LLRR: Grazie per il tempo che ci concedi, sono un italiano a Los Angeles che scrive per una importante webzine italiana, longliverocknroll.it, e non devo ricordarti quanto la mia nazione d’origine ti ami.

CARMINE: Grazie, certo.

LLRR: In Italia pronunciamo il tuo cognome APPICE, ma so che invece ti chiamano con l’inflessione inglese, “APPISI”.

CARMINE: Beh, io dico “APPIS”, ma so che in Italia mi chiamano “APPICE”.

LLRR: Prima domanda, viaggi ancora in Italia per vacanza e non solo per lavoro? Ti ho visto un paio di volte lì con i Vanilla Fudge, ci vai ogni tanto per rilassarti e goderti il paese?

CARMINE: Lo facevo, lo facevo spesso, ma sfortunatamente l’ultima volta che sono stato in Europa nel 2018 ho avuto grossi problemi di salute e pensavo proprio di non farcela. Quindi, per quello, non vado più in Europa o Asia e Sud America, rimango qua negli Stati Uniti perché il viaggio è molto lungo, estenuante e se mai mi succedesse qualcosa non vorrei rimanere bloccato da qualche parte. L’ultima volta rimasi bloccato nelle Azzorre per 3 o 4 giorni prima di riuscire a tornare in Francia ed essere trasportato da un’equipe medica a New York, è stato un incubo. Quindi non lo faccio più, ma amo l’Italia. Sono anche andato con mio fratello Vinnie nell’ultimo tour, stavamo suonando per il “drum war” ed eravamo lì assieme. Ho giusto visto una foto oggi sul telefono, un flashback, siamo io e Vinnie che mangiamo una pizza.

LLRR: Wow, ok. Parliamo un po’ del disco, qualcuno mi ha detto di aspettarmi un disco blues, rock blues, poi ho ascoltato la prima canzone e mi è arrivato come un pugno in faccia qualcosa come “siamo arrabbiati e suoniamo rock’n’roll”. Un mucchio di energia, è questo quello che tu definisci “blues”?

CARMINE: Eh, definiamo il blues. Il Blues è il nonno del rock’n’roll, è tutto. Sai, il blues è nato con un, due, tre, quattro e cambio. È solo un po’ più elementare, credo, e se ascolti i testi delle canzoni sono lamentosi. I testi nel disco sono tipo: “qualcuno mi sta chiamando al telefono, qualcuno mi sta chiamando”, tutto lì. Ma la melodia e il modo in cui le canzoni sono suonate è molto bello. Sì, c’è molta energia, ho spostato tutto in chiave rock, molto bello, yeah.

LLRR: A me piacciono i chitarroni potenti e anche a te so che piacciono, ma rispettando il lavoro di tutti quelli presenti nel disco devo dire che Harry Gales mi ha impressionato molto. La prima traccia (Back Door Man) con il solo è deliziosa, la sensazione e il trasporto sono non comuni. Siete amici da tempo?

CARMINE: Sì, specialmente con Eric, lo conosco da molto tempo, da quando era giovane. L’ho incontrato la prima volta quando aveva una tribute band di Jimi Hendrix ai vecchi tempi, poi ebbe qualche problema con la legge, ma recentemente è tornato, forse un paio di anni fa. Ma gli voglio molto bene, è sempre stato un grande, penso che Jimi Hendrix viva in lui. Il modo in cui suona al contrario, mancino, me lo ricorda tantissimo. Penso che il tutto nacque con una email da parte sua, qualcosa di generico come “come stai, che fai”, o forse era un messaggio al telefono o qualcos’altro e mi son detto: aspetta un attimo, capita a proposito per il disco. Una di queste cose qua, casuale, e da allora sta facendo cose fantastiche. Ha suonato nella soundtrack del film “Sinners”, ha suonato agli Oscar l’altro giorno. Son contento di averlo chiamato perché ha fatto un lavoro fighissimo.

LLRR: Sì sì, il solo non è di questo pianeta. Quando ascoltavo il tuo disco mi sono divertito tantissimo e anche il mio vicinato si è divertito, visto il volume spropositato che usavo. Un divertimento che ti fa gridare: “Andiamo a correre nel deserto con le macchine, la vita è bella!” (ndr, è una cosa di noi americani…) e riesco a percepire che vi siate divertiti pure voi registrandolo.

