Così commenta alla stampa il figlio Wolfgang alla morte di Edward Van Halen, 65 anni, il personaggio che incarna in pieno lo status dell’ “uomo che non ha bisogno di presentazioni”.

Los Angeles ha avuto un contraccolpo, non dissimile da uno dei terremoti che ci fa fermare l’auto sul ciglio della strada per verificare che il mondo sia ancora al suo posto, e in questo caso non lo è più. Los Angeles che lo ha adottato assieme alla famiglia nel 1962 e lo ha reso popolare a Cinisello Balsamo come in Kamchatka o a Londra, dal piccolo pub di Hollywood all’arena delle grandi occasioni.

Ho deciso di tracciare un profilo dell’uomo perchè del chitarrista si sa già tutto, dalla tecnica del tapping alla autocostruzione di chitarre chiamate “Frankenstein”, appellativo ben meritato visti i cavi sparsi ovunque e le iconiche strisce bianche, rosse e nere fatte passando con bicicletta sulla vernice e poi sul corpo delle povere (allora) Fender. Disse di lui Paul Gilbert durante una lezione di chitarra che ho seguito (chitarra autografata da Eddie): “E’ l’unico chitarrista che riesce a suonare completamente fuori tempo ed avere ragione, lui è sempre a tempo anche se fa quello che vuole e il metronomo lo smentisce”.

 

Opto così per ricordarlo alla moda Irlandese evidenziandone il carattere e raccontando alcuni aneddotti dei quali sono venuto a conoscenza grazie alla grande passione che ho sempre avuto per la sua musica.

Dweezil Zappa lo ricorda in un suo documentario come grande amico dell’altrettanto illustre padre, infatti fu il primo a contattare la famiglia dopo una simile funesta uscita di scena.

Rimanendo nel documentario Dweezil racconta di quando lui, timido liceale, dovendo suonare alla festa di fine della scuola si vede arrivare nient’altro che il nostro beniamino nel pubblico e non si trattava già più di uno sconosciuto immigrato olandese, per la gioia di studenti e dei professori. Dweezel parte male con la chitarra che non vuole saperne di restare accordata, ma ecco che in soccorso arriva Eddie prendendo una delle chitarre dalla sua auto e consegnandogliela (ma perche’ mai uno che va ad una festa scolastica porta una chitarra con sè?). La performance pero’ ancora non decolla per problemi di audio. Piccolo indovinello, chi e’ che contatta i suoi tecnici e fa recapitare in fretta e furia una strumentazione completa montandola sul palco (strumentazione personale da palco dei Van Halen)? Guess what, avete indovinato.

Dall’istrionico Dweezel abbiamo la prima tessera per capire chi fosse l’uomo Van Halen: capace di grande amicizia.

Una delle molteplici domande che nel corso di quasi 50 anni lo hanno tormentato in migliaia di interviste riguarda la sua esperienza suonando il solo di “Beat It” di Michael Jackson. L’uomo di Amsterdam riferisce di essere entrato in studio da solo con nient’altro che i tecnici ad assisterlo, niente moon walk per lui quel giorno. In poco tempo sciorina semibiscrome in un iconico assolo che conoscono umani e non in ogni angolo del pianeta senza che Michael si sia preoccupato di accertarsi dell’avvenuta sessione. Non fosse sufficiente Eddie afferma di non aver percepito un centesimo da quell’incisione. Da Michael Jackson abbiamo la seconda tessera: dall’alto del suo patrimonio stimato in 100 milioni di dollari non pare essere avido.

Eddie ha un fratello, Alex, che ovviamente e come tutti sapete suona con lui da sempre; all’inizio Eddie prende lezioni di pianoforte e Alex di chitarra, poi per intervento divino Alex passa alla batteria mentre la chitarra va dove deve andare. Non avete un fratello/sorella con cui pugnavate da piccoli? Si narra di litigate epiche in sala prove con David Lee Roth che schiva una telecamera da 2000$ lanciata durante una normale discussione tra consanguinei. Alex:”Quel coglione mi ha spaccato la telecamera nuova!”. La tessera che emerge è che si trattava di un essere umano, non un semidio o una creatura mitologica, coi suoi difetti e la sua stupidaggine.

Vorrei ora sottolineare l’attitudine giocosa e allegra del mio eroe, qualità che adoro negli altri e che tento di avere per me stesso; a fornirmi lo spunto è un giornalista in una lunghissima intervista fatta dopo l’uscita del primo disco nel 1978 che ha venduto oltre 10 milioni di copie. Il giornalista narra di un appuntamento preso la sede della casa discografica, ivi recatosi aspettandosi un formale appuntamento in un salotto odoroso di colonia al 24esimo piano. Quel che succede invece e’ Eddie che gli chiede:”Hai un’auto? – certo – Andiamo, anzi fammi guidare”.

Parte la scorribanda nella città degli angeli e l’intervista parte con un diretto: ”Fammi pure le domande ora, mi piace di più così, è una bella giornata e voglio farmi un giretto”.

A metà serbatoio Eddie interrompe la chiacchierata con la domanda: ”Hai 10 dollari?”. Fermiamoci qua: Eddie Van Halen chiede al giornalista se lui ha 10$ cash con sè. Lo smarrimento è forte, ma la banconota esce dal suo portafoglio e viene consegnata al chitarrista il quale esce dalla macchina trafelato. Immagino perfettamente la confusione del rinomato collega e il suo stupore quando lo vede tornare con due pacchetti di sigarette (attenzione, questa non è una promozione del fumo, forse il motivo che lo ha portato a prematura morte), uno viene aperto e consumato subito e l’altro viene consegnato al proprietario del veicolo che ricorda :”Ho ancora quel pacchetto di sigarette sigillato a casa mia”.

Nei miei pellegrinaggi al NAMM di Anaheim (la più grande esposizione di strumenti musicali del mondo) non ho mai purtroppo incontrato l’olandese volante, ma ho potuto conoscere testimoni di sue apparizioni in visibile stato di alterazione alcolica (again, questa non è una promozione dell’alcool il quale fa male, vi fa morire etc etc…) mentre interagisce con perfetti sconosciuti in modo assolutamente amichevole; per chi come me è cresciuto in una valle del Piemonte in cui il vino si beve anche a colazione può esclamare:”Oddio, è uno di noi!”.

Alla fine di questa personale analisi dell’uomo ci metto la relazione con Valerie Bertinelli, originaria del paesotto di montagna “Coassolo” che ho frequentato e tutt’ora frequento quando torno in Italia.

Valerie gli ha donato il figlio Wolfgang, creatura alla quale ha dedicato la ninna nanna “316”. Dice di essa: “La canzone più personale che abbia mai scritto nella mia vita” e che gli suonava quando nella culla non voleva arrendersi al tocco di Morfeo.

 

Wolfgang, il figlio al quale ha dedicato la sua nuova linea di chitarre, chiamate appunto col suo nome. Wolfgang, il figlio che ha voluto con sé in tour per la reunion con David Lee Roth sacrificando il compagno di vita Michael Anthony, il quale per niente piccato dichiarò: ”Non ce l’ho con Wolfgang, lui e’ molto bravo e sta benissimo nella band, gli auguro molta fortuna”.

Wolfgang, hai perso il miglior padre potessi  chiedere, ti sono vicino in questo momento di dolore… anche il mio però non era malaccio.

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