Island Records – 2020

Qualche giorno fa, esattamente il 3 Ottobre è uscito in  tutto il mondo, “2020”  nuovo disco dei Bon Jovi.

Parto con una premessa, così è chiaro totalmente cosa si sta per ascoltare o meglio ancora comprare come cd o tramite canali digitali autorizzati(leggi Itunes e simili). Tale premessa arriva direttamente dalla bocca del rocker del New Jersey ormai brizzolato e fierissimo di esserlo.

Spiegando lo spirito di questo suo nuovo lavoro, ha dichiarato alla prestigiosa BBC News: “Sai cosa? Se volete che riscriviamo ancora “You Give Love A Bad Name”, bé, non accadrà mai piú! Se facessi le cose che facevo a 23 anni mi sentirei ridicolo. I miei capelli stanno diventando grigi, e sto bene con me stesso, oggi sono quello che sono, e se qualcuno vuole seguirmi in questo viaggio… o se volete andare… amen!”

Molti rimarranno delusi e molti saranno incuriositi e direi che il risultato premia più la seconda fazione.
“2020” è certamente un disco molto ambizioso ed è sicuramente il più intenso a livello sociale di tutta la vasta produzione dei Bon Jovi.

Un disco che non ha un titolo “paraculo”,come si potrebbe pensare, ma che inizio’ ad essere registrato nel 2019 prima del Covid19, terribile malattia e pandemia che sta segnando e cambiando tutto il mondo.

La band è stata toccata da vicino con lo storico tastierista David Bryan positivo alla malattia (fortunatamente poi guarito) e le registrazioni hanno subito un rallentamento. In questo disco i Bon Jovi sembrano tributare totalmente l’idolo di Jon, vale a dire l’amico Bruce Springsteen, quanto altri cantautori tipo Tom Petty, Neil Young e John Mellencamp.

Il disco non è assolutamente brutto, anzi è abbastanza gradevole,ma sicuramente per l’ennesima volta l’assenza di Richie Sambora si sente (anche se Phil X è un chitarrista di livello e le poche volte che fa assoli in questo disco sa regalare emozioni).

Un disco che parla di sentimenti e d’amore come nella ballatona “Story of my love”, autobiografica e dedicata alla sua quarantennale storia con Dorotea. Tale storia è cominciata al liceo e i due sono pure molto attivi sul sociale e dal 2006 si occupano di un ristorante dove sfamano senzatetto con un pasto caldo.Tale canzone riporta alle ballatone che hanno reso celebre la band ed è il pezzo dove il talento innato di Phil X viene finalmente tutto fuori, con un assolo davvero splendido e ricco di pathos.
Durante il lockdown,abbiamo potuto vedere anche un celebre video dove Jon si cimentava dietro i fornelli del suo ristorante.

Un disco che certamente non è a favore dell’attuale Tycoon e Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, dipinto in un’intervista  come un autocrate(nda quindi un dittatore tipo Zar russo) e che parla pure dell’efferato omicidio di George Floyd nella canzone “American Reckoning”.

I Bon Jovi vogliono rappresentare musicalmente gli ultimi istanti di questo uomo grande di colore con la testa premuta a terra da un poliziotto vigliacco, che prima di morire invoca la madre. Un pezzo in cui , c’è anche un’armonica che mi ha ricordato le emozioni che puo’ dare tale strumento,come ad esempio in tutto “Nebraska” di Springsteen.

Onestamente questo album sembra piu’un lavoro solista di Jon, in stile “Destination anywhere”, ma è certamente meglio di “This house is not for sale”,che per me è il disco piu’brutto della band.
Ho visto recentemente alcune esibizioni promozionali recenti di Jon su “Youtube” e devo dire che la voce gli è fortunatamente tornata. Il tour precedente fu uno strazio e secondo me avrebbe dovuto fermarsi per curare i gravi problemi alle corde vocali che l’affliggono da tempo.

