Seguo i Duran Duran dal 1983, li ho visti davvero tante volte e in tutte le loro fasi. Vi giuro che una location così suggestiva e bella come quella di Piazza Grande a Locarno, in Svizzera, non l’avevo mai trovata.

Un viaggio neanche troppo lungo (1 ora e 30 minuti di strada), il tempo di trovare parcheggio in un autosilo e in 5 minuti a piedi sono nel luogo dove si sta tenendo il Festival “Moon & Stars”. L’organizzazione è davvero impeccabile, come la programmazione, e il mio personale consiglio (specie per chi risiede nelle regioni italiane confinanti, ma non solo) è di assistere a un concerto di questa manifestazione. Tutto è curato nei minimi particolari per permettere allo spettatore un’esperienza concertistica davvero ottimale. Splendida anche Piazza Grande, con i classici palazzi con balconi da cui tanti inquilini assistono ai vari concerti da una posizione davvero invidiabile.

L’apertura del concerto è affidata agli Hurts, duo inglese synth-pop che ha davvero un grande seguito (più di 900.000 like su Facebook) e che, in anticipo rispetto all’orario previsto, scalda adeguatamente il pubblico. Theo Hutchcraft, il loro frontman, è elegantissimo con la sua camicia bianca, i pantaloni neri e gli occhiali da sole d’ordinanza, mentre il suo compare Adam Anderson ai sintetizzatori e tastiere disegna trame perfette per le suggestive canzoni del duo. Una vera e propria band, composta da bassista, chitarrista, batterista e due coriste, li accompagna sul palco. Tra i vari pezzi di un set di circa 45 minuti sono stati eseguiti grandi classici del duo come “Wonderful Life”, “Stay” e “Under Control”. Alla fine Hutchcraft ha lanciato rose bianche ai presenti nella Piazza, volendo suggellare classe e soprattutto rispetto verso chi ha così calorosamente assistito alla loro performance. Non li conoscevo, ma devo ammettere che ci sanno davvero fare.

Un breve cambio palco, il classico soundcheck con prove strumenti, microfoni, luci e, con alcuni minuti di ritardo sulle previste 20:35, i Duran Duran sono saliti sul palco, accolti da un vero e proprio boato. La band è come il miglior Brunello di Montalcino: con il tempo migliora sempre più. Per loro non ci sono più parole e probabilmente la sezione ritmica formata da un biondissimo e ossigenato John Taylor e dal batterista (molto legato all’Italia, visto che la moglie è italianissima) Roger Taylor dovrebbe essere insegnata nei corsi musicali. Che dire di Simon Le Bon, che a quasi 68 anni suonati (li compirà a ottobre) è entusiasta sul palco come un ragazzino, sa intrattenere alla grande e si muove ancora incantando tutti? Nick Rhodes è davvero il mago del synth e delle tastiere, sorride sornione sommerso dai suoi numerosi strumenti e si conferma il Boss della band. Dom Brown, chitarrista in tour da molti anni, si conferma assai bravo e tecnico coi suoi assoli, anche se purtroppo io sarò sempre legato per ragioni di cuore a Andy Taylor, a cui auguro ogni bene per la sua battaglia contro il terribile tumore che l’ha colpito qualche anno fa. Rachel O’Connor e Anna Ross si sono confermate invece due coriste davvero affidabili e che hanno saputo accompagnare perfettamente Simon Le Bon.

Parlando del concerto, per ogni brano eseguito e che trovate nella setlist sotto ho fatto una breve intro, ma ora voglio analizzare nello specifico i momenti salienti. L’apertura è stata affidata a “Is There Something I Should Know?”, brano che poi apre lo storico disco live del 1984 “Arena”. Molti ignoranti dal punto di vista musicale e un certo tipo di stampa snob liquidarono la band all’apice del successo come una boyband. Niente di più sbagliato, visto che a distanza di 42 anni molti di questi fenomeni sono spariti o si sono ricreduti, e tanti critici musicali sono ormai dimenticati.

“The Wild Boys” ha scatenato il delirio, con la gente che ha cantato ogni strofa, e ho notato che la fede duraniana si trasmette dai genitori ai figli, visto che accanto a me c’era una coppia con la mamma che filmava i due figlioletti muniti di regolari cuffie arrampicati in braccio al padre. Tutti visibilmente contenti. Alcune piccole novità rispetto alla consueta scaletta che portano in giro da diversi anni sono state l’esecuzione di “A View to a Kill”, con intro strumentale del tema di James Bond, o un’esecuzione davvero suggestiva di “New Moon on Monday”, quasi acustica e dal vago sapore dark.

