Nuclear Blast – 2021

Gli Epica pubblicano il loro ottavo album studio dal titolo “Omega” a cinque anni di distanza dal loro ultimo disco “The Holographic Principle”. Considerati tra i pionieri del metal sinfonico, insieme a band come i Nightwish e i Within Temptation, gli Epica sono tutt’ora una delle colonne portanti del genere e ci dimostrano ancora una volta con quest’album sensazionale tutta la maestosità che può raggiungere la fusione di una base strumentale metal con gli elementi di un’orchestra. La combinazione estrema di riff aggressivi con gloriose melodie d’archi, così come l’alternarsi di una voce growl con il canto lirico, si dimostrano ancora una volta degli abbinamenti tanto estremi quanto affascinanti che fanno la vera forza di questo genere. Quello che forse distingue in modo ancor più particolare gli Epica rispetto alle altre band di metal sinfonico è l’incorporazione di un importante influenza death metal, che si traduce con un suono ancora più aggressivo condito da sfumature gotiche che danno un tocco eccezionale al timbro inimitabile della band olandese.

Omega” gode dell’ormai più che collaudata composizione fenomenale di Mark Jansen, che oltre che a essere il chitarrista ritmico e cantante della parte in growl, nonché fondatore della band nel 2002, è anche il principale autore dei pezzi che compongono tutti gli album degli Epica dall’ormai lontano “The Phantom Agony” del 2003. La voce principale è ovviamente sempre quella dell’incredibile Simone Simons (qui trovate la nostra intervista), che ci delizia ancora una volta con una performance vocale da brividi, come ci si può aspettare da una delle cantanti soprano che ha fatto la storia del metal sinfonico. Le tematiche di questo album girano intorno al concetto del “Punto Omega”, ovvero l’evoluzione dell’universo in un punto divino dove tutto diverrà un elemento unico. Un tema complesso che attraversa la coscienza umana attraverso la ricerca della luce, intrappolata in labirinti oscuri da cui cerchiamo di uscire per raggiungere la salvezza. Un’immagine rappresentata magnificamente dall’artwork dell’album.

Musicalmente siamo di fronte all’espressione più grandiosa della carriera degli Epica. Troviamo un metal sinfonico che presenta tutti gli elementi caratteristici della parte orchestrale, dagli strumenti tipici che compongono un’orchestra fino ai cori ed il canto lirico, ma soprattutto un ancor più grande volontà di marcare l’ispirazione death metal con melodie aggressive molto entusiasmanti che trasmettono un’energia non indifferente. La bellezza del suono maestoso dell’orchestra viene accompagnata da un’anima più dark che va a creare un contrasto davvero suggestivo e imponente. Un vero incontro di suoni apparentemente antagonisti che incarnano perfettamente il concetto di dualismo dello Yin e lo Yang ripreso nei testi, così come la luce e l’oscurità rappresentata dai due generi musicali, che in quanto forze opposte sono in realtà complementari e interconnesse con la facoltà di creare quindi un’energia unica capace di far risaltare gli aspetti di ognuno dei due componenti. Una connessione tematica con la parte strumentale di assoluta genialità.

Con la corta introduzione quasi esclusivamente strumentale dal titolo “Alpha – Anteludium –” si viene subito trasportati dalla maestosità degli archi, degli aerofoni e delle tastiere in un’introduzione da pelle d’oca che crea una suspense in crescendo davvero sensazionale, intensificata seguentemente dall’inserimento dei cori che precedono di pochi secondi l’inizio del primo pezzo dell’album dal titolo “Abyss of Time – Countdown to Singularity –“. Un pezzo estremamente trascinante, con le voci di Simone e Mark che si alternano molto bene nelle strofe che lo compongono, creando un contrasto molto diretto ed intrigante tra il growl e i clean vocals. Il ritornello è invece gestito interamente da Simone che completa una performance vocale di altissimo livello su una melodia molto maestosa che emana una grande energia positiva su ritmi considerevolmente elevati. Particolarmente ben riuscito il bridge interpretato da Mark su una chiave melodica molto più dark e condita da note di chitarra molto più basse e aggressive che fornisco il trampolino di lancio per un bellissimo assolo che va a completare un gran primo pezzo dall’impatto assicurato. L’intero testo si basa su l’invocazione a risorgere dall’oscurità, dalle ombre e dalle paure che infestano la nostra anima, alla ricerca quindi della luce e della fiamma che ci permette di essere il padrone della nostra vita. Un parallelo metaforico simboleggiato dalla profondità dell’abisso che racchiude i nostri pensieri più oscuri e che dobbiamo combattere per raggiungere i nostri obbiettivi e sentirci liberi.