CARMINE: Oh ci siamo divertiti, eccome se ci siamo divertiti. Perché non sai come vada a finire una volta che dai un nastro a qualcuno tipo Eric. Gli ho dato un nastro con una parte 1 e una parte 2. La parte 2 era una parte veloce in levare che volevo lui imbastardisse con violenza. Quindi me l’ha rimandata, ma senza averci registrato sopra. Gli ho detto: perché non hai registrato nulla? E lui: “Perché pensavo fosse solo per la batteria”. No Eric, era per te, registraci una chitarra coi controcoglioni e rimandamela! L’ha rimandata indietro ed era bellissima. Non sai mai come vada a finire con tutti, i musicisti suonano e cantano in modo differente, quando ti mandano qualcosa non sai mai bene cosa aspettarti.

LLRR: Un’altra cosa che mi ha sorpreso molto è che pur con così tanti musicisti diversi tra loro per stile, firma artistica e personalità, il suono è come fosse eseguito dalla stessa band, c’è un forte tessuto connettivo. La domanda è, hai un migliaio di ospiti, come hai fatto a incidere un disco così unito?

CARMINE: Eh certo, le parti di base le ho preparate tutte io. Son partito con la batteria e ho dato l’impronta perché è la batteria che tiene tutto assieme. Se hai batteristi differenti eccome se suona in modo diverso. Ma siccome il batterista sono sempre io, il tutto è più legato, no? Tutto parte con un click in cuffia e una batteria e ci canto sopra qualcosetta imitando il riff che vorrei. Sai, ho fatto così in tutte le canzoni e in alcune mi son detto: guarda che ho un basso in casa, fammici suonare qualche parte e vediamo. Ho attaccato il basso e l’ho suonato e l’ho mandato ad Artie, il mio chitarrista, che ci ha messo dei riff. Poi l’ho mandato al mio cantante e via dicendo fino ad avere una demo, te le ricordi le vecchie demo (ndr: e come no…)? Da lì in poi ognuno aveva una solida base su cui registrare. Per esempio, Eric ha tenuto le parti di chitarra ritmica, ma ha inciso i soli e ha cancellato la voce. Per questo suona in modo omogeneo, la base è comune.

LLRR: Assolutamente sì. Continuiamo a parlare degli ospiti, è stato facile per te disciplinare tutto questo testosterone e indirizzarlo verso quello che volevi tu? Tu sei un’autorità, con tutte quelle personalità come li hai tenuti insieme senza lasciare che esulassero dal progetto?

CARMINE: Eh sai, come con Eric, non c’è stato bisogno, tutto è stato fatto come doveva essere fatto. Ho avuto un problema con Rudy Sarzo prima che suonasse in Tail Digger in cui io avevo inciso le parti di basso. Gli ho detto: dai Rudy, puoi fare molto più di questo. Lui rispose: “Beh, ora dobbiamo aspettare le parti di chitarra”. Quindi è arrivato Alex Skolnick e gli ho lasciato molto spazio per muoversi intorno alle chitarre.

LLRR: Ho una domanda riguardo a uno dei tuoi ospiti che io amo molto, davvero, ma so che ha un ego molto forte, come hai fatto a tenere a bada Ted Nugent? Non puoi dire che non sia impulsivo.

CARMINE: Con chi, Ted? No, Ted è mio amico da tantissimo tempo. Sai, lui ama i Cactus, ha sempre amato i Cactus, era una delle sue band preferite. Abbiamo suonato una data assieme ad aprile vicino a Chicago e gli ho chiesto di farmi un po’ di pubblicità e lui se n’è uscito con: ”Se non avete mai ascoltato i Cactus, vi state perdendo la più grande band di rock’n’roll mai esistita”. Quindi ogni volta che gli dico: ”Hey Ted, ho qualcosa dei Cactus che mi piacerebbe suonassi tu” lui risponde subito con: “Eccomi, ci sono”. Mi vuole molto bene, lo conosco dal 1967 e mi considera come uno dei migliori batteristi rock, se non il migliore di tutti. Partecipa volentieri a qualsiasi cosa io faccia.

