Glenn Hughes performs Deep Purple a Bologna @ Esatragon. 8 Aprile 2019

from the web: picfromthepit - Pedro Hernandez

Glenn Hughes ritorna in Italia, questa volta per riproporre in musica il periodo trascorso con i Deep Purple. La prima delle due date a Bologna in un affollato Estragon.

Volti divertiti e capelli lunghi, meno folti degli anni che furono, barbe grigie, ma entusiasmo e voglia di rock puro da vendere, come sempre direi.

Glenn Hughes, nato a Cannock (cittadina delle Midlands Occidentali – Inghilterra) il 21 agosto 1952 è stato bassista e voce dei Deep Purple, discograficamente parlando, dal 1974 al 1976. In quel periodo, in cui le formazioni della band britannica distruggevano il muro del suo e venivano denominate con la sigla di Mark III e Mark IV, l’hard rock era sinonimo di vitalità e spregiudicatezza, calore e potenza.

In quei tre anni di musica Hughes partecipa a tre studio album seminali per ogni buon amante del rock duro: ‘Burn‘, 1974, ‘Stormbringer‘, 1974 e ‘Come Taste the Band‘, 1975. Inoltre tre album dal vivo: ‘Live in London‘, ‘Made in Europe‘ e ‘Last Concert in Japan‘. Poi le classiche varie raccolte e raccoltine.

Affiancato da musicisti di incredibile fama, talento, tecnica e immensa bravura, Ritchie Blackmore, Jon Lord, Ian Pace, David Coverdale, Tommy Bolin ha impreziosito la sua spregiudicata carriera diventando immediatamente grande fra i grandi.

Glenn Hughes è un personaggio particolare. Un reale amante della musica, un determinato musicista che vive per la musica e vive con la musica. Davvero una persona unica e un grande uomo di spettacolo, un uomo fantastico che non smette mai di meravigliare chi ascolta i suoi lavori e chi continua ad andare ai suoi concerti da tempo.

Il Concerto

Il concerto bolognese è stato bellissimo, caldo e avvolgente. Hughes arriva sul palco con un tipico look anni settanta. Capelli oltre la spalla un po’ arruffati, basettoni lunghi e folti, camicia a fiori con un magnifico gilèt, pantaloni a zampa e la solita grinta di allora.

Poco meno di due ore di magnifica musica, uno spettacolo coinvolgente che ha catturato l’attenzione e la passione del pubblico che si è divertito fino all’ultima nota, all’ultimo splendido acuto di un performer sempre in forma e sempre ricco di quella vitalità senza fine. Davvero un’energia impressionante, una professionalità, un impeto e un trasporto eccezionale.

Un grande musicista davvero. Da ‘Stormbringer‘, brano che ha aperto il concerto alle nove in punto (…), fino alla conclusiva ‘Burn‘, il sacro fuoco ha continuato ad ardere per tutta la durata dello spettacolo, tra applausi, canti e anche un’ugola intonatissima che con un fantastico acuto di uno spettatore ha attirato l’attenzione meritando l’applauso di Glenn e la nostra ovazione. Le struggenti parole dedicate a Tommy Bolin, il ricordo dei tempi e delle chiacchierate con David Coverdale quando, durante la stesura di quelli che sarebbero poi diventati capolavori, discutevano della bellezza della musica rock che deve colpire al cuore con la sua semplicità ed il suo calore. Che meraviglia.

Ottima la performance della band che ha avuto il duro compito di ‘sostituirsi’ ai Deep Purple di un tempo!!!

Mai smettere di sognare e mai smettere di sentirsi vivi. Il rock ci salverà diceva un amico una volta… ci salverà davvero, o forse siamo già in salvo?

Setlist:
Stormbringer – Might Just Take Your Life – Sail Away – You Fool No One / High Ball Shooter / Drum solo / The Mule – You Keep on Moving – Gettin’ Tighter – Holy Man – Mistreated – Smoke on the Water / Georgia on My Mind – Burn

 

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