Siamo (sono) colpevolmente in ritardo! Non avendo più ricevuto conferme, ne tanto meno materiale promozionale dalla loro etichetta, credevo che questo ”Rock The Evil” – dei nostrani Circle Of Witches – non fosse ancora uscito o peggio rimandato a data da destinarsi! Spinto dalla curiosità ho deciso di contattare direttamente la band, che si è subito resa disponibile nell’effettuare anche quest’interessante intervista. Gioiellini musicali che brillano di luce propria ne abbiamo anche in Italia, vanno solo scoperti e portati alla luce… Circle Of Witches sono una band con un’attitudine sincera ed uno stile musicale davvero particolare.

Secondo il mio punto di vista sono meritevoli di ricevere il massimo interesse ed un riscontro positivo da parte di voi lettori e dai media del settore. La loro musica spazia dal vecchio e sudicio rock’n’roll sound dei Motorhead di Sir Lemmy Kilmister da cui è molto debitrice, ma spesso va a confrontarsi – con autorevolezza – con certe digressioni stoner-doom tanto care agli ultimi Corrosion Of Conformity, senza tralasciare una spiccata adorazione per un retaggio tipicamente British Metal ottantiano. (leggi :Tank/Venom/Angel Witch)

Il chitarrista/cantante Mario “HELL” Bove è stato nostro affabile interlocutore durante questa lunga ed interessante chiacchierata. Long Live Rock’n’Roll spera di fare cosa gradita nel porre alla vostra attenzione una band assai meritevole e composta da ragazzi carichi di grande entusiasmo! Sono sicuro che, anche se ‘non più giovincelli’, sentiremo ancora parlare a lungo dei Circle Of Witches…

Mi raccomando: leggete attentamente quest’intervista perché dalla prossima settimana (rispondendo ad una domanda molto facile) potreste aggiudicarvi 5 cd di ”Rock The Evil” messi in palio dai Circle Of Witches! Rimanete quindi sintonizzati su https://www.longliverocknroll.it/ e anche sul profilo facebook della band: https://www.facebook.com/circleofwitches/info?tab=page_info 

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Ciao Mario: un saluto dallo staff  e benvenuti sulle pagine di Long Live Rock ‘n’ Roll website… come e quando si  formano i Circle Of Witches?

“Nel lontano marzo 2004.”

Traguardi iniziali come band?

“Avevo intenzione di suonare qualcosa di essenziale e ’70s così proposi l’idea a Joe. Ci conoscevamo già da qualche anno ed avevamo messo su un paio di progetti metal estremo e goth, ma senza successo. Formare una band stabile era già un primo traguardo difficile. Una volta superati i primi ostacoli, vennero subito delle canzoni e in pochissimo tempo, circa 3-4 mesi eravamo già sul palco, il primo grande e vero traguardo che avevamo. Suonare dal vivo pezzi scritti da noi era (ed è) il nostro obiettivo principale. Io e Joe abbiamo trovato da subito l’alchimia giusta, il completamente dei nostri stili, anche perché abbiamo gusti abbastanza simili.”

Il monicker che avete scelto: Circle Of Witches vanta qualche riferimento specifico ad esoterismo e/o stregoneria? Cosa volete rappresentare con quel monicker e con i testi delle vostre canzoni?

“La figura della strega a cui facciamo riferimento è più il simbolo di un’intelligenza legata alla sapienza ancestrale, è colei che vive in equilibrio con la Natura di cui si sente parte integrante, non vittima o padrona. E’ anche una questione legata alle nostre radici. Il meridione d’Italia, e la Campania in particolare, è denso di tradizioni legate a lamie, erboriste, fattucchiere. Pensa ad esempio alle streghe di Benevento o alle incantatrici della Lucania. Non abbiamo quindi un interesse religioso, ma più che altro verso certe credenze che riaffermiamo così come gli scandinavi, ad esempio, fanno riferimento alle tradizioni norrene. Inoltre, il “cerchio delle streghe” è il nome con cui si definiscono quei cerchi formati dai funghi quando crescono in tondo. Al loro centro l’erba è scura come se fosse bruciata e anticamente si pensava che quelli fossero i residui del sabba. Questo nome lega quindi sia le streghe che il fungo, uno dei simboli del rock acido ’70 a cui inizialmente ci rifacevamo.”

