I Delain pubblicano il loro sesto album studio dal titolo “Apocalypse & Chill” a distanza di un anno esatto dal loro ultimo EP “Hunter’s Moon” e quattro anni dopo il loro ultimo full length album “Moonbathers”. La band olandese è ormai dal 2012 una delle band di punta della casa discografica austriaca Napalm Records e sono ormai affermati tra le band di metal sinfonico più importanti in circolazione. Sebbene la band abbia subito tantissimi cambi di formazione da quando il tastierista Martijn Westerholt formò la band nel 2002 (unico membro ancora presente nella lineup attuale), i Delain hanno avuto un’ascesa costante nell’ultima decade, con tante collaborazioni con nomi importanti del panorama metal tra cui Alissa White-Gluz, BurtonC. Bell, Liv Kristine ed Elianne Anemaat. Nel 2017 infatti, la band pubblica l’album dal vivo “A Decade of Delain: Live At Paradiso” per celebrare il decimo anniversario dell’album d’esordio “Lucidity” esibendosi al prestigioso centro culturale di Amsterdam insieme a questi artisti come ospiti, oltre che ad importanti ex-componenti della band come Marco Hietala dei Nightwish e Rob van der Loo degli Epica.

Apocalypse & Chill” si presenta con un titolo ed una copertina che possono sembrare inusuali per un gruppo metal, ma il messaggio che racchiudono in realtà è l’indifferenza dell’umanità verso tutte le catastrofi che accadono sul nostro pianeta. È globalmente un album che trascrive tutta la maturità che la band ha acquisito in questi anni. I pezzi sono davvero molto ben riusciti sia strumentalmente che vocalmente. C’è una tendenza ad avere un suono davvero potente in quest’album, quasi heavy metal in molti pezzi, con riff di chitarra potenti ed un basso che si sente maggiormente rispetto a quanto la band abbia fatto in passato. La particolarità dei Delain è sempre stata quella di non essere una band di puro metal sinfonico, ma di avere una melodia in chiave più moderna, senza troppo soffermarsi sull’aspetto orchestrale del metal sinfonico, ma cercando di rivoluzionarlo, in qualche modo, senza insistere più di tanto sul canto lirico o l’utilizzo di molti archi. In “Apocalypse & Chill” si nota una volontà di mettere ancora più in rilievo chitarra, basso e tastiera, confermando questo marchio di fabbrica ed esponendolo nel migliore dei modi. Il risultato è una base musicale molto solida e trascinante ad accompagnare la bellissima voce di Charlotte Wessels.

L’album inizia con “One Second”, uno dei singoli presentati a fine 2019 prima dell’uscita dell’album. Il pezzo è un duetto vocale tra Charlotte ed il chitarrista Timo Somers che colpisce fin da subito per la melodia molto piacevole ed il testo molto facile da assimilare. Grazie anche ad un assolo di chitarra molto ben costruito, è un pezzo su cui è molto facile farsi trascinare. Diretto e decisamente d’impatto come opening track.

We Had Everything” inizia con un riff di tastiera quasi psichedelico prima che giunga la chitarra a generare un interessante groove sulla melodia del pezzo. La dolce voce di Charlotte si associa come sempre molto bene e l’effetto creato è un pezzo malinconico in lettura moderna, con un testo che ricorda tanti bei momenti passati e magari non goduti pienamente, sapendo che ora quei moneti non torneranno più.

Chemical Redemption” è uno dei pezzi più potenti dell’album ed è anche il pezzo dove Charlotte fa valere di più il suo inimitabile timbro vocale, avendo la possibilità di esprimersi su molte tonalità diverse e quindi di poter mettere in mostra il suo talento. Anche in questo pezzo c’è un assolo di chitarra notevole a dare quell’ulteriore tocco strumentale di qualità che rende il pezzo davvero completo e molto ben riuscito.

È il momento di “Burning Bridges”, il primo singolo dell’album che fu presentato con un bellissimo videoclip girato in Snowdonia, con i paesaggi mozzafiato del nord del Galles. È senza dubbio il pezzo più accattivante dell’album, quello che ti rimane più impresso e quello che dà voglia di riascoltarlo più volte. C’è un gran riff di chitarra che accompagna tutto il pezzo e c’è davvero tanta energia presente in tutto il brano. Il pezzo è costruito su quelle che sono le caratteristiche musicali classiche della band ma troviamo anche una performance sbalorditiva in growl di Charlotte! Di solito è il bassista Otto Schimmelpenninck van der Oije ad interpretare la voce death dei Delain ma in questo pezzo si tratta proprio di Charlotte ed il risultato è egregio! Sicuramente uno dei pezzi più incisivi dell’album.

Vengeance” è un pezzo che contiene un guest vocalist d’eccezione, Yannis Papadopoulos dei Beast In Black. Il brano è quindi un duetto vocale tra Charlotte e Yannis molto bello, con le due voci che si alternano molto bene. Ci sono inoltre molti cori in sottofondo a creare un effetto quasi apocalittico, il che si associa perfettamente con la tematica che la band vuole trattare in quest’album.

