I Drakkar ritornano a far parlare di se grazie ad nuovo album pronto sulla rampa di lancio dall’emblematico titolo ‘Run With The Wolf’. Un disco, questo, che porta il tipico power metal sound della band ad abbracciare sonorità e soluzioni differenti, ripescate guarda caso tra gli anfratti del periodo più prolifico del grande rock…quello degli anni settanta! Nonostante sia stato tutto detto e scritto ormai da anni, Dario Beretta (mio ottimo amico da lunga data) chitarrista e membro fondatore della band, lascia intendere – attraverso questa nostra lunga chiacchierata – che non tutte le porte sono precluse per i suoi Drakkar, anzi…

Drakkar pic fbk

 

Ok Dario, benvenuto ai microfoni di Long Live Rock’n’Roll…. Il nome del sito la dice lunga, quindi ritengo che potresti trovarti a tuo agio!

“Decisamente… niente meno che una delle mie canzoni preferite!”

Cosa rappresenta realmente per te questo nuovo album?

“L’ennesimo capitolo di una storia di passione e amore per l’heavy metal. Nulla di più e nulla di meno. Si tratta di un album che abbiamo realizzato pensando solo e soltanto a noi stessi, a quello che ci sarebbe piaciuto fare, senza porci limiti particolari e senza alcuna pressione esterna. Il fatto che le recensioni ricevute finora siano tutte estremamente positive mi fa un enorme piacere, ma davvero eravamo soprattutto determinati a “piacere a noi stessi” e a divertirci.”

Cos’è rimasto di quei ragazzi di un tempo fans sfegatati di Halloween & Running Wild che si affacciavano nel mondo del metal a metà anni novanta?

“Poco e tanto allo stesso tempo. È rimasta la passione, è rimasto l’amore per la musica, la voglia di migliorarsi e cercare di guardare più avanti che indietro. Ci siamo lasciati alle spalle l’ingenuità, le pressioni, il pensare di dimostrare qualcosa a qualcuno e, forse, anche un po’ di sogni, che non si sono realizzati e che siamo ben consci che non si realizzeranno, anche se i miracoli ogni tanto accadono. Ma questo è normale, fa parte della vita e del percorso di crescita nostro come persone, prima ancora che come musicisti.”

Come è cambiato il Dario Beretta musicista da quei giorni lontani?

“In parte ti ho già risposto più sopra; aggiungerei solo che negli anni credo di aver imparato a valorizzare maggiormente i miei punti di forza, soprattutto dal punto di vista compositivo. La cosa che fa veramente la differenza, come accennavo prima, è il non avvertire più la pressione esterna. La maturità ti dà la consapevolezza che, qualunque cosa farai, ci sarà sempre qualcuno che ti contesterà con argomenti più o meno sensati. Una volta che si riesce a interiorizzare davvero questo concetto, solo allora si è davvero liberi nei propri sforzi compositivi.”

Chi suona con te nei Drakkar ora? Dove hai reclutato i nuovi membri della band e pensi che questa sia la vostra miglior formazione di sempre?

Beh, Dave è con me da ormai 15 anni, entrò in formazione nel 2000 e da allora siamo sempre rimasti fianco a fianco a bordo della nostra nave vichinga. Simone è un altro acquisto di lunga data, essendo entrato nella band nel 2007. Paolo ha iniziato a suonare con noi dal vivo nel 2010, inizialmente non se la sentiva di affiancarci anche in studio ed è per questo che su “When Lightning Strikes” suonò Mattia Stancioiu, nostro fonico e produttore la cui perizia dietro le pelli è ben nota visti i suoi trascorsi con Labyrinth e Vision Divine, ma questa volta siamo riusciti a convincerlo a mettersi dietro alle pelli anche per l’album, con risultati eccellenti. Lele è l’ultimo arrivato e proviene dalla mia band doom metal, i Crimson Dawn. Era da sempre un fan dei Drakkar e quando Corrado, il nostro tastierista storico, ci ha comunicato di non avere la possibilità di partecipare a “Run…”, dare a Lele la possibilità di entrare nel gruppo era la cosa nettamente più logica che potessimo fare.”

A proposito a che punto sono i lavori con il nuovo materiale dei Crimson Dawn?

A buon punto, direi! Stiamo registrando in questo periodo 3 nuove canzoni che finiranno su un progetto speciale di cui non posso ancora parlare… ma è una cosa che sono sicuro sarà molto apprezzata dai nostri fan. Oltre a questi tre pezzi, ne abbiamo diversi altri su cui stiamo lavorando in vista del secondo full-lenght, che speriamo di registrare verso la fine di quest’anno.”

“il vostro nuovo album ha un titolo abbastanza emblematico e significativo. Anche il sound del brano stesso ha forti connotazioni con quel capolavoro che risponde al nome di ‘Rising’ dei Rainbow…scelta voluta o semplice tributo a quello che forse è il miglior disco di tutti i tempi?