In questo disco non ci sono acuti ne’falsetti,ma un Jon con una voce molto profonda e  riconoscibilissima su mille , che parte a cullarti già dal primo singolo “Limitless” (uscito a Febbraio), che mi ha ricordato qualcosa degli U2 degli ultimi periodi.

Il secondo singolo “Do what you can” è molto scanzonato nel ritmo ed ha davvero un bel ritornello e moltissimi l’hanno visto nei mesi scorsi.Un grosso tributo a tutte le persone che sono in prima linea contro il Covid19 e fanno quello che possono.

La copertina del lavoro invece è davvero molto intensa  e  Jon Bon Jovi spiega che«È un omaggio a una foto di Kennedy che ho visto in un negozio di occhiali e che poi ho comprato e appeso in casa. Lui è pensieroso e nel riflesso delle lenti si vede la folla cui stava per parlare: perfetta ispirazione per un disco meditativo come questo».

Altro pezzo molto intenso è “Lower the flag”, un pezzo acustico molto toccante ,  nato dopo le stragi di El Paso e Dayton e che invita tutti a riflettere sul fatto che tale sorte fosse capitata ad uno dei nostri familiari.
Tommy e Gina non fanno più parte del mondo dei Bon Jovi e comunque vivono nelle esecuzioni live e persino in una cover band di Jon ,messa insieme a  musicisti del New Jersey che viaggiano con lui su jet esclusivi e suonano in resort per miliardari.

C’è anche spazio per un altro tema caro a Jon Bon Jovi:l a questione migranti. “Blood on the water”(sangue nell’acqua) non è solo un tributo ai migranti morti nel Mediterraneo,ma anche per coloro che tentano di passare dal Messico agli Stati Uniti,anche attraverso il famigerato muro.
Tale canzone è il gioiello dell’album e si apre con un intro molto Gilmouriana di Phil X, rimane molto lenta ed oscura per tutto il brano e che può ricordare in alcuni momenti per intensità pure “Never say goodbye”.

Se cercate invece il pezzo più ritmato dell’album ,sicuramente lo troverete in “Brothers in arms”, dove finalmente ci sono le chitarre elettriche in tutto il pezzo e che sicuramente paga pegno ai Rolling Stones.

Il lavoro si chiude con la struggente “Unbroken”, un duro monito contro la guerra e che  descrive le turbative di un soldato americano prima, durante e dopo la drammatica guerra in Vietnam.
“They sent us to a place I never heard of weeks before” (Ci hanno mandato in un posto di cui non avevo mai sentito parlare settimane prima) è il messaggio di questo soldato che è stato rappresentato benissimo in celebri films quali “Platoon” o “Rambo”.
“Unbroken”è una ballatona molto carica, dominata dai colpi molto potenti di Tico Torres alla batteria e ci sprona a combattere contro le avversità della vita, possano essere malattie,lutti,crisi di lavoro, fine di amori.

Se invece apprezzate moltissimo David Bryan,onestamente dico che è un po’sacrificato in questo lavoro ,ma la sua classe viene decisamente fuori nel primo singolo “Limitless”, in “American Reckoning” e nella finale “Unbroken”.

Se dovessi votare questo voto in scala da 1 a 10, gli darei 7,5 senza esitazione. Non di certo un capolavoro assoluto, ma un disco molto intenso e gradevole.

Tracklist:
Limitless
Do What You Can
American Reckoning
Beautiful Drug
Story Of Love
Let It Rain
Lower The Flag
Blood in the Water
Brothers in Amrs
Unbroken

Band:

Jon Bon Jovi – voce e chitarra acustica
Tico Torres – batteria e percussioni
David Bryan – tastiere,pianoforte e cori
Phil X – chitarra elettrica, acustica, cori e talkbox
Hugh McDonald – basso e cori

Social:
Sito Ufficiale: www.bonjovi.com
Facebook: https://www.facebook.com/BonJovi/

Mauro Brebbia
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