LLRR: Un’altra cosa, la versione di Purple Haze è un capolavoro, sì è un tributo, ma è suonato e cantato in modo particolare. Cosa mi puoi dire della tua relazione con Melanie e com’è stato registrare con lei?

CARMINE: Purple Haze è interessante perché la mia etichetta, Cleopatra, quando Melanie è scomparsa ha contattato il proprietario dei diritti ed è riuscita ad ottenere di poter usare la sua voce in un disco, praticamente di poter usare solo la voce. Quindi mi hanno chiamato e mi han detto che sarebbe stato bello avere una canzone con i Cactus e Melanie. Io ho risposto: “Ma quale Melanie? Quella della canzone dei pattini a rotelle?”. Non ero particolarmente propenso, dovevo prima ascoltare. Mi hanno mandato la voce da sola, senza musica, solo la voce e ho pensato: “Ma questa è Melanie?? Sembra Janis Joplin a volte.” Era grande, quindi mi son detto che avremmo potuto farci qualcosa. È Purple Haze, qualcosa possiamo farci di sicuro. Quindi ho messo il click come al solito, ci ho suonato la batteria per mettere le fondamenta, per dare un’idea di cosa stesse succedendo e un primo arrangiamento seguendo quello che faceva lei. Ho parlato col mio fonico in studio per editare alcune parti e ho detto ok, qua possiamo metterci un solo, qua torniamo al tempo, qua il bridge e così via. Ho dato la demo al mio chitarrista, ma il bassista non era in città; quindi, Artie Dillon ha suonato anche il basso inizialmente e abbiamo dato la traccia a Tony Franklin. Anche qua niente è stato fatto nella stessa stanza, tutti quanti hanno registrato nel loro studio personale. Ma contrariamente alle aspettative sembra suonato come fossimo assieme.

LLRR: Assolutamente sì. Una domanda su un altro ospite del disco, Dee Snider è tornato anche stavolta no? Ma non andrà in tour per problemi di salute. Ci puoi assicurare che ora stia bene?

CARMINE: Sì, sta bene. Non può assolutamente cantare perché quando canta ci mette così tanta energia che ha ripercussioni nocive sulla sua salute. Non ho molti dettagli, ho sentito le sue dichiarazioni alla stampa. Volevo suonasse negli show che stiamo programmando e all’inizio me lo promise, ma non è andata bene. Così gli ho chiesto se voleva fare il maestro di cerimonia, di introdurci sul palco, e sembrava propenso, ma aveva paura che tutti gli chiedessero le stesse cose e ha dovuto declinare. Penso che abbiamo, in questo disco, l’ultima performance registrata di Dee Snider perché non credo avrà altre possibilità, ma gli auguro il meglio. Voglio molto bene a Dee, è un bravo tipo, ha cantato anche nel disco prima. Ha anche cantato Evil con un gruppo chiamato Widowmaker anni fa e poi sai, è di Long Island. Io sono di Long Island e Brooklyn, ci conosciamo da molto tempo, come con Ted.

LLRR: Per favore fagli sapere che in Italia lo amiamo molto.

CARMINE: Sì, lo so, tutti gli vogliono bene, è un brav’uomo, è il leader dei Twisted Sister, quindi sono molto sorpreso da chi hanno scelto per sostituirlo. Sebastian Bach canterà con loro ma io dico, è una cosa completamente diversa. La sua voce non è per niente simile a quella di Dee (ndr: storce il naso). Il mio cantante ha una voce roca quindi lui canterà le canzoni di Dee e può farlo perché ha un timbro simile. Ma non so guarda, forse ce la farà, forse Sebastian Bach può farlo, ma mi pare che la sua voce sia molto più dolce. Vedremo, vedremo, sono curioso.

LLRR: A parte il nuovo disco io so che ti piacciono i grandi chitarristi, vero? Ho il disco “Guitar Zeus” in cui i migliori tra i migliori si scambiano posto. Sei riuscito a mettere assieme musicisti che non avrei mai creduto potessero farlo come Doug Pinnick e Yngwie Malmsteen nella stessa stanza. È stato divertente?

