Con sole quattro apparizioni in Italia in oltre 40 anni di carriera, i californiani The Descendents, tra i veri capostipiti del movimento melodic hardcore americano, non possono certo dirsi degli assidui frequentatori dei nostri lidi.

Ecco perché il concerto di ieri sera sabato 15 giugno 2024, ghiottissima ‘preview’ del Bay Fest di Igea Marina – Bellaria che aprirà ufficialmente i battenti in una 3 giorni ferragostana che si preannuncia fin d’ora quantomai infuocata (con la presenza, tra gli altri, di Millencolin e Alkaline Trio), è stata una delle rare occasioni per vedere all’opera una band ancora in grandissima forma.

In circa 75 minuti di show per un totale di 24 brani eseguiti, di fronte ad un’agguerritissima quanto festante platea di oltre mille spettatori paganti, i quattro di Costa Hermosa, California, hanno regalato uno show letteralmente da brividi, con il bravo, simpatico, nonché sempre carismatico vocalist Milo Aukerman a fare da autentico traino agli eccellenti musicisti che dividono il palco con lui. Come da programma, nessuna cover -dato che la band non ama particolarmente eseguirle né in studio, né tantomeno dal vivo- e un’energia stratosferica dalla prima all’ultima nota suonata, è quanto gli statunitensi hanno offerto a un pubblico composto da giovani molto competenti, che hanno spesso intonato i testi delle canzoni di Aukerman e compagni.

Ben sei gli estratti da “Milo Goes To College”, lo storico LP del 1982 con cui i Descendents si presentarono al mondo intero, imponendosi da subito come una delle realtà musicali di spicco nel loro genere, insieme a Bad Religion e Dead Kennedys.

Per una “Silly Girl” a cui risponde un’altrettanto tirata ed ‘esplicita’ “Everything Sux” tratta dall’omonimo album del 1996, che li riportò all’attenzione del grande pubblico quando forse pochissimi avrebbero scommesso di ritrovarli in forma così smagliante allo scoccare degli anni ‘90, ce c’è veramente per tutti i gusti, e i numerosi presenti sembrano gradire non poco, partecipando con cori e l’immancabile pogo a questa grande festa punk andata in scena sulla spiaggia del litorale romagnolo.

Ottimi, in apertura di serata, anche i padovani According To Jack, che si sono resi protagonisti di un bello show acustico. “This machine kills fascists” “Questa macchina ammazza i fascisti” recitava il celebre adesivo sulla chitarra del compianto Woody Guthrie, considerato uno dei padri putativi del punk per via del suo stile folk cantautorale essenziale e diretto nelle musiche quanto nei testi. Forse anche gli According To Jack hanno subito l’ascendente del grande cantautore e musicista americano, dato che in un paio di brani, tra cui una riuscitissima cover di “Bad Moon Rising” dei Creedence Clearwater Revival, compare anche l’armonica a bocca, da sempre strumento emblema della tradizione folk americana (tanto quanto del blues dei grandi musicisti afroamericani).

Non altrettanto fortunata l’esibizione dei pur grintosi Fernandhell, rovinata da una non meglio precisata scelta di non fare eseguire il soundcheck alla band romagnola. Le chitarre in sede live finiscono per risentirne pesantemente, i suoni escono ‘impastati’ e perdono così molto dell’impatto che altrimenti avrebbero, se meglio equalizzati. Viene parzialmente rovinata da un’infelice scelta di suoni anche la cover della storica “Don’t Wanna Know If You Are Lonely” dei celebri Husker Du.
Confesso di assistere per la prima volta ad uno loro show e di non conoscere la loro musica, ma auguro a questi quattro romagnoli il meglio per il futuro, visto che grinta e idee non mancano. Se poi qualcosa, dal vivo, non va come dovrebbe, non è qualcosa che si possa sempre e comunque imputare alla band!

 

Nota dolente, invece, per i britannici (con base, pare, negli USA) Neck Deep. Propugnatori di un pop punk stranamente molto gradito al pubblico del Beky Bay di stasera, ma alquanto insipido, i cinque si sono resi protagonisti di un’esibizione scialba e incolore, che ha oltretutto l’onta di far leva su autotune (qualcuno tra il pubblico sostiene addirittura playback) e basi pre-registrate. Il suono esce troppo pulito e ‘pompato’ all’inverosimile per sembrare quello di una vera punk band, che dovrebbe avere quantomeno ‘l’obbligo’ di suonare tassativamente in maniera quanto più grezza e sporca possibile, secondo gli stilemi dettati dal genere.

 

Un peccato davvero assistere a un’esibizione così sottotono e dai discutibili -ribadisco- ‘aiutini’ di sorta che non fanno certo onore ai Neck Deep, soprattutto quando si ha l’onore di essere gli effettivi apripista in qualità di seconda band del bill, di un’autentica leggenda del punk come i Descendents.
A proposito, ‘marcateli stretti’ sui social network per seguire la loro attività live, se li vedete una volta, molto difficilmente non vorrete tornare a vederli!

 

Testo di Niccolò Ludovici
Foto di Michele Mattarelli

 

Comments are closed.