Eclipse – Armageddonize

Frontiers Records – Febbraio 2015

Potrei definire Eric Martensson (voce e chitarra degli Eclipse), come il nuovo Desmond Child, un hitmaker che da tanti anni mancava nel panorama musicale hard rock. Certo i tempi sono cambiati, non si vendono più milioni di dischi come prima, ma questo ragazzotto made in Svezia, ha talento da vendere e sa scrivere dannatamente bene, non solo per la propria band ma anche per altri artisti (Jimi Jamison, W.e.t., Bobby Kimball…). Armageddonize (titolo che richiama i Def Leppard del periodo d’oro), è il quinto album degli Eclipse, ed è sicuramente il loro lavoro migliore. I gruppi provenienti dal nord Europa, sanno creare delle melodie talmente uniche e particolari, che già dal primo ascolto ti rapiscono, e riescono a trasportarti, almeno con la mente nelle loro accoglienti e ospitali (diffidate da chi dice il contrario) terre. I don’t wanna say i’m sorry mi ha fatto subito saltare dalla sedia, per la sua bellezza e unicità. Un pezzo con una melodia veramente particolare, a metà strada tra il malinconico la voglia di spaccare il mondo e un riff di chitarra che ricorda miracle man di Ozzy, anche se il suono è meno saturo e più moderno. Altra potenziale hit è la successiva stand on your feet, più aggressiva e incalzante, con poche note di tastiera che rimandano al pop anni ’80 e alcuni elementi (nelle strofe) che fanno pensare ad una versione aggiornata dei compianti Survivor. The storm, è un’altra perla, più varia nella struttura, e ancora una volta con un refrain superlativo. Basterebbero queste tre songs per consigliarvi armageddonize, ma siamo solo all’inizio… Un pizzico di John Norum è presente nell’assolo che introduce blood enemies, un interessante mix di Europe (periodo wings of tomorrow), Warrant e Eclipse. Meno esplosiva delle precedenti songs ma pur sempre un ottimo episodio. Un riff cupo e sporco caratterizza wide open, anche se poi nel ritornello si aprono le porte del paradiso. Un sapiente alternarsi di melodie raffinate e momenti rabbiosi. Live like i’m dying, emoziona sin dal primo ascolto, brano sofferto ed particolare, una personale visione degli Eclipse del concetto di pezzo lento. Lasciate stare i fazzoletti, qui non c’e’ spazio per le lacrime finte, ma chiudete gli occhi e viaggiate.

I nostri non si fanno mancare niente, e ci servono sul piatto un pezzo di southern hard rock (vi ricordate i Tattoo Rodeo). Breakdown è vicina a queste sonorità, ma non convince appieno, ci eravamo abituati troppo bene fino ad ora. Love bites mostra il lato più hard degli Eclipse, veloce e coinvolgente, una vera killer song. Siamo arrivati al trittico finale di questo lavoro. Caught up in the rush, con il suo ritornello orecchiabile e un ottimo lavoro di basso, one life my life, che se non fosse per le chitarre distorte, potrebbe figurare in un album dei Duran Duran e la conclusiva all died young, veloce e piacevolmente cattiva. La prima parte di armageddonize è praticamente perfetta per cui anche se nel finale non tutto brilla, possiamo tranquillamente dire che gli Eclipse si stanno dimostrando degni eredi delle grandi band hard rock melodiche, nonché punti di riferimento per il futuro di questo stupendo genere musicale.

www.eclipsemania.com

Tracklist:

01.I Don’t Wanna Say I’m Sorry
02. Stand On Your Feet
03. The Storm
04. Blood Enemies
05. Wide Open
06. Live Like I’m
07. Breakdown
08. Love Bites
09. Caught Up In The Rush
10. One Life – My Life
11. All Died Young

Band:

Erik Martensson – voce e chitarra
Magnus Henriksson – chitarra
Robban Bäck – batteria
Magnus Ulfstedt – basso

Eclipse band 2015


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