Segue “To Live is To Die”, un altro pezzo a rinforzare questa tematica distopica. Il testo del pezzo è molto corto e ripetuto quindi varie volte. Sicuramente questo brano ha come obbiettivo di sensibilizzare la gente sul fatto che la vita è breve e che bisogna ricordarsi di vivere perché il tempo passa molto veloce, ma la base strumentale non è di particolare rilievo rispetto agli altri pezzi e non è un pezzo che di per sé può entusiasmare più di tanto dal punto di vista musicale. È inoltre anche un peccato che si sia deciso di applicare un effetto quasi robotico alla voce di Charlotte su alcune parti delle strofe.

Let’s Dance” è un pezzo un po’ contraddicente perché ha una delle basi strumentali più belle dell’album ma anche uno dei ritornelli meno ben riusciti a mio parere… un vero peccato perché questo pezzo poteva essere un’altra traccia davvero entusiasmante sotto tutti i punti di vista. Rimane quindi un po’ di amaro in bocca ad ogni ritornello perché le altre parti della canzone sono molto più incisive.

Creatures” dispone invece di uno degli attacchi di chitarra iniziali più potenti e d’impatto di tutto l’album, con una parte vocale che si associa molto bene e che permette a questo pezzo di essere sicuramente uno dei più belli dell’album. Charlotte ci delizia con una gran performance vocale e ritroviamo quindi un brano con tutte le qualità dei Delain. Un’altra volta il pezzo tratta di una situazione apocalittica, che parla di città distrutte e scenari catastrofici dove i Delain definiscono la notte come una “creatura” che cerca invece di combattere questa distruzione.

Troviamo in seguito “Ghost House Heart”, una ballad dalle tonalità piuttosto malinconiche. La voce di Charlotte è accompagnata da una melodia suonata con un pianoforte che rimane lo strumento predominante per praticamente tutta la canzone. Il videoclip di questo pezzo è stato girato in pieno inverno nelle presunte sale infestate dai fantasmi del Woolton Hall di Liverpool, che fu costruito nel 1704 e lasciato all’abbandono negli ultimi decenni.

Masters of Destiny” è un pezzo preso dall’ultimo EP della band “Hunter’s Moon” e riproposto in quest’album con un mastering diverso. È il brano che si associa di più ad uno stile metal sinfonico classico, con una base strumentale orchestrale molto maestosa e la presenza di cori ad accompagnare la voce di Charlotte che si cimenta in parti vocali molto acute.

Segue “Legions of the Lost” che ha decisamente una melodia accattivante nell’accoppiata iniziale chitarra-tastiera ad introdurre un pezzo dalle sonorità molto epiche. La costruzione di questo brano è davvero interessante perché c’è una sorta di evoluzione di stili. Il pezzo infatti inizia con le caratteristiche di un metal sinfonico classico per poi evolversi in quello che sono le sonorità tipiche dei Delain, con quindi melodie in chiave più moderna.

The Greatest Escape” è un pezzo che non esalta particolarmente… in un album con tredici pezzi è inevitabile far ancor più paragoni diretti con le altre tracce che lo compongono, specialmente se gli altri pezzi sono di un livello molto alto e globalmente molto ben riusciti. Questo brano risulta quindi purtroppo un gradino sotto tutti gli altri, sia dal punto di vista strumentale che vocale. Diciamo comunque che è più che accettabile (e direi inevitabile) che in un album con un numero di pezzi tendenzialmente alto avere uno o due pezzi di un livello inferiore.

L’album si conclude con l’incredibile “Combustion”. Un bellissimo pezzo interamente strumentale di più di cinque minuti con una melodia di chitarra in primo piano che svaria tra diversi riff molto potenti ed assoli davvero trascinanti. Una sorpresa molto gradita in quanto direi che fosse inatteso che i Delain terminassero un album con un pezzo strumentale del genere. Bisogna però dire che, allo stesso tempo, questa traccia si adatta perfettamente a quella che è la tendenza di quest’album ad avere molti pezzi dalla base strumentale molto potente che ricordano uno stile quasi heavy metal.

“Apocalypse & Chill” è un album davvero solido e consistente che dimostra il gran livello a cui i Delain sono ormai capaci di esprimersi. L’originalità della band olandese è sempre stata la capacità nel far evolvere il metal sinfonico in qualcosa di più fresco e moderno, il che non può che essere apprezzato in quanto la band ci offre qualcosa di unico nel suo genere. L’evoluzione apportata in quest’album ha permesso di avere una base strumentale decisamente più aggressiva con una composizione ancor più ricercata che dà ai pezzi davvero una gran timbro.

Tracklist

One Second
We Had Everything
Chemical Redemption
Burning Bridges
Vengeance
To Live is to Die
Let’s Dance
Creatures
Ghost House Heart
Masters of Destiny
Legions of the Lost
The Greatest Escape
Combustion

Band

Charlotte Wessels – Vocals
Martijn Westerholt – Keyboards
Otto Schimmelpenninck van der Oije – Bass
Joey Marin de Boer – Drums
Timo Somers – Guitar

Metal Dan
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