Bel concerto quello dei Cradle of Filth dello scorso 26 novembre all’Alcatraz di Milano. Interessante, ricco di spunti e, perchè no, anche della solita incurabile (dis)umana curiosità. La curiosità, chiaramente, è rivolta verso i britannici Cradle of Filth, ma non solo, infatti ad aprire la serata ci sono i Deathstars, band svedese che propone un industrial horror metal, ma difficile da definire, di cui ultimamente si parla tanto. E poi, da non sottovalutare, anche la presenza di un pubblico variopinto, estroverso, esagerato, senza veli, pittoresco, con lentine di tutti colori e con impressionanti disegni, in perfetto tema con la serata. Provocazione lanciata, sfida accettata…

Si comincia, appunto con i Deathstars, gia approdati in Italia agli inizi di Ottobre. La band, giovane di nascita nel mercato discografico, ma rodata da anni di esperienza dei vari musicisti, propone il proprio repertorio estrapolato dai due album fin’ora pubblicati (“Synthetic Generation”, 2003  e “Termination Bliss”, 2006). La performance è decisamente interessante e particolare. Dal vivo i Deathstars creano un’atmosfera molto provocante e rarefatta, quasi come se ci stessero proiettando in un futuro irreale.

E poi i Cradle of Filth. Dopo un po’ di tempo di assenza dai palcoscenici italiani e un ultimo album abbastanza discutibile, ecco comparire sul palco i 5 Cradle. Palco sotto forma di natura morta e schermo con immagini dei video del gruppo e varie immagini crude ed esageratamente realistiche, molto di moda, vero? Dani Filth in forma e molto concentrato, energico e fortemente determinato, ottimo frontman specialmente e soprattutto dal vivo. I due chitarristi, Paul Allender e Charles Hedger hanno macinato note su note e riff dopo riff hanno riscaldato e avvolto l’audience. David Pybus, al basso, la forza oscura di una ritmica incalzante. E poi un live drummer a supportare la sezione ritmica, Martin Skaroupka, un martello di raffinata potenza e precisione, entusiasmante ed aggressivo. Veramente un punto di forza della band, anche se solo per spettacoli dal vivo. Inoltre Sarah Jezebel Deva ai cori e Rosie Smith alle tastiere. Il concerto è volato via liscio, il pubblico accorso, chiaramente è rimasto entusiasta della prestazione dei vari musicisti. A volte un po’ di eccessiva leziosità, ma nel complesso ci siamo divertii abbastanza.

L’uno due iniziale è veramente carico e coinvolgente. “Dirge Inferno” e “Tonight in Flames”, da “Thornography”, hanno dato immediatamente il senso alla serata, cattiveria suprema ed anfetaminica infernalità. La carriera ripercorsa dal vivo è sempre limitante poichè ogni fan vorrebbe ascoltare questo o quel pezzo, o il musicista riproporre un brano piuttosto che un altro. Sicuramente gli occhi e le orecchie erano puntate sul brani dell’ultimo e, coma già detto, non entusiasmante album, e come spesso succede dal vivo, tutto è sembrato perfetto, ascoltabile e gradito dai tenebrosi fan. “Rise of the Pentagram”, “Under Huntress Moon”, “Temptation” e “I Am the Thorn” accolti da ovazione e calore. Tanti brani dell’ultimo “Thornography”, la giusta attenzione verso il nuovo lavoro. Bèh, sicuramente i nuovi brani hanno colpito tutti, anche se manca ancora un altro po’ di rodaggio live che ricade sul mordente. E poi tutti gli altri brani fondamentali della band per condire, per un totale di più di un’ora e mezza di musica, un concerto abbastanza esaltante e come al solito particolare.

Setlist:
1. Dirge Inferno
2. Tonight in Flames
3. Dusk and her Embrace
4. Ghost in the Fog
5. Nymphetamine
6. Ebony
7. The Forest Whispers My Name
8. I Am the Thorn
9. Rise of the Pentagram
10. Cruelty Brought Thee Orchids
11. Temptation
12. Under Huntress Moon
13. Gilded C***
14. Cthulhu Dawn
15. From the Cradle to Enslave

 

 

Redazione
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