CARMINE: Non sono mai stati nella stessa stanza (ndr: ora rido io), stesso procedimento. Studi differenti e in tempi diversi. Gli unici sempre assieme eravamo io, Kelly alla chitarra e Tony Franklin. Quindi ha inciso Doug Pinnick e Yngwie era molto contento perché desiderava lavorare con lui, è stato molto interessante. Come altre coppie strane, Rudy Sarzo e Alex Skolnick, una combinazione strana e a me piace. Melanie e Cactus è un mix molto improbabile, ma sono uscite cose interessanti.

LLRR: E anche qua sembra una sola band compatta, non son così tanti musicisti.

CARMINE: Sì, pare la stessa band anche perché c’è lo stesso trio che tesse, io, Tony e Kelly. L’unico altro bassista che abbiamo avuto in Guitar Zeus è stato Bob Daisley, è l’unico. Ma tutti gli altri erano anch’essi la band e abbiamo fatto anche Guitar Zeus Giappone e Guitar Zeus Corea. Ma di base il 95% delle canzoni sono frutto mio, di Tony e Kelly.

LLRR: Sì, ha senso, ora parliamo un po’ del tuo strumento, la batteria naturalmente, tu sei un’icona mondiale con questo incredibile mix di potenza e tecnica. Sei un esempio per navigati musicisti e ragazzini appena arrivati. In passato hai pubblicato del materiale educativo che ha riscosso un grosso successo, quindi ti piace insegnare, mi dici qualcosa di questo tuo lato?

CARMINE: Il mio lato da insegnante? Se vuoi, l’insegnamento è stato importante nella mia carriera, ora non più, voglio dire, faccio ancora delle masterclass qua e là, ma in genere succede quando fai l’endorsement con un’azienda, loro ti dicono: “ok ti diamo una batteria e tutto il resto e facciamo questo e quello”. E ti danno una trentina di appuntamenti all’anno e magari in tutto il mondo. Ho partecipato a delle clinic dappertutto sai e nel 1972 ho scritto un libro che è diventato un best seller ed è diventato quel libro che molti batteristi famosi dicono di aver usato quando erano più giovani, tanto che ora pensavamo di fare una ristampa aggiornata. Nel libro trovi tutti questi endorsement da un mucchio di gente diversa come Kenny Aronoff, Greg Bissonette e Dave Weckl e Chad Smith e tanti altri, che so, Ian Paice, perché questi sono quelli che ho influenzato nella mia carriera. Ho scritto anche un’altra serie di libri e quindi ero veramente incline all’insegnamento, ho scritto pure un libro che si chiama Little Kids Rock che ho portato in giro nelle scuole per insegnare a questi ragazzi a stare lontano dalle strade pericolose della città dove facilmente avrebbero potuto finire in una gang e merda simile, sai. Durante l’ultimo tour la mia responsabile del merchandise è diventata la promotrice per le master class, ne abbiamo fatta una a Seattle l’anno scorso e un’altra in South Carolina; quindi, diciamo che stiamo ricominciando a farle. Ora ne sta preparando a New York a fine aprile, vedi? Lei vuole vendere il merchandise e così facendo ne vende molto, sai magliette, libri, questo e quello, bacchette e pelli per la batteria.

LLRR: Ora fammi dire che tra te e tuo fratello, stili completamente diversi, siete stati con le migliori band in tutto il mondo, la mia domanda è, non è un po’ troppo talento nella stessa famiglia? Tutto ben di Dio solo per due fratelli?

CARMINE: Beh, nella mia famiglia da parte di mio padre abbiamo 7 batteristi. Okay, io ero il numero 2, Vinnie penso fosse il quinto e mio figlio suona anch’esso la batteria. Mio figlio non lo fa di lavoro, usa le bacchette per suonare qualsiasi cosa, dal cruscotto della macchina o sulla lavagna. Una volta io e mio fratello ci stavamo preparando per una drum war e siamo scesi in cucina per mangiare qualcosa quando all’improvviso sentiamo la batteria suonare. Vinnie esclama: “ma è entrato qualcuno? Abbiamo fatto entrare qualcuno?” e siamo corsi sopra. Mio figlio stava suonando allegramente, gli avevo comprato un piccolo kit per bambini quando era piccolo, tipo 5 anni, e ora a vent’anni stava suonando la mia batteria. E mi son detto beh, dev’essere il sangue degli Appice, comunque lo pronunci (ndr: rido), dev’essere quello, no?

