2026 Better Noise Records
Il panorama alternative rock internazionale accoglie il ritorno di una delle realtà più coerenti e capaci di miscelare sonorità apparentemente distanti: i Dirty Heads. Originari di Huntington Beach, California, la band ha saputo costruire in oltre vent’anni di carriera un marchio di fabbrica inconfondibile, dove il reggae si fonde in modo naturale con l’hip-hop, il rock e le sfumature alternative. Con il nuovo lavoro in studio intitolato 7 Seas, in uscita ufficiale il 12 giugno 2026, la formazione californiana dimostra una notevole maturità espressiva, bilanciando la tipica solarità dei ritmi in levare con una profondità lirica ed emotiva che affronta i momenti di incertezza e le difficoltà della vita.
Penso che questo album abbia davvero qualcosa per tutti. Ogni stato d’animo, ogni atmosfera, ogni occasione. State bevendo birre sulla spiaggia? Siete coperti. Avete bisogno di qualche pezzo bomba per la tarda notte? Siete coperti anche lì, e lo stesso vale per tutto quello che c’è nel mezzo. Ci siamo fatti il mazzo su questo disco e, come band e come singoli individui, abbiamo passato molto durante il processo. Siamo così entusiasti che sia finalmente fuori nel mondo e che le persone possano trovare le proprie connessioni con queste canzoni.
Il disco si sviluppa attraverso una narrazione fluida e lineare, priva di cali di tensione, confermando l’abilità del quintetto composto da Jared “Dirty J” Watson, Dustin “Duddy B” Bushnell, Jon Olazabal, Matt Ochoa e David Foral nell’arrangiare brani che sono sia anthem da festival sia riflessioni intime. La title track e lead single “Seven Seas” apre la strada con chitarre acustiche cristalline e un groove rilassato ma solido, portando con sé un messaggio fondamentale sul superamento delle tempeste personali attraverso il supporto reciproco, ricordandoci che nessuno deve camminare da solo. “Better” prosegue su questa scia positiva, offrendo un ritornello catchy e solare che funge da promemoria sul fatto che ogni momento difficile è destinato a passare. Al contrario, episodi come “Sound Boy Killa” mostrano il lato più dinamico e ritmico della band, introducendo una linea di basso ruvida di matrice UK garage che si sposa perfettamente con lo stile hip-hop e i richiami al reggae giamaicano.
Reggae che emerge anche nella ritmata opener titletrack “Seven Seas”, dove vorresti essere spaparanzato su qualche spiaggia a Kingston.
Una band che alterna benissimo reggae e hip hop e un bel esercizio di stile è dato ad esempio dalla cantileneggiante “Badman”, dal groove tipicamente old style e che vede la presenza dell’ospite Irah.
Alcuni dei miei ricordi d’infanzia più belli sono le mattine presto passate a fare surf su e giù per la costa della California con i miei amici. È incredibilmente importante per me che i miei figli abbiano la stessa opportunità di godersi le nostre spiagge: pulite, sicure e bellissime. 4ocean sta facendo un lavoro straordinario rimuovendo plastica e detriti dai nostri oceani e creando al contempo alcuni prodotti epici nel processo. Siamo orgogliosi di collaborare con loro e non vediamo l’ora di vedere cosa riusciremo a realizzare.
Oltre al valore prettamente musicale, l’album si distingue per l’importante risvolto sociale legato alla partnership con l’organizzazione globale 4Ocean, volta a contrastare l’inquinamento da plastica nei mari. L’impegno in prima persona dei musicisti, in particolare del cantante Jared Watson nelle operazioni di pulizia in Florida, si riflette direttamente anche nelle edizioni fisiche del disco, stampate in vinile speciale e abbinate a braccialetti realizzati con materiali riciclati. 7 Seas si rivela così un’opera completa, capace di intrattenere e far riflettere, confermando la band ai vertici della scena crossover contemporanea.
Line-up:
Jared “Dirty J” Watson – Voce
Dustin “Duddy B” Bushnell – Voce, Chitarra
Jon Olazabal – Percussioni
Matt Ochoa – Batteria
David Foral – Basso
Tracklist:
01. “Seven Seas”
02. “Soundboy Killa”
03. “2 Young” (feat. Sophia Lynn)
04. “Future Self”
05. “Better”
06. “BADMAN” (feat. IRAH)
07. “Stranded”
08. “Come My Way”
09. “Old Beach Town”
10. “One of Those Days”
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Recensione a cura di: Mauro Brebbia

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