L’estate è oramai agli sgoccioli e noi siamo pronti a rituffarci nell’ennesimo autunno caldo a suon di Rock’n’Roll: il Blue Rose inaugura la nuova stagione proprio questa sera col concerto di una band svedese di recente formazione chiamata Devil’s Gun, autrice lo scorso anno dell’album d’esordio “Dirty ‘n’ Damned”, ricco di sonorità classicamente metal, con più di un rimando agli Accept e ai connazionali Bullet.

Quando arriviamo di buon’ora davanti al locale, il nostro sguardo non può non essere catturato dal van rosso fuoco con la scritta Devil’s Gun sulla fiancata, vicino al quale i cinque marcantoni svedesi sono in attesa di entrare al locale per il soundcheck: umili e cordiali, si fermano con noi per un veloce scambio di battute, durante il quale li rimproveriamo scherzosamente per aver portato giù dalla Scandinavia, oltre alla strumentazione ed alla voglia di suonare per la prima volta in Italia, anche il clima freddo e piovoso tipico delle loro latitudini.

Lasciamo quindi i ragazzi ai loro doveri pre-concerto per andarci a mangiare una pizza e torniamo al locale in tempo per non perderci l’esibizione della band di supporto, ossia i varesini X-plicit, portatori sani di un buon hard rock moderno ma con un occhio di riguardo al classico sound anni 80, come dimostrato dalle due cover inserite in scaletta: “Metal Health” dei Quiet Riot e la conclusiva “Slave To The Grind” degli Skid Row. Niente male comunque anche i pezzi inediti del quartetto, soprattutto “You Don’t Be Afraid” e la trascinante “Shake Up Your Life”, all’interno di un’esibizione capace di mantenere alta l’attenzione dei (purtroppo) pochi presenti, compresi alcuni membri dei Devil’s Gun in attesa di salir sul palco dopo di loro. Segnaliamo in particolare la prestazione positiva del vocalist Simone Zuccarini, sia dietro al microfono che nel modo di tenere il palco: bravo.

SETLIST X-PLICIT: Hell Is Open – The Great Show – You Don’t Be Afraid – Metal Health (Quiet Riot cover) – I’m Original – Like A Snake – Shake Up Your Life – Slave To The Grind (Skid Row cover)

Veloce cambio di palco ed arriva il momento dell’entrata in scena dei Devil’s Gun, che attaccano subito con uno dei loro brani più conosciuti come “Hot Rock City”, subito seguito da “Sacrifice” e da una riuscita cover di “Balls To The Wall” degli Accept, in cui emergono in maniera decisa le affinità nel cantato del vocalist Joakim Hermansson a quello di Udo Dirkschneider. La band, pur non proponendo niente di nuovo, il suo lo fa bene e mette in mostra un tiro invidiabile, non lasciandosi scoraggiare dal fatto di suonare davanti a pochi appassionati: anzi, ce la mette davvero tutta per coinvolgerci richiamando costantemente i presenti sotto al palco per “sentire tutto il calore del pubblico italiano”.

Il quintetto va avanti come un treno, guidato dall’instancabile lavoro al basso di Oliver Emanuelsson, evidentemente ben carburato – come tutti gli altri ragazzi della band – dalla quantità industriale di lattine di birra svuotate sul palco durante lo show: le chitarre di Philip Nilsson e della new entry Jonatan Lavesson macinano riff su riff, senza alcuna pausa di sorta (se non quando un piccolo problema tecnico, causato da un movimento maldestro di Joakim, costringe tutti a fermarsi per qualche secondo).

Ovviamente la scaletta prevede la presentazione quasi integrale del loro sinora ultimo album (resterà fuori la sola “Wasted Overnight”) e brani come “Spitfire”, “Midnight Crowd” e l’anthemica “Break The Ice” non possono che fare la felicità di chi un tempo vestiva la divisa d’ordinanza fatta di “Denim & Leather”. Ma c’è spazio anche per alcuni inediti come “Queen Of Destruction”, “Lights Out” e la spassosa “Alligator Fuckhouse”, tanto che alla fine il concerto consterà di ben 17 brani, una vera e propria rarità al giorno d’oggi per i concerti nelle piccole venue: un plauso va fatto alla professionalità del gruppo, che gira l’Europa in piena autonomia con furgone griffato, backdrop, ampio merch e soprattutto col proprio backline, evitando di andare ad elemosinare piatti e ampli, come visto fare di recente a band anche più famose di loro.

Il concerto si chiude col batterista Fredrik Johansson a dettare il tempo con una bacchetta su una bottiglia di vetro per introdurre il pezzo finale che non può che intitolarsi “Alcohol”, a celebrare tutte le lattine di birra sacrificate sul palco.

Uno show che ci ha riportato con la mente ai bei tempi andati, quando esisteva solo l’”heavy-metal” duro, puro, privo di fronzoli e che puntava diritto alle orecchie degli ascoltatori. Meno male che ci sono ancora gruppi come i Devil’s Gun a sventolarne indefessi la bandiera, al di là delle mode e dei tempi che cambiano.

DEVIL’S GUN:

Joakim Hermansson – voce

Philip Nilsson – chitarra

Jonatan Lavesson – chitarra

Oliver Emanuelsson – basso

Fredrik Johansson – batteria, cori

SETLIST DEVIL’S GUN: Hot Rock City – Sacrifice – Balls To The Wall (Accept cover) – Born To Lose – Let’em Ride – To The Devil – Midnight Crowd – Radio Attack – Queen Of Destruction – Bomber – Dirty ’n’ Damned – Lights Out – Break The Ice – Spitfire – Alligator Fuckhouse – Run Through The Night – Alcohol

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All you need to know about me is that I was born and raised on Rock 'n' Roll. We'd better let the music do the talking, as Joe Perry used to say...

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