Difficile dire se questa data dei norvegesi Enslaved sia da considerare come un trionfo o del tutto da dimenticare,visto che il pubblico presente questa sera all’Estragon non era di certo quello delle grandi occasioni. Eppure, i circa 150 presenti che, in un locale ampio come questo, rappresentano una goccia nell’oceano, hanno mostrato di gradire non poco la proposta dei nostri, inneggiando al gruppo nelle pause, accompagnando le 11 canzoni della scaletta a suon di headbanging ed anche con qualche accenno di pogo, non molto per la verità.

Comunque sia, dal palco la risposta di Kjellson & soci non si fa attendere. La scaletta è basata prevalentemente sull’ultimo lavoro, quel “Vertebrae” che ha spaccato in due la critica fra chi sostiene che, con le sue atmosfere al lmite tra il prog ed una certa psichedelica, sia un opera intelligente di sdoganamento del black metal e chi accusa la band di essersi del tutto snaturata, poiché nelle ultime composizioni la furia primordiale in stile “Viking” è quasi del tutto superata. Si parte, dunque, all’insegna della ricerca e dell’introspezione con la vagamente pinkfloydiana “Clouds”, opening track dell’ultimo lavoro, ma subito dopo si pesta sull’acceleratore con “Fusion of sense and earth” presente sul precedente”Ruun” e qui il pubblico inizia a scaldarsi maggiormente.

Come già detto in precedenza, “Vertebrae” sarà il disco più suonato questa sera, quasi a voler dimostrare la volontà di guardare avanti ed evolversi nel proprio stile: delle 11 canzoni che verranno eseguite, ben 5 sono estratte dall’ultimo lavoro,ma non mancheranno i salti nel passato, come promesso dallo stesso biondo bassista/cantante a metà scaletta. Veranno infatti proposte, per la gioia dei presenti, “As fire swept clean the earth” tratta da “Below the lights” del 2003 e,  scavando ancor più nel passato della band, “Eld” dal loro omonimo album, fino a giungere all’ormai storico demo del ’92 “Yggdrasil” dal quale è stata tratta “Allfadr Odhinn”. La chiusura della serata viene affidata ad “Isa” sulla quale i pochi presenti mostrano tutto il loro affetto verso il gruppo, concedendosi qualche minuto di sano pogo.

Per chiudere, giusto qualche nota di merito va riconosciuta agli Enslaved, molto preparati e compatti dal punto di vista tecnico-esecutivo. Peccato per la scarsa affluenza di pubblico, ma bisogna ammettere che la proposta musicale, non di quelle facilmente digeribili da chiunque, li confina a band puramente di nicchia; per molti ma non per tutti, insomma. Nota di demerito, invece va alla scelta dei due opening acts della serata, i Krakow e gli Audrey Horne, i primi alquanto soporiferi, al di là di un po’ di onesta attitudine, i secondi decisamente al limite della sopportazione!

Setlist:
1. Clouds
2. Fusion of sense and earth
3. New dawn
4. Ruun
5. As fire swept clean the earth
6. Ground
7. To the coast
8. Eld
9. Allfadr Odhinn
10. The watcher
11. Isa

Redazione
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