Abbiamo incontrato i From Ashes to New in occasione del loro primo concerto italiano, tenutosi ai Magazzini Generali di Milano il 7 aprile 2026. La band metalcore statunitense si racconta, attraverso le parole del frontman Danny Case, aprendo le porte alla sua dimensione più intima, tra emozioni e riflessioni sull’ultimo lavoro in studio, Reflections, uscito il 17 aprile per Better Noise Music.
Siete pronti per il concerto di stasera? Che emozioni provate all’idea di incontrare i fan?
Danny: Siamo super entusiasti! Non vediamo l’ora di salire sul palco e incontrare tutti. Siamo davvero grati ai nostri fan: cerchiamo sempre di passare del tempo con loro quando possiamo, anche in situazioni quotidiane. Ci è capitato diverse volte di incontrare persone che ci seguono al supermercato o in altri contesti e, quando accade, siamo sempre ben contenti di poter scambiare due parole e ricevere le loro opinioni sul nostro lavoro: ci aiutano a crescere.

Parliamo del vostro nuovo album Reflections. In cosa si differenzia dai lavori precedenti? Qual’è la tua canzone preferita dell’album?
Danny: Reflections ha un suono decisamente diverso, più maturo. Ci sono nuove influenze, più orientate al pop e al club/EDM. Brani come “Villain”, “Die for You” e “Not Psycho” rappresentano bene questa direzione. Scegliere una canzone rispetto a un’altra mi risulta difficile, proprio perché è talmente vario e pieno di sfaccettature che sarebbe come dire che preferisco un figlio a un altro.
Quali sono state le canzoni più difficili da scrivere a livello emotivo? Quanto c’è del vostro vissuto personale in quello che scrivete?
Danny: Cerchiamo sempre di attingere dalle nostre esperienze personali. “Your Ghost”, ad esempio, ha un significato molto profondo sia per Matt che per me: ci riporta a un dolore comune. Anche “Dark Side” è importante: parla di un periodo in cui ho deciso consapevolmente di tagliare i ponti con il mio lato oscuro, di non lasciarmi consumare da esso. Sono canzoni catartiche, molto sincere. Penso che la chiave per arrivare al cuore della gente che ci ascolta sia proprio la sincerità: quando canti qualcosa che non senti, le persone se ne accorgono e non riescono a connettersi emotivamente con la musica; sono parole vuote.

Quali sono le vostre principali influenze musicali?
Danny: Ognuno di noi è stato influenzato in maniera differente, ma per me la più grande influenza sono stati gli Avenged Sevenfold. Poi direi anche Linkin Park, Breaking Benjamin, Green Day e Blink-182. Ti racconto della prima esperienza che mi ha fatto capire quanto volessi dedicarmi alla musica: ero in sesta elementare e un mio amico andò a suonare la batteria in un talent show. Rimasi completamente folgorato guardandolo: era una persona che conoscevo, della mia età, che stava facendo qualcosa di incredibile. Da lì ho capito che volevo dedicarmi seriamente alla musica.
C’è una canzone a cui sei particolarmente legato del vostro repertorio?
Danny: Direi “Panic”. È quella di cui vado più fiero, perché è stata la prima in cui ho contribuito in modo importante alla musica della band. Ma sono davvero orgoglioso di tutto l’album: abbiamo lavorato tanto in studio e ci siamo proprio trovati come squadra.
Com’è la vita in tour?
Danny: Può essere sia positiva che difficile, dipende da come la vivi. A volte mi concentravo troppo su ciò che mi mancava a casa, ma ora cerco di vedere ogni esperienza come qualcosa per cui essere grato. E poi, anche se stare lontano da mia moglie è dura, in realtà rafforza il nostro rapporto: la distanza ci fa apprezzare ancora di più ciò che abbiamo, ogni momento insieme. La cosa più bella del vivere un tour sarà sempre l’incontro con i nostri fan in giro per il mondo: mi fa sentire bene. Vedere la gioia negli occhi delle persone che ci seguono mi ripaga di tutte le fatiche.
Come vi siete trovati in Italia?
Danny: Benissimo! Milano è stata fantastica, anche se abbiamo avuto qualche problema logistico durante il viaggio. Abbiamo fatto un giro in città, incontrato dei fan… è stato davvero bello. Siamo entusiasti di suonare qui e non vediamo l’ora di tornare. Amiamo l’Italia!

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