Le influenze a livello di sonorità sono assolutamente volute, dato che i Rainbow dell’epoca Ronnie James Dio sono da sempre tra le mie band preferite, come ben sai. La coincidenza del titolo invece è, appunto, una coincidenza. Quando scrivo un ritornello, non mi limito mai a canticchiarne solo la melodia o inventare fonemi senza senso: ho bisogno di parole “vere” da cantare per rendermi conto delle sonorità che sto sviluppando. Così, uso le prime frasi che mi vengono in mente, in modo spontaneo. A volte restano lì e diventano il primo tassello da cui sviluppare un testo, come nel caso di “Run…” appunto, altre volte vengono poi sostituite dalle lyrics definitive. La decisione di farne poi la title-track l’abbiamo presa insieme con il resto della band:  tra tutti i titoli che avevamo, era quello che ci piaceva di più e che ci sembrava più d’impatto.”

Ci sono forti richiami ai suoni tipici dell’Irlanda popolare e di conseguenza mi pare obbligo tirare in ballo l’immortale Phil Lynott! Non è un caso vero?

“Assolutamente no! Come ben sai, i Thin Lizzy sono un’altra delle band che più amo e la mia ammirazione per la musica e il carisma di Phil è totale. ‘Southern Cross’, una mia personale rilettura di un brano tradizionale chiamato “Báidín Fheilimí” è proprio dedicata alla memoria di Philo e di Gary Moore, altro personaggio leggendario del rock irlandese. Basta ascoltare l’assolo di chitarra per cogliere una citazione molto chiara… Ho sempre amato le sonorità irish folk e il modo in cui si sposano alla perfezione con l’hard rock e l’heavy metal, ma non avevo mai avuto occasione, per mille motivi, di inserire questo tipo di influenze nel mio songwriting. Stavolta ho deciso che era giunto il momento di fare il salto e provarci. Il risultato, devo dire, mi soddisfa pienamente.”

Credo di aver inteso che non avete intenzione di supportare l’uscita del disco suonando live? Come mai questa decisione?

“No, non abbiamo mai detto che non suoneremo live, assolutamente. Semplicemente, dato che gli spazi, in Italia, sono quello che sono, preferiamo fare pochissime date in cui abbiamo la certezza di trovarci bene piuttosto che buttarci all’arrembaggio in situazioni che ci farebbero più male che bene. Francamente un gruppo con 20 anni di carriera, 5 album e una valanga di date alle spalle non ha senso che vada a mettersi in condizioni come quelle che vengono spesso proposte oggi in Italia per i live, con impianti improvvisati, cachet inesistenti, abbinamenti senza senso, magari dovendosi pure sobbarcare centinaia di km. Non è rispettoso soprattutto nei confronti dei fan, che hanno diritto di assistere a uno show come si deve. E attenzione, non si tratta di snobismo né di aver chissà quali pretese. Per dire, ci capita spesso di suonare anche in piccolissimi pub o club di provincia. L’importante è avere la certezza di un trattamento che metta la band in condizione di dare il meglio. Una certezza che purtroppo sta svanendo, almeno, ripeto, qui in Italia.”

Parlami del disco : quali sono i brani che non possono essere tralasciati? Voglio dire, quelli che secondo te hanno qualcosa in più di altri ….

“Guarda, so che può sembrarti banale come risposta, ma su questo disco non ci sono filler ed è talmente vario che citare un brano piuttosto che un altro non avrebbe molto senso. Lo ritengo davvero un album completo e convincente in ogni sua parte. Le stesse recensioni stanno citando tutte brani diversi come “highlight”, a riprova del fatto che il materiale è tutto molto solido.”

Cercherete dei contatti all’estero per mettere insieme un mini tour con qualche altra band magari in Germania oppure Olanda?

“In effetti, sì, ci stiamo provando, vediamo cosa salta fuori. Non siamo molto interessati all’acquisto di slot di supporto, anche se ce l’hanno proposto: se dobbiamo fare uno sforzo, sia organizzativo che economico, preferiremmo farlo per delle date come headliner o co-headliner, fossero anche in piccoli pub davanti a 30 persone, non ci interessa, tanto non abbiamo l’ambizione di diventare delle rock star, a quasi 40 anni non sarebbe nemmeno realistico ragionare in questi termini. Vogliamo fare il nostro show come Odino comanda, altrimenti tanto vale stare a casa e pensare al prossimo album.”

Visti i problemi che ci sono a suonare in Italia e vista anche la tua esperienza che consigli ti senti di dare a giovani rampolli aspiranti chitarristi?