The Skeleton Key” è il pezzo dal carattere più tetro dell’intero album. Con un testo che tratta dei demoni che infestano i nostri pensieri e gli incubi della notte che danno vita alle nostre paure più profonde da cui non riusciamo a fuggire. Ci si fa prendere davvero molto da questo pezzo che simboleggia la lotta contro questo lato oscuro dei nostri pensieri in attesa che la luce del giorno riporti la speranza. Il growl di Mark simboleggia proprio questo demone che vuole impossessarsi della nostra anima, con una melodia di basso molto corposa che apporta un’atmosfera lugubre molto azzeccata. Il ritornello cantato in chiave più dolce da Simone ritrae proprio questa piccola parte di speranza, con il simbolo di questa chiave dello scheletro che racchiude i nostri demoni e che ha il potere di sprigionarli o di mantenerli nell’oblio.

Proseguendo con “Seal of Solomon” troviamo un pezzo dalle profonde influenze medio-orientali e un importante presenza di cori, il che da un carattere molto epico ad un pezzo in cui la componente sinfonica è molto presente. Il testo tratta del potere mistico del sigillo di Salomone, simboleggiato da un esagramma che trascrive l’unione tra il celo e la terra, così come quella del mondo spirituale e quello materiale. Secondo la tradizione medievale Arabica, questo sigillo che fu donato al Re Salomone diede al regale il potere di comandare i demoni, i geni e gli spiriti, oltre che la facoltà di poter parlare agli animali. Il testo è quindi un’invocazione a usare il nostro proprio sigillo di Salomone, ovvero di utilizzare il nostro spirito e il nostro potere mistico per rigenerarsi e trovare l’armonia che dissolverà le nostre paure. Sulla base melodica medio-orientale viene inoltre integrato un riff molto incisivo che enfatizza ancor di più l’intensità dell’atmosfera molto gloriosa che emana questo pezzo dal carattere sicuramente complesso ma decisamente imponente.

Gaia” è un pezzo interamente dedicato alla Terra ed è un brano molto intenso che denuncia gli atti dell’umanità che hanno portato al riscaldamento globale e di conseguenza alle distruzioni delle risorse e delle bellezze della Terra. Il testo è quindi un dialogo dell’umanità verso Gaia, personificazione della Terra nella mitologia greca, dove vengono riconosciuti i nostri peccati e la devastazione che abbiamo causato, implorando la Terra di farci realizzare le conseguenze delle nostre azioni e di salvare la nostra anima, facendoci rinsavire dalle atrocità che stiamo commettendo prima che sia troppo tardi. I testi dei cori sono intonati in latino, il che intensifica molto il loro effetto, accompagnati da una batteria molto rapida che esalta ancora più il messaggio d’urgenza nel prendere azioni per smettere di commettere questi crimini contro la natura, in quanto il tempo a nostra disposizione per agire sta volgendo al termine. Un pezzo che racchiude un messaggio molto importante e che grazie a una base strumentale particolarmente intensa e un growl di Mark molto aggressivo riesce ad essere estremamente d’impatto.

Segue “Code of Life”, uno dei pezzi più belli dell’intero album. Con un intro caratterizzato da aerofoni e percussioni medio-orientali raggiunte da una melodia d’archi che ricorda molto quella del Sarangi, noto anche come violino indiano, questa traccia esplode fin da subito con l’idea assolutamente geniale di trascrivere la stessa melodia iniziale creata da strumenti tradizionali in un riff da chitarra elettrica estremamente heavy. Questo riff marcherà praticamente tutto il pezzo e darà un’impronta incisiva a un brano di una bellezza davvero singolare con una componente death metal molto pronunciata. Il testo è una riflessione riguardo la legittimità dell’uomo di sfidare il codice della vita, ovvero il nostro DNA. Un dono di Madre Natura che dovrebbe durare per l’eternità e che invece l’uomo sta cercando di stravolgere artificialmente… per quale motivo? Eticità e coscienza umana si intrecciano in un pezzo di una bellezza davvero singolare.