Quali sono i punti di forza della vostra proposta musicale e quali altre grandi band del passato vi hanno influenzato a livello musicale?

!L’essenzialità, l’essere diretti come un calcio in faccia e soprattutto la capacità di mantenere in studio e dal vivo la stessa carica. Siamo decisamente un gruppo da palco e questa attitudine l’abbiamo mutuata da band del quali Motorhead, Black Sabbath, Judas Priest, Iron Maiden o Kyuss.”

C’è qualche nuova band che seguite con interesse?

“La più recente alla quale guardiamo sono i Grand Magus, anche perché hanno seguito un’evoluzione nella quale ci rivediamo abbastanza nel loro passaggio dallo stoner all’heavy metal. Prima che li conoscessimo (ahimé solo musicalmente parlando), diverse persone ci hanno accostati più volte a loro e la cosa ci ha fatto incuriosire… Una delle cose che apprezziamo di più è la loro capacità di riattualizzare Dio e l’hard & heavy ’70-‘80.”

So che avete avuto dei cambi di formazione importanti di recente! Vorresti presentarci i membri attuali della band ?

“Sì, dal trio quasi un anno fa siamo passati al quartetto. Il primo passo è stato reclutare Anthes alla chitarra solista per arricchire il sound sia dal vivo che in studio. Ha una formazione musicale  prettamente hard rock. Alla batteria invece è appena entrato Giuseppe Coppola, il membro anagraficamente più giovane della compagnia. Ha suonato in alcuni gruppi locali metal e hard rock. Nonostante (o forse proprio a causa di) la giovane età, è determinato a dare il suo contributo nel portare lontano il gruppo.”

Cambi necessari per far proseguire la band nel modo più consono ritengo?

“La vita è continuo cambiamento e noi non abbiamo mai avuto il timore di cacciare a calci in culo gente che mostrava di essere un freno o un vero e proprio danno. Appena entra un nuovo componente mettiamo subito in chiaro le cose: tutti sono importanti ma nessuno è indispensabile. Non siamo cattivi né presuntuosi ma abbiamo degli obiettivi e vogliamo raggiungerli, per quanto siano lontani. Se non stai al passo, dal punto di vista mentale, se crei problemi, se non condividi le stesse priorità, anche se bravo non sei più necessario per la band. Più volte, ad esempio, abbiamo cambiato batteristi ora per motivi caratteriali, ora per via degli impegni lavorativi che purtroppo non si potevano conciliare con le necessità della band. Ogni volta era un salto nel buio, abbiamo spesso rischiato di sciogliere i Circle, ma alla fine il rock ha prevalso e siamo ancora qui dopo undici fottuti anni. E ogni volta ne è sempre valsa la pena!”

Pensi che la formazione a tre sia sempre la migliore per esprimere al meglio il rock duro? Vedi Motorhead, Venom, Tank, etc…

“Il power trio ci ha accompagnati per più di sette anni ed è stata una soluzione molto pratica dal punto di vista compositivo e logistico. Organizzare le prove, scrivere musica e spostarsi ai concerti è sicuramente più semplice quando si è in pochi. Ma ad un certo punto volevamo esplorare nuove soluzioni, dare ancora di più dal vivo in termini di dinamica e potenza ai pezzi. E’ così che siamo ridiventati una four piece. Ridiventati perché all’inizio eravamo in quattro, passando per una line up a cinque e, infine, al power trio. Come vedi, sempre all’insegna del cambiamento, le soluzioni fisse ci stanno un po’ come delle mutande di ghisa…”

Stoner e doom metal sono spesso associati come generi, anche se sono, a parer mio,  parecchio distanti come concezione e radici musicali…qual è il tuo punto di vista in merito e vi riscontrate in entrambi i generi?

