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Il cammino di una leggenda non si misura solo attraverso i decenni, ma dalla capacità di far convergere il proprio glorioso passato con l’urgenza espressiva del presente. Dalla loro formazione nel lontano 1968, i Deep Purple hanno attraversato cinquantotto anni di storia della musica affrontando rivol120 miluzioni stilistiche, cambi epocali di formazione e oltre 120 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Nati come pionieri dell’hard rock ed evolutisi in veri e propri architetti del genere, gli storici rocker britannici dimostrano ancora una volta di non voler semplicemente preservare un’eredità intoccabile, bensì di saperla espandere con la medesima attitudine degli esordi.

Il 3 Luglio 2026 segna l’uscita ufficiale del loro nuovo lavoro in studio, SPLAT!, che è  il ventiquattresimo album della loro monumentale discografia. Per questa nuova fatica discografica la band ha rinnovato la solida collaborazione con il rinomato produttore Bob Ezrin, già dietro al banco di regia per i pesi massimi del rock come Pink Floyd, KISS, Lou Reed e Alice Cooper.

Insieme a lui, il gruppo ha registrato i brani suonando collettivamente in studio per catturare l’energia più autentica, dando vita a quello che viene già descritto come l’album più potente dei Deep Purple degli ultimi anni. La line up della band vede schierati i pilastri storici Ian Gillan alla voce, Roger Glover al basso e Ian Paice alla batteria, affiancati dal maestro Don Airey alle tastiere e dal virtuoso della chitarra Simon McBride, quest’ultimo al suo secondo capitolo in studio con la formazione. Tra le sorprese spicca inoltre la partecipazione eccezionale della star del country-rock Keith Urban, ospite speciale alla chitarra nel brano “Diablo”.

Il fulcro lirico e concettuale dell’opera nasce da una precisa intuizione di Ian Gillan. Lontano dalle derive catastrofiche e nichiliste tipiche di molte produzioni contemporanee, il disco affronta il tema della fine dell’umanità non come una distruzione apocalittica, bensì come un’affascinante metamorfosi che si sviluppa oltre i confini dell’esistenza fisica. Musicalmente, questa narrazione surreale trova una perfetta valvola di sfogo nel nuovo singolo estratto, “Guilt Trippin”.

 Il pezzo si apre con un’introduzione di pianoforte ingannevolmente delicata che sfocia in un percorso sonoro imprevedibile ed esilarante, supportato da una performance vocale memorabile e graffiante da parte del frontman. Nel brano viene raccontata una bizzarra storia in cui Dio e Charles Darwin si ritrovano a bere in un pub, riflettendo ironicamente su come le evoluzioni del mondo non siano andate esattamente secondo i piani previsti.

Analizzando invece tutte le tredici canzoni di questo nuovo lavoro,posso tranquillamente affermare che “Splat!” ci riconsegna una band in splendida forma e che è il suo lavoro migliore da anni a questa parte.

Le critiche saranno sempre verso Simon McBride che ha il ruolo scomodissimo di sostituire illustri precedessori,specie Ritchie Blackmore,ma fa decisamente il suo in questo disco.

Il disco parte fortissimo con Arrogant Boy, una canzone travolgente che evoca il dinamismo della classica Highway Star, mettendo in mostra una perfetta alchimia compositiva, con Ian Paice a dettare una cadenza forsennata e Ian Gillan che si muove nel mix con assoluta disinvoltura; senza dubbio uno degli episodi più riusciti del lotto. Si rallenta leggermente con Diablo, un mid-tempo accattivante impreziosito dai continui e riusciti scambi tra Don Airey (davvero strepitoso )e Simon McBride, pieno  di quel tipico e ironico piglio britannico che si lascia ascoltare con piacere, anche se manca della zampata decisiva per graffiare davvero.

Di stampo opposto è The Rider, introdotta da tastiere quasi spettrali, che si sviluppa su tempi tranquilli e toni vocali cupi e teatrali, puntando su linee melodiche non immediate; ci pensa un assolo profondo e carico di feeling di McBride a sciogliere la tensione prima di un finale davvero sopra le righe. Il disco diventa  più imprevedibile  in The Lunatic, dove l’ottima intesa tra chitarra e tastiere, sorretta da una sezione ritmica imponente, asseconda l’andamento barocco del pezzo, ricco di armonie assai tecniche  di McBride; il brano respira in un ponte molto melodico per poi indurirsi con un asse basso-chitarra , lasciando spazio alle divagazioni progressive e bucoliche di Airey, fluide e mai banali.