Freedom – The Wolves Within –” è un pezzo ispirato da una leggenda Cherokee che narra di un combattimento tra due lupi che simboleggiano il bene il male e che rappresentano la lotta interna dentro ognuno di noi nel fare le scelte giuste o sbagliate. Un lupo sarà forte e comanderà, l’altro perderà e morirà di fame. La libertà nella scelta che faremo è quindi racchiusa nella saggezza che ci permetterà di raggiungere la ragione e di combattere il caos che ci tormenta. Il lupo che nutriremo di più dentro di noi vincerà la battaglia e sarà quindi la riflessione di noi verso le persone che ci circondano. La performance vocale di Simone in questo pezzo è davvero incredibile, deliziandoci con delle tonalità altissime e dei crescendo davvero sensazionali. Le linee di chitarra in stile death metal risaltano particolarmente anche in questo pezzo, che si distingue per intensità ed epicità della base strumentale, come a simboleggiare un vero e proprio combattimento. Per questo pezzo, grazie alla collaborazione con l’animatore olandese Bram Knol, gli Epica hanno dedicato un video in CGI davvero sbalorditivo e hanno inoltre lavorato con la Nuclear Blast per adottare dei lupi grigi attraverso il WWF in funzione dei risultati del numero di streaming del brano.

Troviamo in seguito l’imponente “Kingdom of Heaven Prt. 3 – The Antediluvian Universe –”. Un pezzo magistrale della durata di più di 13 minuti legato alle prime parti di Kingdom of Heaven che sono presenti negli album “Quantum Enigma” e “Design Your Universe”, anch’esse di durate comparabili. Una trilogia che può essere paragonata alla colonna sonora di un film pieno di capovolgimenti di situazione e ricco di melodie che compongono i vari tasselli di una vera e propria opera teatrale. Il testo è stato composto da Mark con l’aiuto di Isaac Delahaye, chitarrista solista della band, ed è a carattere estremamente profondo e personale in quanto è legato alla perdita di entrambe le loro nonne avvenuto proprio la stessa settimana. Una coincidenza triste legata anche alla composizione del primo Kingdom of Heaven che fu a sua volta dedicato alla scomparsa dell’altra nonna di Mark. Il testo emotivo e la composizione epica rendono quindi un bellissimo omaggio a queste perdite familiari.

Rivers” è una splendida ballad scritta da Simone che ci delizia con una performance vocale letteralmente da pelle d’oca! Il pezzo è infatti quasi esclusivamente incentrato sul canto di Simone accompagnato da una melodia di pianoforte toccante ed estremamente emotiva. Le note raggiunte da Simone in questo brano sono davvero incredibili così come la bellezza assoluta del ritornello principale. Un inno di speranza a combattere l’oscurità e a sopravvivere alle tempeste della vita, senza lasciarsi affondare e nuotando contro le maree che la vita ci porta ad affrontare. I temi della sconfitta dell’oscurità e del raggiungimento della luce della salvezza presenti in quasi tutti brani di Omega trovano il loro culmine in questa ballad straordinaria di una bellezza incantevole.

Proseguendo con “Synergize – Manic Manifest –” troviamo un pezzo che esplode fin da subito grazie ad un riff di chitarra rapido ed efficace che attrae fin dalle prime note. È un brano che trasmette molta energia e buon umore, con un messaggio molto positivo di incitamento ad affrontare le nostre paure e a sconfiggerle. Questa traccia dispone di un ritornello davvero particolare dove le frasi vengono iniziate da dei cori e vengono in seguito completate dalla sempre splendida voce di Simone. Una costruzione davvero particolare che dà un gran tocco di originalità al pezzo. Sottolineiamo inoltre il fatto che questa traccia dispone dell’assolo di chitarra più bello di tutto Omega, oltre che di una chiusura particolare che rallenta in modo simbolico il ritmo nell’ultimo minuto del pezzo, fornendo in pratica quasi un effetto di traccia di transizione verso il pezzo seguente che si collega in modo molto fluido, come se fosse un pezzo unico.