“Tanto per iniziare, lo stoner non lo definirei genere vero e proprio ma più che altro un “tono”, uno stile che influenza dei generi propriamente detti come il metal o il rock. I punti di contatto fra stoner e doom li vedo nella comune origine “settantina”, quello splendido periodo dove sono nati i germi di un’ampia fetta del rock moderno (sì, sono un nostalgico). Black Sabbath, Blue Cheer, Grand Funk Railroad, Hawkwind o gruppi dell’era psichedelica hanno dato spunto a tanti gruppi, sia nell’uno che nell’altro filone. Poi, certo, si sono specializzati e diversificati. In gruppi come Monster Magnet, Electric Wizard, Saint Vitus o gli Spiritual Beggars, ad esempio, sento ancora un approccio simile. Anche se il discorso sui generi lascia sempre il tempo che trova e, entro certi limiti, ognuno percepisce a modo suo le sfumature.”

Preferite dunque matrici musicali oscure anglosassoni o tipicamente desertiche delle polveri americane?

“Non lo dire agli americani, ma credo che il rock più interessante sia stato suonato nel Regno Unito. Il rock è sicuramente nato negli Usa ma è l’Inghilterra ad averlo portato ai livelli inarrivabili che conosciamo. Sul discorso del metal, forse, gli equilibri tendono a ricomporsi, soprattutto sul versante del thrash e del death metal (il “nu” non lo prendo in considerazione).  Ma è pur sempre la vecchia cara Europa ad aver dato i natali ai gruppi che hanno dato il via e tengono ancora saldamente le redini di generi quali il doom, il black, l’heavy. Non è però un discorso che esclude soluzioni come la galassia Kyuss e Desert Sessions… Di quella parte ad esempio mi piace molto la fluidità e la capacità che hanno di fare “comunità”, scambiarsi membri, idee, riff e sperimentare.”

I Motorhead non sfuggono certo alla creazione dei vostri brani? O sbaglio

“Non sbagli man! Quel bastardo di Lemmy ci ha fregati tutti. E basta sentire il nostro cd, con quel basso distorto che lavora come fosse una chitarra, per capire quanto gli siamo debitori. Ma le nostre orecchie erano deformate anche dai W.A.S.P., dai Black Sabbath, dai Kyuss…”

    Questo disco risale al febbraio dello scorso anno (siamo colpevolmente in ritardo) volevo sapere se state già lavorando a nuove composizioni? Cosa c’è nell’immediato futuro per la vostra band?

“Siamo sempre a lavoro su materiale nuovo e a volte è un “problema”, soprattutto quando abbiamo delle serate in vista. In passato non abbiamo mai avuto la costanza che hanno altri gruppi di chiuderci in sala prove per un tot di tempo e scrivere tutto in materiale in un’unica sessione. Fino ad oggi infatti scrivevamo nuovo materiale mentre ripassavamo quello vecchio in vista dei concerti. RTE, non a caso, è figlio di una lunga gestazione intervallata da tantissime serate, cambiamenti di formazione, una certa (forse colpevole) ritrosia al formato cd. Per lungo tempo abbiamo pensato che il supporto fisico fosse secondario e ci siamo concentrati a suonare in giro il più possibile. Da due-tre anni però abbiamo definitivamente cambiato mentalità e non è un caso se RTE sia arrivato proprio adesso. Siamo più metodici. Attualmente abbiamo rallentato l’attività live proprio per concentrarci sulla scrittura del nuovo album che abbiamo programmato nel 2016. Parallelamente, con il management EAM Agentur stiamo lavorando per migliorare la promozione della band presso gli organizzatori di concerti e i media. Cosa c’è nel futuro dei Circle? Ci sono più heavy metal, più storie strane e occulte nei testi, più festival, più volume e spero più soldi.”

