Fuming Mouth – The Grand Descent

Dopo sei anni di vita musicale vissuta ai confini dell’anonimato, finalmente i Fuming Mouth si prendono la loro personale degna rivincita nei confronti della scena underground tutta.

Fuming Mouth,  quartetto del Massachusetts, la cui prima release è datata addirittura 2013, si impone oggi con “The Grand Descent”, un prodotto che spazza via ogni dubbio circa la potenza innata di questa band.

Si parte dalla copertina, realizzata dal polacco Mariusz Lewandowski, capace ci calarci immediatamente in un mondo tanto oscuro quanto violento: una discesa agli inferi della quale i Fuming Mouth si fanno colonna sonora. Riff granitici, batteria massiccia e “pestata”, basso distorto e tagliente come la lama di una spada, voce sospesa tra death metal e hardcore: i brani di “The Grand Descent” si focalizzano fin da subito su una commistione di generi che si potrebbero banalmente racchiudere entro il termine “crossover”, ma che sono molto di più.

Metallic Hardcore

Uscito per l’etichetta statunitense Triple B Records (Candy, Bracewar, Trail Of Lies, Mindforce …), questo undici tracce di puro metallic hardcore si erge imponente come una scure che sta per caderci inesorabilmente addosso, grazie a una determinata e determinante corsa a rotta di collo verso un futuro incerto, buio e dannatamente horror.

Nessun intro, si parte senza perdere tempo con batteria tirata e mosh, mentre in sottofondo tutto va in frantumi (“Flames eat at your flesh/Smoke strangles your neck/Ceilings collapse into your body”). A seguire, il doppio pedale di Nothing To Bleed, sul quale si innesca una voce cavernosa e virulenta che sembra provenire da un macabro oltretomba ci trascina per i piedi nei gironi più profondi dell’inferno targato Fuming Mouth (ascoltare al minuto 01.52 per credere).

Burning Hand è il brano più dinamico dell’intero album, con i suoi cinque minuti di durata e i suoi ben studiati cambi di tempo, supportati da un’inventiva davvero di primissimo livello; in una scena satura di “già visto e già sentito”, riuscire a costruire qualcosa di speciale e particolare non è mai cosa da poco. Poco dopo la title track spezza idealmente in due questo LP, con un crescendo di fusti che fa da opening alla devastante The Great Equalizer.

Ai più nostalgici, i Fuming Mouth regalano anche un brano introspettivo come Distant Voice (“I tried but I’m gone/You’ll be fine without me/My voice will soon be a memory”), capace di formare un vero ponte con il materiale conclusivo dell’album. Proprio qui fa sfoggio di sé la super sludge Dead Asleep, nella quale fa capolino anche un assolo che riannoda i rapporti decisamente mai celati con il mondo del metal. The Spirit’s Chain conclude questa corsa a perdifiato mostrandoci anche il lato più melodico della band, senza gettare fortunatamente nel dimenticatoio un giganteggiante headbanging finale.

Conclusione

In attesa di futuro nuovo materiale di pari livello o addirittura superiore, possiamo intanto goderci una delle realtà made in U.S.A più interessanti del momento, capace di portarci gli anni ’90 in cuffia, uniti a una ventata di freschezza e cattiveria che solo l’hardcore dell’ultimo decennio poteva darci.

www.facebook.com/fumingmouth

Triple B Records – Giugno 2019

Tracklist:
1. Fatalism
2. Nothing To Bleed
3. Out Of The Shadows
4. Burning Hand
5. The Grand Descent
6. The Great Equalizer
7. Visions Of Purgatory
8. Distant Voice
9. Transfiguration
10.Dead Asleep
11. The Spirit’s Chain
12. Half Life

Band:
Mark – voce, basso
Andrew – chitarra
Cayle – batteria

 

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