Twilight Reverie – The Hypnagogic State –” riparte proprio da questo ritmo dolce che durerà però pochi istanti prima di esplodere in un riff di tastiera molto energico ed entusiasmante. È un pezzo che si evolve principalmente su ritmi bassi nelle strofe per poi esplodere in quello che è invece il ritornello che rimane più impresso di tutto l’album. Introdotto da un pre-chorus in puro canto lirico di Simone, il ritornello è infatti caratterizzato da una melodia singolare molto bella che colpisce molto per il mondo in cui riesce a risaltare grazie a una composizione davvero straordinaria. Si percepisce proprio una tendenza generale in questa parte finale dell’album a creare un’atmosfera molto positiva, come se l’oscurità rappresentata nella parte iniziale dell’album sia stata sconfitta e si abbia raggiunto la luce, come un simbolo di vittoria di quello che ha rappresentato una vera e propria battaglia dal carattere epico.

L’album si conclude con “Omega – Sovereign of the Sun Spheres –”. Un pezzo che sembra quasi la conclusione di un poema epico dove luce e oscurità si sono affrontate in un combattimento epocale, simboleggiato in modo magistrale dagli Epica sia dal punto di vista dei testi che della strumentazione musicale. Questo pezzo inizia infatti con una imponente melodia di trombe accompagnata da un crescendo di archi in sottofondo molto maestoso, una parte che ricorda molto lo stile delle colonne sonore di film di storia che raffigurano battaglie epiche del passato. Il pezzo si esalta nella migliore rappresentazione del metal sinfonico con Simone che ci delizia ancora una volta raggiungendo delle note vertiginose accompagnata da una base death metal sempre molto imponente. Un ulteriore fusione egregia con tutti gli elementi dell’orchestra che accompagnano maestosamente questo genere tanto complesso quanto entusiasmante. Quest’ultimo pezzo risalta proprio come il raggiungimento di una meta, l’uscita da un labirinto che, come sottolineato nel testo, dimostra come gli enigmi dell’universo possono solo essere risolti attraverso la ricerca dell’anima, ascoltando la guida che è dentro di noi.

Omega” è un album maestoso dove gli Epica sfruttano tutta la potenzialità espressiva del metal sinfonico per portarci attraverso un vero e proprio viaggio spirituale. La band riesce infatti ad enfatizzare in modo straordinario i concetti espressi nei testi grazie alle infinite potenzialità espressive di tutti gli strumenti che compongono un’orchestra, insistendo sempre e comunque nel dare un’anima death metal molto pronunciata. La luce e l’oscurità vengono quindi raffigurate in modo fantastico dal canto lirico e il growl così come dalle melodie d’archi e i riff di chitarra aggressivi, dando quindi una vera e propria impronta significativa a questi due concetti antagonisti che vengono quindi esaltati e raffigurati da questi elementi musicali in modo fenomenale.

Non si può che rimanere davvero entusiasmati da come gli Epica abbiano creato una sinergia di elementi davvero sensazionale portando con “Omega” un vero e proprio capolavoro che entra di diritto tra i migliori album della storia del metal sinfonico.

Tracklist

Alpha – Anteludium –
Abyss of Time – Countdown to Singularity –
The Skeleton Key
Seal of Solomon
Gaia
Code of Life
Freedom – The Wolves Within –
Kingdom of Heaven Prt. 3 – The Antediluvian Universe –
Rivers
Synergize – Manic Manifest –
Twilight Reverie – The Hypnagogic State –
Omega – Sovereign of the Sun Spheres –

Band

Simone Simons – Lead Vocals
Mark Jansen – Rhythm Guitar / Growled Vocals
Coen Janssen – Keyboards / Synthesizer / Piano
Ariën van Weesenbeek – Drums
Isaac Delahaye – Lead Guitar / Backing Vocals
Rob van der Loo – Bass

Sito Ufficiale: https://www.epica.nl/home
Pagina Facebook Ufficiale: https://www.facebook.com/epica

Metal Dan
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