David Bowie: eroe – ribelle

L'entusiasmante carriera musicale del duca bianco del rock

 

David Bowie è morto.

Subito dopo la notizia della sua scomparsa le televisioni hanno iniziato a diffondere immagini e speciali sul duca bianco. La solita speculazione a caccia dello scoop, servizi fatti male da gente che probabilmente non sa neanche chi era David Bowie.

Ho chiesto a due carissimi amici, fan di David di scrivere questo speciale che arriva direttamente dal cuore. Grazie a Nico e a Ivan per quello che hanno scritto come sempre con passione e competenza.

david

“Ci ho messo tutto il giorno perché ho dovuto assorbire il colpo, ma ora, da fan sfegatata, non posso non scrivere qualche riga sull’artista che più mi ha segnato la vita.
David Bowie è morto. L’ho letto questa mattina presto e sembrava una bufala, poi la terribile conferma.
Mi domando se tu, ora, David, sei diventato polvere di stelle, o se sei l’alieno per sempre imprigionato sulla terra che è riuscito a tornare sul suo pianeta, o se sei il grande ragno di vetro che tesse una nuova tela.

Quello che è certo è che non sei più tra noi, ma forse non lo sei mai stato, troppo geniale la tua mente, troppo avanti la tua arte per essere compresa dai più – e ammetto – a volte me inclusa.
Ho iniziato ad ascoltare le tue canzoni che quasi non sapevo nemmeno leggere, grazie a due genitori amanti della musica e gestori di un negozio di dischi.
Sulle note delle tue canzoni ho pianto, riso e sono cresciuta.
Nulla cambierà mai quello che mi hai lasciato, specie in quel breve istante in cui mi hai guardato negli occhi per firmarmi un autografo.
Ho sempre pensato che come tutte le icone tu fossi immortale. Oggi ho capito che non è così, che eri un uomo, un uomo vero, non un alieno, non un ragno di Marte, ma un uomo, che come tanti altri ha lottato e perso contro la malattia più bastarda che esista.
Non mi resta altro che dirti: grazie! e, ovunque tu sia, so che non riposerai in pace, ma macchinerai qualche altra sorpresa come un deus ex machina che appare all’improvviso… solo che noi, qui sulla terra, non lo potremo sapere.

David Bowie in 1973

Entrare nel mondo di Bowie è come entrare in un mondo immaginifico,un universo poliedrico sempre affascinante e sorprendente perchè lui amava sorprendere,sperimentare,andare sempre un passo più in là di tutti gli altri.

Seguire la sua carriera musicale è come entrare in un’altra dimensione:

da

se i suoi esordi nel 1967 lo vedono protagonista di un particolarissimo folk con venature psichedeliche perfezionato poi nel suo primo capolavoro “SPACE ODDITY” del 1969,con il successivo e sperimentale “THE MAN WHO SOLD THE WORLD” (1970) inizia il suo percorso che lo condurrà alla realizzazione di autentici capolavori del glam e della musica rock in generale…albums come “HUNKY DORY” (1971), “THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST AND THE SPIDERS FROM MARS” (1972) e “ALLADIN SANE” (1973) sono pietre miliari scolpite nella storia della musica.

Dopo lo scioglimento degli Spiders from Mars e “DIAMOND DOGS” del 1974 Bowie inizia a stupire il suo pubblico con album molto differenti tra loro ma marchiati indelebilmente dal suo stile inconfondibile che vede il nostro David smettere i panni dei vari Major Tom e Ziggy Stardust ed indossare quelli mitici del Duca Bianco. Nascono così il funky di “YOUNG AMERICANS” (1975) e “STATION TO STATION” (1976) e la mitica trilogia berlinese nata dalla collaborazione con Brian Eno e Robert Fripp che ha portato alla realizzazione di lavori epocali come “LOW”,”HEROES” (1977) e “LODGER” del 1979.

David-bowie-lets-dance

Gli anni ’80 si alternano tra ritorni al passato con il superlativo “SCARY MONSTERS” (1980) e perfette incursioni nella pop-dance di “LET’S DANCE” (1983),”TONIGHT” (1984) e “NEVER LET ME DOWN” (1987).

Da qui in avanti il Duca Bianco continuerà il suo personalissimo percorso di sperimentazione che dopo la parentesi ultra rock dei 2 lavori con i TIN MACHINE lo vedranno addentrarsi nei torbidi meandri della musica industrial che vedrà tra le varie sue opere la realizzazione dell’altro suo indiscusso capolavoro della terza parte di carriera,l’immenso e per molti incompreso concept album “OUTSIDE” (1995) che vede la nascita di un altro dei suoi indimenticabili personaggi,il detective Nathan Adler.

La sua capacità di reinventarsi costantemente lo porta a non temere di perdere fette di pubblico con questi albums decisamente lontani dallo stile che ha fatto innamorare di lui milioni di fans, sapendo di poter acquisire nuovi e fedeli adepti.
Durante il Reality Tour del 2004, che aveva visto Bowie tornare al rock, l’artista è stato costretto al ritiro dalle scene per via di un attacco cardiaco che lo ha quasi stroncato.

Dopo un lunghissimo silenzio di dieci anni, durante i quali il mistero intorno al Duca Bianco si addensa sempre più, David rompe l’attesa uscendo a sorpresa con un album, “THE NEXT DAY”, che riassume in quattordici tracce l’intera carriera dell’artista.

Un album con uscita a sorpresa, tenuta nascosta fino all’ultimo.

david-bowie

Dopo tre anni, Bowie ritorna con “BLACKSTAR“, un disco cupo, intimo, ancora una volta sperimentale, che all’insaputa di tutti è e resterà per sempre il suo testamento.

A pochi giorni dalla sua uscita, infatti, il Duca Bianco stupisce per l’ultima volta il mondo quando comincia a girare su internet la voce della sua morte.

Creduta inizialmente da tutti una bufala, si delinea triste verità col passare dei minuti e con le conferme che arrivano dal sito e dalla famiglia.

Allora ci si accorge che con il brano “LAZARUS“, Bowie ci aveva già detto tutto:

Look up here, I’m in heaven, I’ve got scars that can’t be seen”… parole che resteranno per sempre le sue ultime testimonianze di consapevolezza della malattia che ce l’ha rubato, lasciandoci solo l’ombra di un ulteriore personaggio: Blackstar.

Nicoletta “Nico” Bosio e Ivan Belloni

fotobowie

 

 

 

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