LLRR: La prossima domanda riguarda due dischi che nei miei sogni vorrei fossero autografati da te (mostro due vinili originali Jeff Beck, Tim Bogert e Carmine Appice del 1973).

CARMINE: Aspetta, qual è il secondo?

LLRR: Il secondo è la versione live.

CARMINE: Ah ok, beh sta per uscire un box con molte canzoni.

LLRR: Ci puoi raccontare un po’ di quel periodo?

CARMINE: Beh, io credevo fosse un progetto a lungo termine sai, poteva essere Cactus, poteva essere BBA con Rod Stewart alla voce, poteva essere un mucchio di cose, ma non ha funzionato. Jeff aveva formato una nuova band, ma non ha funzionato quindi ha chiesto a me e Tim di unirci a lui. Ma originariamente è stato John Bonham che mi ha dato il numero di Jeff Beck perché voleva suonare con noi. Quindi abbiam fatto un po’ di avanti e indietro e alla fine ci siamo trovati. È durata solo due anni perché sai, Jeff era un tipo molto particolare con cui lavorare, è stato il miglior chitarrista del mondo, era il migliore. Eravamo in tour e ogni data era sold out, meraviglioso, poi un giorno ci svegliamo ad Atlanta e a colazione chiedo al tour manager: “Oggi quando abbiamo il soundcheck?”, “Non c’è nessun soundcheck oggi”, “E perché?”. Jeff se n’era andato a casa, nel mezzo del tour. Andato a casa senza dire niente. Quindi creava sempre delle atmosfere tese per me e Tim. Nell’ultimo show che abbiamo registrato a Londra al Rainbow, tra l’altro incluso nel box che sta per uscire, Tim era teso e incazzato, Jeff stava facendo qualcosa o dicendogli qualcosa e Tim all’improvviso gli ha tirato un pugno in faccia. E fu la fine di tutto. Ma siamo riusciti in tempo a registrare BBA a Londra e in Giappone, abbiamo veramente catturato l’essenza della band e l’energia che mettevano noi tre, meraviglioso. E ci siamo divertiti un casino dopo tutto. Più tardi ho suonato con lui in Blow by Blow, ma quella canzone non è finita nel disco e manco le altre 5 o 6 che ho registrato. C’è stato un casino con la casa discografica, il manager voleva che il disco portasse solo il nome di Jeff, “Jeff Beck album”, non Jeff Beck band, no BBA, no Jeff Beck featuring Carmine, solo Jeff Beck. Quindi non l’ho fatto. Ed ero veramente incazzato di non poterlo fare perché mi piaceva un casino lavorare con lui. Alla fine ho realizzato che fosse andata bene e se avessimo venduto un casino non sarei finito con Rod Stewart e suonare con Rod mi ha reinventato come artista, come batterista, come immagine, come tutto.

LLRR: Ancora un paio di domande Carmine, so che non hai avuto una buona relazione con Sharon Osbourne, no? Sei riuscito a parlare con Ozzy prima che andasse in Inghilterra e mancasse?

CARMINE: Non ho parlato con Ozzy probabilmente dagli anni 90 e non parlo con Sharon dal 1984. Ozzy era un bravo ragazzo, anche se Sharon mi ha licenziato io sapevo che Ozzy non c’entrava niente, una volta mi ha detto: “So che hai problemi con la mia Signora, ma spero che possiamo rimanere amici”. Io ho risposto: “Ozzy lo so che non c’entri un cazzo”. Al tempo stavo mettendo assieme i King Cobra e stava verniciando il mio camper, dovevo mettere il nastro da carrozziere intorno alle finestre per non sporcarle e a un certo punto arriva Ozzy che al momento stava facendo le audizioni nello studio di registrazione vicino al mio parcheggio e mi chiede: “Allora che fai?”, io gli rispondo e lui mi fa: “Ti posso dare una mano?”. Così l’ho fatto salire sull’impalcatura a nastrare le mie finestre. Ho speso del bel tempo con lui a New York quando abbiamo registrato Bark at the Moon, ho persino cantato io con lui. Abbiamo rifinito la batteria e mixato il tutto alla SST di Londra. Ma era un bravo ragazzo, gli volevo bene. Poi siamo andati in tour in Europa e abbiamo passato dei bei momenti. Ero veramente incazzato per essere stato licenziato da Sharon perché avevo in programma di lavorare a lungo con Ozzy e dargli una batteria killer e la mia esperienza di compositore. Un paio di anni prima “Do you Think I’m Sexy” era il numero uno in classifica dappertutto e “Young Turks” era numero tre ovunque, avrei potuto fare qualcosa per lui, non che ne avesse bisogno, ha fatto un mucchio di canzoni stupende, ma sarebbe stato bello continuare per un po’ e non è successo.

