Nuclear Blast – Novembre 2012

Questo nuovo lavoro in studio per i Destruction giunge a fine 2012 giusto in tempo per festeggiare il loro trentesimo anniversario (come già accaduto quest’anno per altre famose band teutoniche come i Tankard, i Kreator, Doro, ed i Sodom). A riguardo Schmier ha dichiarato che “Spiritual Genocide” è il loro album più veloce, brutale ed incisivo (letteralmente ha detto “groovy”) di sempre. Certo non poteva sicuramente dire che era una cifonata pazzesca ma, considerando che è stato registrato ai Gernhart Studios di Troisdorf sotto la supervisione di Andy Classen (chi si ricorda di lui negli Holy Moses?) e Martin Buchwalter, che sono due tra i massimi esperti di metal band “pesanti” in Germania, non si può certo dire che le premesse per un buon risultato, almeno sul piano teorico, non ci fossero. Compagni di incisione, oltre all’istrionico bassista/cantante lo stoico ed inossidabile membro fondatore Mike Sifringer alla chitarra oltre all’ormai rodato Vaaver dietro alle pelli. Ospiti, a vario titolo nelle sessioni di registrazione alcuni degli amici e colleghi di sempre: Gerre e Tom Angel Ripper. Detto questo, e chiudo il preambolo, aggiungo che, da sempre, mastico pane e thrash sin dalla nascita di questo genere musicale e, chi mi conosce, sa che dico il vero.

I Destruction sono stati tra i pochi sopravvissuti, anche se con qualche aggiustamento alla formazione, ai terribili anni ’90, ed a pieno titolo suscitano in me un interesse particolare e sono orgoglioso di poter sentire in anteprima questo loro nuovo parto. Si parte? No, non ancora. “Exordium” è infatti un’intro che stuzzica ancor di più il mio appetito musicale, ottima per creare il pathos ad inizio concerto (a codesto proposito sembra che calino sul suolo italico ad inizio primavera).

Ora con “Cyanide” non ci sono più scuse valide, si deve partire per questo nuovo trip della saga. Un “Yeahhh” come solo Schmier sa urlare e sono proiettato in un mondo fantastico dove tutto è velocità. La violenza di questo brano d’apertura è indicibile, il mestiere a questi tre signori non lo deve e non lo può insegnare nessuno. La lezione è di quelle che ti lasciano a bocca aperta. Le aspettative che avevo riposto in loro erano tante, forse troppe. Non solo hanno centrato il bersaglio alla grande ma sono stati in grado di stupirmi. I miei battiti sono triplicati nel volgere di un nanosecondo. Sono ancora stordito per la botta rifilatami che mi travolge la titletrack. Il lavoro del drummer è mostruoso il riff su cui si attorciglia il pezzo è una lama affilatissima e l’ugola malata ed insana, marchio indelebile del gruppo, fa il resto. Un brano bellissimo, meno diretto del precedente ma di egual forza esplosiva contorniata da un paio di assoli millimetrici. Pane per i miei denti, delizia per il mio palato. “Renegades” è pesante e veloce con un paio di momenti di “riflessione” in cui, stranamente, non si viaggia a 100 all’ora. La chitarra, in studio, ovviamente, è sovraincisa e si sente. Sembra un groviglio di filo spinato, fa male e avvolge senza lasciarti scampo e proprio le sei corde diventano ancora più trainanti su “City of Doom“, traccia di respiro non votata alla velocità pura. E’ però una stupenda macchina dispensatrice d’energia e di sensazioni. Un importante stacco di basso ci porta verso la sua conclusione lasciandomi un sorriso da beota stampato in faccia. Che musica meravigliosa il thrash, la mia musica. E’ qui, viva e pulsante come negli ’80 ed i grandi Destruction se da una parte mi stanno massacrando, dall’altra mi portano quasi a piangere di gioia. Il turno di “No Signs of Repentance” è giunto, un ulteriore conferma della bontà di questa uscita. Anche questa traccia tormenterà a lungo il mio stereo per buona pace del vicinato. “To Dust You Will Decay” ha un inizio mortifero, è come un assassino che ti attende dietro l’angolo, sai che c’è e prima o poi ti salterà addosso ma il “quando” lo decide lui. Rimane comunque un brano diverso da quelli ascoltati sino a questo punto, forse un po più debole strutturalmente, non per questo da cestinare, solo dotato, a mio modo di vedere, di minore empatia.

La seguente è una vera e propria pugnalata sonora dal titolo “Legacy of the Past“. Sfido chiunque a non saltare sulla sedia in preda ad un headbanging sfrenato. Mai titolo fu più azzeccato. Ai cori si odono distintamente gli illustri ospiti di cui prima impegnati in una comparsata che ha solamente un unico valido significato che è da ricercarsi nella parola amicizia. Bella bella bella. “Carnivore” è, passatemi il termine un po’ troppo blasfemo se riferito ai Destruction, una specie di midtempo. Coinvolgente e dal refrain semplice ma ben studiato. “Riot Squad” è un’altra mattonella che va a formare questo muro di metallo pulsante. Indovinato e sapientemente congeniato lo stacco che la cadenza per poi ripartire con innaturale vigore e forza. Sono realmente una macchina da guerra, dopo l’ascolto di questo Cd non ci saranno superstiti. Purtroppo però anche le belle storie hanno una fine e, nello specifico, la storia di questo mostruoso capolavoro dal titolo “Spiritual Genocide” finisce con un pezzo intitolato “Under Violent Sledge“. Tutto esattamente come all’inizio dell’ascolto, un’altra killer song, spietatamente thrash.

Non ho più parole e mi tremano le dita sulla tastiera, l’adrenalina donatami dall’ascolto di questo “dischetto” impiegherà un po di tempo per affievolirsi. Mi rimangono solo due aggettivi per definire questi Destruction targati 2012. IMMENSI ED IMMORTALI.

www.destruction.de

Tracklist:
1. Exordium
2. Cyanide
3. Spiritual Genocide
4. Renegades
5. City of Doom
6. No Signs of Repentance
7. To Dust You Will Decay
8. Legacy of the Past
9. Carnivore
10. Riot Squad
11. Under Violent Sledge

Band :
Marcel “Schmier” Schirmer – voce, basso
Mike Sifringer – chitarra
Vaaver – batteria

 

 

Redazione
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