Il caldo torrido non cessa, neanche nelle ore serali, quando il sole svanisce e lascia spazio al buio della notte. Nella serata di mercoledì 15 luglio, al Teatro Arcimboldi di Milano, è tutto pronto per un grande show. Il teatro inizia a popolarsi: diverse sono le persone accorse per questo concerto, dai fan con la maglietta della band ai più curiosi che ne hanno sentito tanto parlare. Manca poco all’inizio e la platea inizia a prendere forma. Da lì a pochi minuti si terrà il concerto dei Dogstar.

DOGSTAR

I Dogstar sono una band americana alternative rock, formatasi nel 1991, scioltasi nel 2002, per poi riprendere vita nel tardo 2020. La sua formazione vede alla voce e chitarra Bret Domrose, alla batteria Robert Mailhouse e al basso Keanu Reeves.

Il concerto inizia in maniera tiepida, in un teatro gremito di persone. Tutti i membri della band prendono posto, in una formazione a triangolo ben precisa: batteria al centro, cantante sulla sinistra e basso sulla destra. Il gruppo è accolto calorosamente dal suo pubblico: il loro concerto è un evento e la location fa da cornice perfetta per l’occasione. Senza troppi convenevoli i Dogstar iniziano a suonare; non servono grandi presentazioni, è meglio lasciare la parola alla musica.

I brani si susseguono serrati, uno dopo l’altro, passando da pezzi di Somewhere Between the Power Lines and Palm Trees, del 2023, come Blonde e Everything Turns Around, all’ultimo album in studio, All In Now, uscito quest’anno e del quale propongono la versione integrale. Non ci sono molte tracce del passato della band: i Dogstar vogliono scrivere una nuova storia, con nuova musica e una nuova idea alla base del progetto.

I pezzi portati sono 20, ma vengono eseguiti con una precisione e una tempestività tali da non sentirne il peso. C’è una sintonia e una sinergia molto forti tra i membri della band: basta uno sguardo per coordinarsi. Il suono degli strumenti è preciso, tutto funziona nel modo giusto. Le canzoni mancano un po’ di varietà: le linee melodiche sono molto simili e lo stacco da un brano all’altro risulta difficoltoso, ma il tutto viene eseguito con una maestria tale da non sembrare un unico calderone di brani, bensì una storia in divenire.

La presenza, sicuramente impattante, del bassista Keanu Reeves non pesa sulla band. L’attore americano cerca di rimanere nella penombra, prende la parola solo alla fine per ringraziare il suo pubblico. È visibilmente commosso, ma sa di dover fare un passo indietro per non far sì che la sua fama offuschi la performance della band. Sembra che il gruppo abbia trovato il modo di destreggiarsi e di non essere appesantito dalla fama di Reeves, presenza sicuramente importante e attorno alla quale molti fan dei Dogstar ruotano. La band chiude il concerto con Breach.

Setlist

  1. Siren
  2. Lust
  3. How the Story Ends
  4. Everything Turns Around
  5. Joy
  6. Wing
  7. This Sphere
  8. Blonde
  9. Glimmer
  10. Math
  11. The Whisper
  12. Shards of Rain
  13. Exalted
  14. Runway
  15. What Is
  16. Marmalade
  17. All in Now

Encore:

  1. Punch the Sky
  2. Shallow Easy
  3. Breach

 

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