C’è un momento, durante il concerto dei Dogstar al Roma Summer Fest, in cui diventa chiaro che la curiosità per vedere Keanu Reeves sul palco lascia rapidamente spazio alla musica. Il bassista resta fedele al suo ruolo, senza cercare il centro della scena, mentre la band costruisce un live compatto, fatto di chitarre asciutte, ritmiche solide e melodie che guardano all’alternative rock americano degli anni Novanta.
La scaletta pesca soprattutto da All In Now, l’album che ha segnato il ritorno del trio dopo oltre vent’anni. Dal vivo i brani funzionano meglio che su disco: acquistano dinamica, trovano respiro e si inseriscono con naturalezza accanto al repertorio storico. Bret Domrose guida il concerto con una presenza misurata, senza bisogno di trasformare ogni pezzo in un climax, mentre Robert Mailhouse tiene insieme il suono con una batteria precisa e mai invadente.

Niente effetti speciali, nessuna celebrazione della celebrità di Reeves. I Dogstar scelgono la strada meno ovvia: un concerto costruito sulle canzoni e sull’affiatamento di tre musicisti che sembrano più interessati a suonare bene che ad alimentare il mito. Ed è proprio questa normalità, oggi piuttosto rara, a rendere il live convincente.

Foto di Tommaso Notarangelo

 

Dogstar

Comments are closed.