L’atmosfera si rischiara notevolmente con The Only Horse In Town, introdotta da un fraseggio molto sbarazzino di tastiera per un pezzo snello e immediato, caratterizzato da un arrangiamento leggero che mette in risalto un Gillan in gran spolvero nel ritornello, mentre l’assolo di McBride, semplice  e privo di inutili virtuosismi, conferma la classe e il gusto del chitarrista. Sfumature decisamente più epiche, sospese tra suggestioni d’Irlanda e d’Oriente, caratterizzano Sacred Land, traccia solenne guidata da una ritmica imponente in cui Gillan adotta uno stile narrativo misurato, intervallato da un assolo di Airey che allenta la drammaticità del brano e da un intervento di McBride che dimostra come poche note ben piazzate sappiano emozionare profondamente. Si cambia completamente registro con The Beating Of Wings, un blues sexy e notturno dominato dalle sfumature malinconiche della voce di Gillan e da una chitarra raffinata, in un’atmosfera elegante che evoca i momenti migliori del compianto Gary Moore.

Il sound torna a farsi energico in Guilt Trippin’(già descritta in precedenza), che si apre con accenni di pianoforte tra il classico e il jazz doppiati dalle sei corde, prima che il rullante militaresco di Paice introduca un ritmo serrato e graffiante; la voce si fa più acida, l’impatto sonoro cresce e i densi intrecci strumentali sfociano in jam creative e ben congegnate, culminando in un finale in cui Airey rispolvera il piano jazz, subito seguito a ruota da un ispiratissimo McBride. Un riff granitico apre invece Scriblin’ Gib’rish, un solido mid-tempo dalle tinte quasi apocalittiche in cui Gillan indossa i panni del perfetto mattatore; sebbene il ritornello non lasci il segno, la sezione strumentale è encomiabile, con Airey che sperimenta alle tastiere lanciandosi in assoli siderali costantemente rincorsi da McBride, siglando quello che è ormai il marchio di fabbrica dell’album. Jessica’s Bra punta forte su un brioso giro di tasti che alza il tiro del pezzo, elemento che rimane il fulcro di una struttura che tende a girare un po’ a vuoto, nonostante McBride estragga dal cilindro l’ennesimo assolo fantasioso e tecnico, sempre supportato da Airey.

Le battute finali dell’album si aprono con Third Call, traccia che flirta con tastiere inquietanti e un ingresso graduale della band per costruire un rock riflessivo e sincopato che sembra sul punto di esplodere senza mai farlo davvero, sebbene la vivacità della chitarra e la maestria di Airey ne tengano alte le sorti. La carica ritmica si riaccende con My New Movie, un pezzo rapido e vigoroso che mette in mostra un Gillan in gran forma e un ritornello decisamente indovinato, dove il picco qualitativo coincide ancora una volta con le eccezionali porzioni soliste del duo Airey-McBride; qui Paice e Glover offrono un sostegno magistrale a una band coesa che restituisce la bellissima sensazione di un’autentica registrazione in studio, calda e spontanea. Il sipario cala con Splat!, traccia in cui sono proprio Paice e Glover a prendersi la scena, tessendo un tempo cadenzato, sinuoso e d’eccellente fattura; i Deep Purple confermano una compattezza splendida da ascoltare, e sebbene la scrittura sia quadrata ma non rivoluzionaria e le corde vocali risentano inevitabilmente del tempo, un break quasi funk e il solito, sontuoso lavoro di Airey e McBride sigillano un’opera solida e riuscita, anche se non entrerà nella loro infinita storia come disco memorabile.

Le composizioni di questo ventiquattresimo capitolo mettono in luce  una freschezza compositiva invidiabile, dove i serrati dialoghi tra l’organo Hammond di Airey e i graffianti riff di McBride sorreggono una sezione ritmica perfetta e senza tempo.

Per celebrare degnamente la pubblicazione del cd, i Deep Purple porteranno le nuove composizioni direttamente sui palchi di tutto il mondo attraverso un imponente tour globale programmato per il 2026, che toccherà ben 28 paesi distribuiti su 3 continenti per un totale di 86 concerti. La leg estiva e autunnale vedrà la leggendaria formazione fare tappa anche in Italia per tre imperdibili appuntamenti dal vivo.

BAND:

Ian Gillan-voce
Roger Clover-basso
Ian Paice-batteria
Dan Airey-tastiere
Simon Mc Bride-chitarre

DEEP PURPLE IN ITALIA:
16 LUGLIO – PISA SUMMER KNIGHTS, PISA

17 LUGLIO – ESTE MUSIC FESTIVAL, ESTE 

 17 OTTOBRE-UNIPOL FORUM, MILANO

Info e biglietti su MC2Live

Tracklist:

Arrogant Boy

Diablo

The Rider

The Lunatic

The Only Horse In Town

Sacred Land The Beating Of Wings

Guilt Trippin’

Scriblin’ Gib’rish

Jessica’s Bra

Third Call

My New Movie

Splat!

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Mauro Brebbia

Mauro Brebbia
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