InsideOut Music – 2021

A View From The Top Of The World’ è il nuovo album dei leggendari metal progressive Dream Theater, quindicesimo lavoro in studio e quinto con il batterista Mike Mangini, ormai parte integrante del progetto e non più un semplice sostituto di Portnoy, anche se c’è sempre la convinzione che prima o poi Mike tornerà ad unirsi ai suoi compagni di avventura, si attende questo momento ma sono passati dieci anni dalla sua dipartita e ciò non è ancora avvenuto. Meglio guardare avanti senza aspettare una cosa che magari non avverrà mai, anche perché chi lo ha sostituito è uno dei migliori batteristi del mondo.

Il precedente album, ‘Distance Over Time’ ci aveva confermato il buon stato di salute dei Dream Theater, con l’unica eccezione di James LaBrie un po’ sottotono rispetto al passato, ma qui bisogna fare alcune considerazioni.
Nel 1992, all’epoca di ‘Images And WordsJames aveva ventinove anni, ne sono passati ben trenta e pur mantenendo un timbro ancora di alto livello la sua voce ha risentito del passare del tempo più che altro per quanto riguarda l’estensione e la tenuta sulla lunga distanza.. Spesso nelle recensioni dei Dream Theater si critica solo quasi esclusivamente la voce di LaBrie, lo trovo un po’ ingiusto, bisogna solo considerare che lo strumento voce è quello che più cambia nel corso di una carriera, e oggi chiaramente non possiamo pretendere che le prestazioni di James siano le stesse di trent’anni fa, bisogna accettare questa cosa e andare avanti.

Il nuovo album è composto da sette canzoni per settanta minuti di musica prodotti da Petrucci coadiuvato dal grande Andy Sneap.
C’è sempre grande curiosità e notevoli aspettative quando ci si approccia ad un nuovo lavoro dei Dream Theater, e questo è già un aspetto positivo, vuol dire che la band è ancora in grado di suscitare emozioni e soprattutto ha ancora qualcosa da offrire.
Osservando la tracklist dell’album, si può notare come siano ricomparsi i brani di lunga durata rispetto all’ultimo disco, e addirittura una lunga suite finale di venti minuti, insomma tanta carne al fuoco.
The Alien’ apre le danze, poche note e l’inconfondibile sound del teatro del sogno ci introduce nel nuovo album. Un paio di minuti strumentali dove Mangini sembra posseduto, e poi arriva il cantato che pur avendo qualche effetto risulta convincente e ben inserito nel pezzo. Nella parte centrale gli immancabili duelli strumentali confermano una band in ottima salute ed esalteranno gli amanti dei virtuosismi, in questo caso sempre eseguiti con gusto.
Answering The Call’ è meno nervosa rispetto al primo brano, vi è una maggiore presenza di parti melodiche e il cantato mi è sembrato più presente e meglio integrato con la parte musicale. Nella musica, soprattutto dopo carriere lunghe e ricche di soddisfazioni, non è mai facile ripetersi ad alti livelli e riuscire a trovare nuovi spunti interessanti senza cadere nel già sentito o nell’autocitazione. Beh i Dream Theater non sono esenti da questo, ma a differenza di altri, riescono comunque a trovare in ogni album dei guizzi e a proporre dei brani interessanti che reggono bene il confronto con i loro classici.

Il singolo ‘Invisible Monster’ è forse il brano più classicamente Dream Theater, orecchiabile quanto basta ma senza particolari momenti d’eccezione come invece hanno altre songs dell’album, come ad esempio ‘Trascending Time’ uno dei picchi di questo album. La canzone si inserisce nel filone più melodico dei Dream, quello che accarezza il pop e ha una particolare attenzione per le melodie più dolci in favore della componente metal che ritroviamo massiccia in ‘Awaken The Master’ dove Petrucci si cimenta con una chitarra a otto corde che incontra un hammond “deeppurpleiano” in quella che è sicuramente la traccia più imprevedibile.
Prima della lunga suite finale, ‘Sleeping Giant’ si focalizza maggiormente sull’aspetto prog della band, ma non è riuscita a convincermi in toto, l’ho trovata un po’ confusa e senza un collante tra i vari momenti e le varie sfumature.
Eccoci arrivati alla title track, venti minuti di musica dove si passa da atmosfere da colonna sonora, epica e sinfonica, a ritmiche sincopate e alle classiche sfide tra strumenti che non possono mancare in una struttura così complessa.
Dopo un inizio scoppiettante si arriva ad un break introdotto da un bel arpeggio di chitarra seguito da altri strumenti classici, un momento molto intenso che poco alla volta ci conduce ad un cambio di rotta ossia una parte decisamente hard e progressive e infine il disperato e angosciante finale, un atmosfera decadente che chiude questo lungo viaggio musicale.

A View From The Top Of The World’ non è un disco facile, non è immediato ma è un’opera da scoprire lentamente, si percepiscono sicuramente la grande passione e la maestria di questi musicisti e uomini. Non tutto funziona alla perfezione, non stiamo parlando del nuovo capolavoro dei Dream Theater, ma comunque di un disco che porta avanti a testa alta un percorso iniziato più di trent’anni fa.

www.dreamtheater.net

Tracklist:

1.The Alien
2.Answering The Call
3.Invisible Monster
4.Sleeping Giant
5.Trascending Time
6.Awaken The Master
7.A View From The Top Of The World

Band:

John Petrucci – chitarra
James LaBrie – voce
John Myung – basso
Jordan Rudess – tastiere
Mike Mangini – batteria

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