Parlami del debutto! Cerchiamo di sviluppare un discorso  su quali brani di questo Rock The Evil devono essere assolutamente ascoltati…

“Tutti i brani devono essere assolutamente ascoltati se ti piace il sound old school. Non c’è una formula predominante, sia nella musica che nei temi trattati. Questa cosa ha diviso gli ascoltatori fra gli entusiasti della diversità e i perplessi che non sapevano bene quante etichette affibbiarci. Si va dal patto col diavolo per avere successo in “Rock The Evil” alla ricerca della fama attraverso atti di violenza efferata di “Going To Church”. Poi un brano più articolato nella struttura e maggiormente introspettivo nell’argomento, che oscilla fra suicidio e omicidio, “Pulling The Trigger”, una storia di un uomo che viene colto da una forza soprannaturale, raccontata sulle note di un brano più heavy-doom. A metà c’è il brano “spaccone”, “Hell ‘n’ Roll”, una spiegazione del perché suoniamo quello che suoniamo, segue quello che parla di una strega che comanda gli impulsi d’amore e d’odio, “The Crimson Witch”, con un incedere molto southern.  Proseguendo, c’è il blueseggiante “Southern Wolves Strike Again”, in cui si tocca il tema dello spirito della Natura, incarnato dai lupi mannari, contro l’artificializzazione eccessiva introdotta dall’uomo, “Pussy Juice” il pezzaccio sessuale che parla di come vivere con cinico disincanto una storia d’amore scopando e vedendosene bene. Abbiamo messo alla fine la prima canzone scritta nel 2004, all’inizio di questo viaggio, “Snakes’ Old Man”, una leggenda urbana delle nostre zone che parla di un uomo che allevava serpenti ma rivista sotto una veste più magica. Il brano è stato rispolverato e riarrangiato, ci siamo concessi un secondo ballo nostalgico con questo primo amore.”

Il titolo “Rock The Evil” semplicemente perché da 30 anni questa è ancora la musica del diavolo, o sbaglio?

“Eh, eh, eh… A noi piace pensarla come la musica di chi ha buon gusto. Poi dipende quale sia il tuo concetto di “diavolo”. Noi lo intendiamo più nel senso del Baphomet, un ente positivo che illumina le menti nella sua ricerca della conoscenza. Il diavolo è Lucifero, colui che non si è sottomesso perché voleva di più pur avendo tutto. Il rock, quando è rivolta, anticonformismo, quando significa dare una mazzata nei denti a chi ti dice come devi essere, quello che devi pensare… Allora il rock è la musica del diavolo, di chi non si conforma. Certo, il mondo del metal e del rock è pieno di pecore, mode, marketing così come il pop o qualsiasi altra cosa incasellata nel business. Ma a noi piace pensare sempre a questo aspetto originario della nostra musica.”

Che tipo di riscontro ha ottenuto sinora ”Rock The Evil” a livello di stampa estera e italiana? Siete soddisfatti e con voi anche la Metal Tank Records? Il prossimo lavoro uscirà ancora x loro?

“Abbiamo avuto pochi riscontri dal punto di vista della stampa, sebbene siano tutti molto positivi. Da questo punto di vista non siamo stati spinti al meglio. Sappiamo che la MTR si è impegnata nel far arrivare il nostro album a stampa di settore, radio e addetti ai lavori ma molto spesso, quando sei “piccolo” e ti muovi fra entusiasmo e inesperienza, nonostante le energie che impieghi i risultati non si vedono. Il prossimo lavoro uscirà con un’altra etichetta che ci darà una promozione più efficace anche perché questa volta la EAM Agentur sarà in prima linea dall’inizio. In questo momento abbiamo superato la prima fase di contatto e scrematura con alcune label, nessuna delle quali italiane. Così come è accaduto per la MTR, non ci chiederanno soldi per produrre il cd e, in più, si parla di una distribuzione mondiale.”

Avete avuto occasione di suonare parecchio dal vivo in Italia? La situazione non mi sembra affatto rosea in questi periodi…specie con questo pay-to-play nauseante….