“Notorious” ha fatto ballare davvero tutti e quel “No-no-notorious” è un ritornello che tantissimi cantano a squarciagola dal lontano 1986. Su “Hungry Like the Wolf”, invece, il precisissimo come un orologio svizzero Nick Rhodes ha attaccato prima degli altri e Simon Le Bon ha fatto rifare tutto da capo. Il basso slappato del biondissimo e ossigenato John Taylor è una cosa che non sarà mai sufficientemente lodata, come la batteria di Roger Taylor, batterista troppo sottovalutato e davvero vincente.

Simon ha anche scherzato con gli inquilini del condominio che si affaccia sulla piazza, dicendo che si vedevano tutto il concerto gratis, ma a differenza di Lenny Kravitz nella scorsa edizione, non è salito a sorpresa in un appartamento a cantare. Assai apprezzata è stata l’esecuzione dell’ultimo singolo “Free to Love”, pezzo molto funky e ballabile che vede la partecipazione del leggendario Nile Rodgers degli Chic, storico amico e collaboratore della band.

Su “Girls on Film”, Nick ha ripreso la folla con la sua macchina fotografica professionale e, al momento della consueta presentazione della band e all’introduzione di John, si è alzato forte in cielo il grido “Play that fucking bass, John!”. Su “Come Undone”, Simon ha cantato con la grandiosa Anna Ross, in un duetto che ha esaltato l’enfasi musicale che il brano trasmette. “The Chauffeur” è sempre il solito pezzo che ti fa venire la pelle d’oca, con Simon che ha indossato il classico cappello da autista. I bis di “Save a Prayer” e “Rio” hanno scatenato il tripudio generale e hanno mandato a casa felici migliaia di fan.

Recensore: Mauro Brebbia
FOTO CONCESSA ORGANIZZATORE PER USO STAMPA.

Ringraziamenti a Luca e tutto lo Staff di  Moon & Stars per  ogni cosa.

SETLIST:

  • Intro: Free to Love (Versione strumentale sinfonica)

  1. Is There Something I Should Know? (Grande classico d’apertura)

  2. The Wild Boys (Energia pura fin dai primi minuti)

  • Intro Cinema: The James Bond Theme (John Barry cover intro)

  1. A View to a Kill (Atmosfere cinematografiche cult)

  2. Hungry Like the Wolf (Il pubblico di Locarno esplode)

  3. INVISIBLE (Tratto dall’acclamato album ‘Future Past’)

  4. Evil Woman (Electric Light Orchestra cover)

  5. Lonely in Your Nightmare / Super Freak (L’ormai celebre mashup “Super Lonely Freak”di Rick James)

  6. The Reflex (Un trionfo funk-pop irresistibile)

  7. Ordinary World (Momento di straordinaria intensità emotiva e corale)

  8. Come Undone (Armonie vocali impeccabili)

  9. New Moon on Monday (Eseguita nella magnetica “New Moon Dark Phase” version)

  10. The Chauffeur (Capolavoro dark-wave ipnotico)

  11. Notorious (Il groove intramontabile degli anni ’80)

  12. Free to Love (Brano manifesto del nuovo corso live)

  13. White Lines (Don’t Don’t Do It) (Grandmaster Melle Mel cover)

  14. Careless Memories (Graffiante e ricca di attitudine post-punk)

  15. Planet Earth (Preceduta dalla leggendaria presentazione dei membri della band)

  16. (Reach Up for the) Sunrise (Carica ed euforia pop allo stato puro)

  17. Girls on Film / Psycho Killer (Incredibile unione finale con il classico dei Talking Heads)

Encore / Bis:

20. Save a Prayer (Migliaia di luci e cuori accesi in tutta la Piazza)

21. Rio (L’inno finale che chiude una serata trionfale)

 

CREDITI:11 SLEG.

THE WILD BOYS

THE REFLEX


IS THERE SOMETHING I SHOULD KNOW?

THE REFLEX

ORDINARY WORLD

CREDITI:11 SLEG.

Mauro Brebbia
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