Di andare all’estero. Se volete provare a vivere di musica,soprattutto musica heavy, fate armi e bagagli e andatevene in Svezia, in Germania, in un paese in cui il metal non sia ghettizzato e abbia un pubblico più ampio e pagante. Davvero. Sarebbe la stessa cosa che direi al me stesso di vent’anni fa, se potessi tornare indietro. Fare il musicista heavy metal di professione partendo dall’Italia è come scalare una parete di roccia con uno zaino di sassi sulle spalle e una mano legata dietro la schiena. Il fatto che siamo uno dei pochi paesi europei a non avere più nemmeno un grande festival la dice lunga.”

Sono passati tanti anni dall’esplosione del fenomeno power metal che ora nel 2015 sembra del tutto superato. Pensi che i gruppi che stanno ancora proponenti tali sonorità siano ‘out of time’? Nel senso che non sono più degni di passare agli onori della cronaca oppure qualcosa di valido c’è ancora?

Di gruppi power metal “di successo” ce ne sono ancora, e non necessariamente tra le vecchie glorie. Basta guardare a band come Sabaton e Powerwolf, piacciano o meno vendono e suonano headliner o a ridosso degli headliner in molti importanti festival europei. Sicuramente il power non è più un fenomeno commerciale come 15 anni fa. La colpa è soprattutto delle case discografiche, secondo me, che nel momento in cui la gente aveva fame di quel tipo di sonorità gli hanno propinato centinaia di gruppi tutti uguali, senza personalità, costruiti a tavolino secondo una precisa formula col risultato di stancare persino i fan più accaniti. Adesso che il genere è tornato a essere un fenomeno più undeground, secondo me la qualità media sta tornando ad alzarsi. Ho come l’impressione che siano rimasti solo i gruppi che veramente ci credono e che il non avere più pressioni commerciali li stia aiutando a tirare fuori album con più personalità, che mantengono i classici elementi del genere ma senza paura di contaminarlo per renderlo più fresco. Lo dimostrano gruppi come Orden Ogan e Civil War. E poi, permettimi una battuta, cos’hanno di tanto diverso dal power metal un gruppo di grande successo come gli attuali Amon Amarth? Praticamente solo la voce… Il power qualcuno l’ha buttato fuori dalla porta per farlo rientrare dalla finestra.”

Molte bands tipicamente power metal si sono semplicemente messe ‘a fare altro’…pensi che così facendo diano poca importanza al loro passato musicale? Alcune di esse proprio non vogliono più saperne di suonare in quel modo!

“Beh, tra fine anni ’90 e primi 2000 abbiamo visto dozzine di gruppi che “facevano altro” buttarsi sul power metal semplicemente perché vendeva. Di questi, credo che la scena non senta affatto la mancanza. Se invece ci si riferisce a gruppi che si sono nel tempo evoluti in modo spontaneo, naturale, allora niente da dire. Son sempre stato dell’idea che la musica metal debba prima di tutto essere sincera. Noi stessi abbiamo contaminato più volte il classico sound power con altre sonorità e continueremo a farlo.”

Avete anche re—inciso dei vecchi brani dei Drakkar come bonus tracks x l’album se non sbaglio, avete tolto loro di dosso solo un po’ di polvere oppure suonate da questa formazione le vecchie songs guadagnano qualcosa in più?

Abbiamo cercato di dare a quei brani innanzitutto il sound che avrebbero sempre dovuto avere dal punto di vista della produzione, un sound che allora non era possibile ottenere con i nostri budget. In seconda battuta, abbiamo cercato, senza stravolgerli, di arricchirli con arrangiamenti più interessanti, frutto della maturità acquisita negli anni. Poi ovviamente c’è il fattore-Dave: Davide ha una voce del tutto diversa da quella di Luca, il nostro primo cantante, e già solo questo rende i pezzi molto diversi dalle versioni originali. Insomma, io penso che queste nuove versioni possano essere più fresche e interessanti rispetto a un semplice rifacimento con suoni moderni.”

Se ne avrete la possibilità suonerete alcuni dei nuovi brani dal vivo? Quali privilegerai?

Suoneremo sicuramente buona parte del nuovo album dal vivo non appena ne avremo l’occasione. Direi che tutti i brani sono dei potenziali candidati tranne “Gods Of Thunder” visto che si basa molto sulle performance degli ospiti. A meno che non capiti un’occasione di suonare dal vivo con Eldritch e Vision Divine (o Labyrinth), nel qual caso gli ospiti li avremmo a portata di mano e sarebbe un piacere eseguirla.”

Cosa attende i Drakkar nei mesi a venire?

“Sicuramente qualche concerto, poi si vedrà. Abbiamo diverse idee per nuovi progetti, vedremo quali si concretizzeranno. Ovviamente il responso del pubblico per ‘Run With The Wolf’ sarà uno degli elementi fondamentali per decidere le prossime mosse.”

A presto Dario e grazie per il tempo concessoci…

“Grazie a te del supporto, a presto!”

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