Gang of Four + Headtohead @ Traffic Live, Roma – 28 aprile 2018

Stasera al Traffic – unica data italiana – sono di scena i Gang of Four, band formata a Leeds nel 1977.
L’apertura (con oltre mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia) è affidata agli Headtohead, progetto elettronico nato da una costola de I Cani, uno di quei gruppi indie italiani ai quali darei volentieri zappe e vanghe in mano, piuttosto di chitarra, basso e batteria.

Per mia fortuna il sound di questo progetto è decisamente differente da quello della band madre: il duo sul palco miscela synth-electro e pop, con la sessione ritmica affidata per l’occasione ad una drum machine (complice la defezione del batterista “in carne e ossa” per questo concerto). Pur ammettendo di non averli mai ascoltati prima, non trovo la proposta sonora in linea con la serata e, per quanto abbia trovato decisamente valido l’ultima canzone – di cui gradirei conoscere il titolo – suonata, la noia nel sottoscritto prende presto il sopravvento, complice anche una prestazione vocale non all’altezza (come ammesso anche dalla band). Da rivalutare in futuro con la formazione completa e in condizioni ottimali.

È ormai mezzanotte (parentesi, è proprio obbligatorio ostinarsi a fare questi orari? Non sarebbe ora di allinearsi al resto d’Europa?) quando gli inglesi prendono posizione sul palco; il basso in sottofondo martella lo stesso giro, mentre Andy Gill produce feedback continui con la sua chitarra, scaraventandola anche a terra: è l’inizio di “Anthrax”, dal loro primo album “Entertainment!”. Il live set – un’ora abbondante – si divide tra il materiale dei primi due dischi (in prevalenza) e canzoni più recenti, compresi due estratti dal loro ultimo ep “Complicit” (“Lucky” e “Ivanka”).
Il gruppo, rispetto agli album in studio, suona con molto più impatto: la chitarra è molto distorta, ai limiti della cacofonia, mentre il basso è scandito e decisamente in primo piano, caratteristica comune a molti gruppi new wave di quegli anni. Un plauso al fonico per i suoni che è riuscito a dare alla band inglese.
Per il resto, i – pochi – presenti stasera dimostrano di apprezzare molto le canzoni più famose come “Natural’s not in it” o “At home he’s a tourist”, interagendo con il gruppo e incitandolo.

L’unica pecca di questa piacevole serata è dovuta al ridotto numero di presenze; considerando l’esclusività della data per l’Italia, l’importanza storica della band in questione e l’esser di sabato, il risultato è stato di… ottanta persone circa.

Credo non ci sia bisogno di aggiungere altro, chi ha avuto modo di leggere altri miei live report sa benissimo come la penso al riguardo.

Setlist:

Anthrax – Not Great Men – I Parade Myself – What We All Want – Isle of Dogs – Damaged Goods – Natural’s Not In It – I Love a Man in a Uniform – At Home He’s a Tourist – Why Theory? – Lucky – Poverty – Ivanka – He’d Send in the Army

 

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