità riflettono per prima cosa attitudine e stile di vita.” Siete d’accordo con questa mia affermazione? Cosa significa per voi suonare Black Metal? Pensate che questo particolare stile musicale, riesca a farvi esprimere totalmente come persone e musicisti?

Il CARDINALE: Dipende che cosa si intende per black metal. Ormai ha assunto talmente tante sfaccettature che è difficile dare questa risposta.  Sicuramente non vivo in una grotta con la clava in mano, né tantomeno giro armato imprecando bestemmie e vomitandomi addosso. Fa ridere ma esistono anche persone che pensano che debba essere così. Il black metal è suonato da persone e le persone tendono ad aggregarsi, creare preconcetti, massificarsi ed elogiare il proprio essere. A me non importa un bel nulla di tutto questo. Faccio la mia vita con le persone che voglio intorno, spesso distanti dall’ambiente musicale. Questa, in quanto musica, è arte. E’ un’ espressione. Va da se che avendola composta, scritta e registrata è una parte fondamentale di me stesso. E se la musica dei Black Flame è piena zeppa di feeling oscuri e negativi vuol dire che sono parte integrante del nostro essere. Ma deve finire li. Ascolto la musica…dei personaggi che ci stanno dietro me ne frega veramente poco.

m:A FOG: Non posso immaginare la mia vita senza questa band. Siamo nati sul finire del 1998, un periodo in cui i primi trend avevano già divorato quanto di buono questo genere aveva detto ad inizio degli anni ’90. Noi siamo proprio nati come rivolta e come rinnegazione di quella che fu la prima ondata di trend… ed abbiamo continuato fino ad oggi con la medesima naturalezza. Per questo ti dico che non suoniamo nessun genere se non quello dei Black Flame e ripeto, non vedo altre maniera per esprimere la nostra creatività.

Voi siete nella scena dal 1998. Siete andati avanti per la vostra strada senza guardare in faccia nessuno. Nel 2015 fate uscire un nuovo album che può insegnare a tantissima gente in Italia e all’estero come si suona certa musica. Come avete visto cambiare la scena, le persone del pubblico, i musicisti e l’attitudine generale nei confronti di un qualcosa, in questo caso il Black Metal, che era considerato un vero e proprio culto? La fiamma brucia ancora?

Il CARDINALE: “Torno al discorso di prima. I “personaggi” del momento ci sono sempre stati, ma lentamente sono stati inghiottiti dal tempo e dalla propria inutilità. In quegli anni, quando tutti iniziavano ad aggregarsi, creare inutili faide e a riempire di chiacchiere l’ ambiente, noi  ce ne stavamo per i fatti nostri, fuori città ad ascoltare musica per ore ed a creare i nostri primi brani in sala prove. Questo ha fatto di noi una band “vera” che si è sempre limitata a fare musica. Magari acerba, imperfetta ma piena di passione. Oggi non è cambiato nulla,la fiamma brucia ancora. E’ logico che anche io provo un po’ di nostalgia per quegli anni. C’erano un sacco di band e gente che magari aveva anche del talento. L’atmosfera che si respirava nella zona torinese sicuramente era diversa da quella di oggi. Ma soprattutto vedevo queste persone molto coinvolte in quello che facevano e vivevano il tutto con una specie di ingenua naturalezza, che forse è il vero significato che agli esordi aveva il black metal.

m:A FOG: Quando siamo nati abbiamo passato due anni in sala prove a crescere come persone e musicisti prima di registrare il primo demo. Non avevamo un nome, non avevamo delle foto e non avevamo nulla in mano se non la cosa più importante : una idea, una fiamma, un enorme caos generatore all’interno. Ora vedo band su internet che investono in social media e foto professionali ancora prima di registrare due minuti di musica.  Mi viene da ridere se penso che la nostra prima photo-session professionale l’abbiamo fatta nel 2008 circa…Tutto questo è patetico, ed è terribile se ci pensi : vuol dire che gli aspetti più biechi della società si sono infiltrati anche in un genere musicale che di umano non dovrebbe avere nulla. Per noi la fiamma brucia da sempre e in questo ultimo album ve ne abbiamo svelato l’origine…

Vi ringrazio per la disponibilità e vi lascio con un ultima domanda. Molti anni fa Fenriz durante un’intervista disse: “il Black Metal è l’ultima via per il male”. Pensando a cos’è stato e a come vanno le cose adesso, può essere ancora vera un’affermazione del genere?

Il CARDINALE: Allora credo che Fenriz abbia decisamente smarrito la sua via, ascoltando l’ ultimo Darkthrone! Battute ironiche a parte ringrazio te in prima persona per lo spazio concesso ma soprattutto  per il supporto e l’ impegno che presti  all’underground italiano. A presto.

m:A FOG: Fenriz è forse troppo impegnato a come mantenere il suo assegno di sussidio. Noi siamo il Male, noi come persone abbiamo il potere di raggiungere il Male, e la musica è un veicolo sonico che può aprire portali su altre dimensioni. Ma se il Male non lo coltivi dentro di te allora la musica non ti servirà mai a nulla, perché non avrà un traino spontaneo.

 

Avatar
Author

Write A Comment

X

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi