Mascot Records – 2020

I Black Stone Cherry pubblicano il loro settimo album studio dal titolo “The Human Condition” a due anni di distanza dall’ultimo disco “Family Tree”. La band del Kentucky, per molti considerata l’erede dei Lynyrd Skynyrd, ha saputo distinguersi nei vari anni con un suono dalle radici southern rock in chiave molto più heavy, con sonorità hard rock, post-grunge ed a tratti anche stoner rock. Formatasi nel 2001 a Edmonton, la band ha sempre mantenuto la stessa lineup composta da Chris Robertson alla voce/chitarra, Ben Wells alla seconda chitarra, Jon Lawhon al basso e John Fred Young alla batteria. Il che crea un quartetto estremamente ben collaudato che difficilmente sbaglia un’uscita. Infatti, per quanto ovviamente si possa creare una classifica degli album dei Black Stone Cherry, non esiste un singolo album che sia deludente. Anche quelli che sono magari meno entusiasmanti hanno comunque tre o quattro canzoni sensazionali o temi estremamente interessanti nei loro testi. Sono una band che si è guadagnata un consenso globale molto positivo ed è estremamente apprezzata nel mondo del rock, il tutto con grandissimo merito. Dal loro terzo album “Between the Devil and the Deep Blue Sea” del 2011, un capolavoro assoluto, la band ha iniziato a suonare su palchi importantissimi come headliner così come a suonare nei festival più importanti in posizioni sempre più alte nei bill. I Black Stone Cherry stanno quindi continuando a cavalcare l’onda di una carriera fantastica dove ad ogni uscita d’album la band si riconferma ad altissimi livelli. Ed ovviamente, “The Human Condition” non poteva essere da meno. Anzi, si può tranquillamente considerare tra i migliori album della band.

“The Human Condition” è infatti un album che si avvicina alla perfezione. Con molti pezzi composti da un suono heavy davvero trascinante ed un ritorno alle radici più stoner, i Black Stone Cherry riescono a comporre ben tredici pezzi che sono una pura goduria da ascoltare e riascoltare di continuo. La maggior parte dei pezzi sono estremamente energici, con dei riff di chitarra caratterizzati da un suono corposo e distorto che crea una vera e propria onda sonora che travolge ed entusiasma. Ma non solo, troviamo ovviamente anche le immancabili ballad che hanno sempre contraddistinto i Black Stone Cherry, capaci di creare pezzi come “Like I Roll”, “In My Blood” o “Won’t Let Go” che rimarranno per sempre tra i migliori pezzi della band. “The Human Condition” è veramente uno di quegli album in cui tutti i pezzi sono estremamente ben riusciti e che rendono benissimo proprio nell’ordine in cui li troviamo nell’album. Non una cosa da poco. Si arriva alla fine dell’album senza neanche rendersene conto ed appagati di un disco che sicuramente rimarrà tra gli highlights della carriera della band.

Si inzia con “Ringin’ In My Head”, una traccia composta da un riff estremamente catchy e da un ritornello molto facile da memorizzare, il che rende questo pezzo uno dei simboli di quest’album fin da subito. Questo è anche dovuto al fatto che il testo si adatta perfettamente alla situazione globale mondiale, trattando quindi di un tema di assoluta attualità come quello della pandemia attuale. La stessa band ha dichiarato quanto sia stato incredibile il fatto che questa canzone, inizialmente composta nel 2017, non sia stata inserita nell’album precedente per poi rientrare in questo album in modo molto adatto, come se fosse destinata già da allora ad essere pubblicata al momento giusto.

Si prosegue con “Again”, il brano con la melodia più accattivante di tutto l’album, nonché il primo singolo di questo disco. La band punta su un riff di chitarra iniziale messo in primissimo piano e accompagnato da un beat di batteria molto semplice che lo mette davvero in gran rilievo. Il pezzo si evolve su un ritmo caratterizzato da un groove molto trascinante e pianamente azzeccato che entusiasma per le sonorità heavy e le chitarre corpose. Senza dubbio una delle punte di diamante di quest’album.

“Push Down & Turn” è il pezzo più potente dell’intero album che possiede anche l’intro più entusiasmante del disco, così come i vocals più aggressivi di Chris nei ritornelli. Il ritmo è decisamente accelerato e la melodia molto accattivante. Un altro pezzo di particolare rilievo che insieme ai primi due pezzi segna un vero e proprio inizio con il botto.

Dopo un avvio molto esplosivo, si prosegue su una ballad in perfetto stile Black Stone Cherry con “When Angels Learn To Fly”. Un pezzo molto emozionate e caratterizzato dal fatto che per quanto si tratti un un testo più malinconico e di una melodia decisamente più dolce, il brano rimane comunque abbastanza energico, senza rallentare più di tanto, mantenendo quindi tutti gli strumenti molto presenti a creare un suono molto avvolgente.

Dopo un pezzo magari meno di rilievo come “Live This Way”, che rimane comunque tutt’altro che mal riuscito, si prosegue con la radio hit dell’album “In Love With The Pain”. Questo pezzo ha il formato perfetto per essere quella traccia capace di sfondare su qualsiasi tipo di radio, una power ballad romantica con un testo tanto semplice quanto efficace ed una melodia estremamente orecchiabile che piacerà a qualsiasi tipo di ascoltatore.

Con “The Chain” si riprendono le redini del suono hard rock con un pezzo che potrebbe essere descritto come una fusione molto ben riuscita di due hit assolute dei Black Stone Cherry come “Blame It on the Boom Boom” e “Me and Mary Jane”. Il tutto condito da un particolare bridge che mette in gran rilievo un assolo suonato in modo particolarmente veloce e dall’effetto particolarmente efficace.

Proseguendo sulla particolare “Ride”, i Black Stone Cherry continuano con un suono corposo ed efficace caratterizzato questa volta però da ritmi più elevati che danno quindi una caratteristica particolare e ben definita. Questo brano conferma la capacità della band di riuscire ad apportare piccoli dettagli su ogni canzone che sono sempre efficaci al punto giusto, riuscendo a rimanere sempre e comunque fedele al suo stile caratteristico senza mai annoiare l’ascoltatore, apportando sempre quel particolare dettaglio che rende ogni pezzo originale.

Dopo un’altra ballad molto delicata come “If My Heart Had Wings”, caratterizzata da una melodia più lenta rispetto alle precedenti, si prosegue con il pezzo più particolare dell’album dal titolo “Don’t Bring Me Down”. In questo caso, la chitarra presenta una melodia estremamente semplice ma con la caratteristica di avere un suono molto distorto associato ad un ritmo quasi funk. Sicuramente il pezzo più divertente dell’album che ha forse come unico aspetto negativo i cori del ritornello che ha mio avviso apportano forse un effetto eccessivamente strano.

“Some Stories” e “The Devil In Your Eyes” sono i due pezzi dove i Black Stone Cherry giocano con vari effetti di chitarra e cambi di ritmo per creare due pezzi intriganti che sono molto piacevoli da ascoltare e che aggiungono un ulteriore tocco di varietà ed originalità all’album prima di concludere con “Keep On Keepin’ On”, che non poteva essere un pezzo più adatto a concludere l’album. Infatti, questa traccia ha davvero le caratteristiche per essere una classica colonna sonora delle ultime immagini di un film che si conclude con un lieto fine.

Ed è proprio così che ci si sente alla fine di “The Humann Condition”, con la sensazione che i Black Stone Cherry hanno fatto centro ancora una volta concludendo un album che lascia estremamente soddisfatti. Un album pieno di melodie accattivanti, entusiasmo ed energia positiva. Proprio ciò di cui abbiamo tanto bisogno in questo periodo così difficile. La sensazione è proprio che i Black Stone Cherry, oltre che a concentrarsi nel creare un suono potente e davvero entusiasmante, abbiano lavorato moltissimo per creare delle melodie che trasmettono davvero tanto buon umore.

“The Human Condition” si inserisce quindi senza dubbio tra i migliori album della band, che dimostra ancora una volta di aver raggiunto un livello di maturità impressionante, capace di fare evolvere il southern rock in uno stile proprio a loro che non smette di convincere ed entusiasmare ad ogni nuova uscita.

Tracklist

Ringin’ In My Head
Again
Push Down & Turn
When Angels Learn To Fly
Live This Way
In Love With The Pain
The Chain
Ride
If My Heart Had Wings
Don’t Bring Me Down
Some Stories
The Devil In Your Eyes
Keep On Keepin’ On

Band

Chris Robertson – Lead Vocals / Lead & Rhythm Guitar
Ben Wells – Rhythm & Lead Guitar
Jon Lawhon – Bass
John Fred Young – Drums

Sito Ufficiale: http://www.blackstonecherry.com/

Metal Dan
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