“Ci siamo impegnati a suonare il più possibile, ovunque e a qualunque condizione perché pensavamo che questo ci avrebbe portato all’attenzione del pubblico. Nonostante i buoni riscontri però, abbiamo visto che quando ti presenti “per il rimborso” ti trattano da tappabuchi e finisci per fare un favore solo al gestore del locale dove vai a sudare o agli organizzatori che vengono da questi pagati. Essendo in giro con questo gruppo da undici anni e vivendo la scena italiana da una ventina (già, gli anni ce li abbiamo pure noi…), abbiamo assistito ad un lento corrodersi della situazione. Ad oggi, grazie alla crisi, tutti ti propongono door deal quando va bene, quando in precedenza gli ingaggi di band con delle uscite discografiche alle spalle potevano spuntare un fisso sul quale fare qualche ipotesi preventiva. Altro cancro sono le cover band. Dopo lunghe meditazioni, discussioni inutili e interminabili, dibattiti… La mia conclusione è che il responsabile del mancato decollo della scena nazionale sia il pubblico. Nonostante internet ti permetta di venire in contatto e approfondire la conoscenza di migliaia di gruppi, la gente si accontenta della merda che viene diffusa sotto la spinta dei network più potenti. C’è moltissima competizione fra gruppi, poca collaborazione e di questo si avvantaggiano gli organizzatori di festival che pongono un filtro difficilmente penetrabile, a prescindere dalle capacità. Quando ambisci al circuito dei locali da concerto, quelli al di sopra dei pub dove si fa la prima gavetta, inizia quasi ad essere solo una questione di soldi: per entrare nel roster di un’agenzia, per far parte dell’agenda del direttore artistico, per pagarti la presenza nei festival, senza parlare dei contest con le giurie di “esperti”, altre draghe di merda e denaro… C’è tutto un mercato che si alimenta dei risparmi dei gruppi e del loro entusiasmo. Una volta si pagava “solo” per produrre il cd, ora invece anche per accedere ai festival che contano. Questo discorso però è valido soprattutto per chi non è spinto da grandi etichette. E’ una questione molto complessa e ha poco, molto poco a che fare con quello che dai sul palco ed invece strettamente legato con il marketing e la necessità del music business di fare cassa lì dove i cd non garantiscono più gli introiti di prima.”

Siamo in pieno revival musicale sia per quel concerne il rock anni settanta, il thrash e anche il classico suono della N.W.O.B.H.M. …Pensate anche grazie a questo ritorno di avere maggiori possibilità di farvi sentire e apprezzare in giro?

“Ci auguriamo che finalmente le tendenze si allineino col nostro sound. Se l’heavy tornasse di moda credo che potrebbe darci più occasioni, certo. I generi non tramontano mai del tutto, piuttosto ci si concentra per dei periodi su un filone anziché su un altro. E’ stato così per il power, il black, la piaga del nu metal e del metal core che hanno solo spostato i riflettori su alcuni gruppi. Così come in passato gruppi di questi generi hanno potuto approfittarne, noi siamo pronti a fare altrettanto con la differenza di non essere noi ad inseguire la moda.”

Siamo giunti ai saluti finali, grazie 1000 per il tempo dedicato per quest’intervista. Ultimo messaggio a tutti coloro che hanno avuto modo di leggere questa intervista sul nostro portale.

“Prima di tutto vi invitiamo ai nostri show. Non siamo di quelle band che sputano fuoco dalla bocca o che hanno grosse macchine sceniche, ma se volete del buon vecchio e grezzo metallo ad alto volume, i Circle Of Witches sono il gruppo per voi. Dal vivo si poga, si sbatte la testa, si ride e si fanno sanguinare le orecchie. E noi ringraziamo Long Live Rock ‘n’ Roll per averci dato lo spazio per poterlo far sapere a tutti!”

line up:

Mario “HELL” Bove – voice & Guitars
Anthes “DARKBLOOD” – Lead Guitars & backing vocals
Joe “EVIL” Caputo – bass, backing vocals
Joey “HELMET” Coppola – Drums

etichetta discografica: METAL TANK RECORDS – www.metaltankrecords.com

sito web:     http://www.circleofwitches.com/

discografia:

2014 “RtE” Videoclip
2014 “Rock The Evil” (Metal Tank Records-Poisoned Dogs)
2012 “Casa Lavica Sessions” live recording in studio
2011 “Southern Wolves Strike Again (Lycans Are Back)” single
2008 “Transvestite Beach Bar” videoclip
2008 “Damage A Trois” Ep pt1
2007 “Kill the City vol 5” U.S.A. compilation ofr 272 Records
2007 “Holyman’s Girfriend” first full album
2005 “Waiting the Sabbath”, live bootleg

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