LLRR: Qual è l’ultimo disco che hai ascoltato, l’ultima musica che ti è piaciuta?

CARMINE: Papa Roach. Sono andato a vederli un paio di mesi fa con un mio amico e i suoi figli, c’era un gruppo che si chiama “Shinedown”, non avevo mai sentito parlare prima degli Shinedown e comunque i Papa Roach hanno aperto per loro e sono stati fantastici. Appena arrivato a casa ho comprato 10 loro canzoni su iTunes. Non sono su Spotify o robe simili perché ci rubano i soldi e mi rifiuto di avere a che fare con loro. Ma sono andato su iTunes e ho comprato 10 canzoni per un dollaro l’una, quindi almeno ci han fatto qualche soldino. Ho fatto un’intervista con una compagnia che si chiama Metal Shop di recente e mentre me la stavo riascoltando hanno messo una canzone dei Papa Roach ed era fortissima. Devo capire il titolo della canzone perché mi è piaciuta un sacco e voglio comprarla. Mi piacciono un botto.

LLRR: Mi sa che devo darci un’occhiata, mi hai incuriosito (ndr: sono su YouTube in questo istante). Hai qualcosa da chiedere ai tuoi fan in Italia? Ti farò sapere cosa rispondono.

CARMINE: Mi piacerebbe davvero tornare, amo l’Italia, la pizza, gli gnocchi (ndr: e te pareva), il pesto, la parmigiana di melanzane. Tutto sembra più buono lì e amo le bellissime donne italiane. Mi piace guardare il Colosseo e tutte le rovine romane in giro per l’Europa, dimostra quanto sia meravigliosa quella terra, mi manca molto venirci, alla fine sono un ‘paisà’ no? Dai.

LLRR: Naturalmente! È stato un onore per noi poterti intervistare, grazie per la musica.

CARMINE: Non smetterò di fare musica, fino a quando avrò forza, ho ancora molto da dire.

LLRR: Ci credo, a proposito, quando farai il prossimo disco, un altr’anno?

CARMINE: Non so, forse inizierò il prossimo e uscirà quello dopo. Per ste cose ci vogliono almeno 6 mesi e faccio la maggioranza delle incisioni nel mio studio, ci ho fatto persino i King Cobra e due dischi solisti che non so se li hai mai ascoltati. Si chiamano “Appice Perdomo Project”, devi dargli un’occhiata, è roba strumentale. Ho chiamato Billy Sheehan, Bumblefoot e Derek Sherinian con me. È strumentale, molto fico, non è tipo jazz-rock, è più rock-jazz, c’è più rock che jazz, è su YouTube, dà un’occhiata dopo (ndr: fatto, vedi link sotto). C’è una canzone che si chiama “Drum City”, devi vederla perché ho fatto personalmente le animazioni e ci sono molte città e altre cose, ci ho messo Stonehenge, le piramidi, Brooklyn, ho fatto io la Drum City. C’è anche la Torre di Pisa fatta con pezzi della batteria, nel video ci sono i miei disegni e li abbiamo messi di sottofondo e ne abbiamo animate delle parti. Ci sono delle macchinine animate in mezzo alle batterie, dai guardalo, guardalo! È rock che spacca.

LLRR: Ok ok mi hai convinto! Grazie ancora e ciao!

CARMINE: Thank you brother, Bye bye, ciao ciao ciao!

CACTUS – Backdoor Man Pt.1 & 2: Eric Gales, Billy Sheehan,Carmine Appice, Artie Dillon.

Beck, Tim Bogert, Carmine Appice – Lady

Appice & Fernando Perdomo – Drum City (Official Music Video)

APPICE Guitar Zeus with Paul Gilbert

APPICE PERDOMO PROJECT – Drum City

 

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