Inline Music – Settembre 1990

Rieccomi qua a sottoporre alla vostra attenzione un altro disco molto pesante a livello di rarità all’interno del nostro caro vecchio continente. “Climate Change”, dei Deztroyer, non è assolutamente un disco di thrash a manetta, con un’unica velocità inserita ed i soli testi come unica variante tra le song, tutt’altro. E’ un prodotto, pur inseribile senza remore nel filone thrash tedesco di serie B, abbastanza variegato e discretamente ascoltabile anche oggigiorno. Non è un capolavoro imprescindibile, presenta infatti due difetti impossibili da celare.

In primis una registrazione piuttosto datata e grezza, soprattutto per quel che concerne la sezione ritmica nascosta in secondo piano e poi per la voce del baffuto Pete Kulp, oltremodo monocorde e dalle scarse doti interpretative. Questo è il tallone d’Achille che impedisce ad un, tutto sommato, onesto lavoro di spiccare il volo o quantomeno di ricevere qualche tributo anche se postumo. Uno dei brani che più mi convincono è “T.E.O.A.R.” (dedicata ai Bikers), con un inizio fatto con il pianoforte che anticipa il tappeto sonoro velocissimo prodotto dal drummer Jens Gellner condito da sapienti pennate ben mirate e studiate, la più interessante del primo lato, diversamente piuttosto piatto ed anonimo. Di contro, sempre sulla side A troviamo la pallosissima “Solitude”, aperta da una possente sferragliata di basso ma condotta dal singer di cui prima, in modo lagnoso ed indegno sino alla fine, un brano eterno e stopposo.

Il secondo lato si apre con una fucilata: “Can’t Complain” è furiosamente assassina, al limite dell’hardcore, molto pathos ed il minimo indispensabile di tecnica, fulgido esempio di efficace e basilare thrash teutonico. “I’m Watchin” è un altro bel pezzo massiccio e robusto, corredato, nella sua parte centrale, di un riff simile (o molto uguale…) a quello presente sulla strumentale “For a Thousand Beer” degli sbevazzoni Tankard. In “(W.R.A.) Torture” appare anche un ospite d’eccezione nei cori, Mr. Klaus Nowakowski, all’epoca il drummer dei connazionali Erosion. il pezzo è molto interessante e vario, con un ritornello paro paro a quello contenuto in “Baka” degli Assassin. A parte qualche scopiazzatura, che può sempre succedere, mi sento di consigliarvi altri due brani: “We Fight” dotata di un accattivante assolo e “Warchild” la mazzata finale che chiude il sipario sul disco e sulla band che si scioglierà di li a poco. In realtà c’è ancora, come undicesima track, una pirlata di cover di un mini pezzo blues/boogie di Cyrus Coven degli anni ’20 della durata di un minuto o poco più. Ridicolmente inutile ma molto di moda all’epoca (anche i mitici Grinder caddero nella stessa idiozia).

In conclusione posso tranquillamente sconsigliarvi dall’acquisto di questo Lp, comunque studiato e meditato dato che è stato registrato dopo che la band aveva già invaso il mercato underground con ben quattro (!) demo, che, purtroppo, nulla aggiunge al panorama musicale di quegli anni. La versione in cd non mi risulta esistere, quella in vinile è decisamente rara (e cara assai). A voi l’ardua decisione.

Quotazione: Deztroyer – Climate Change: 180/250 Euro

www.deztroyer.de

Tracklist:
1. Climate Change
2. Ain’t no Cure
3. Intolerate
4. Solitude
5. T.E.V.A.R.
6. Can’t Complain
7. I’m Watchin’
8. We Fight
9. (W.R.A.) Torture
10. Warchild
11. Souvenirs

Band:
Pete Kulp – voce
Uwe Becker – chitarra
Christoph “Stripe” Schinzel – basso
Jens Gellner – batteria

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